Al nostro amico Stefano Anedda, del quale appena pochi giorni fa abbiamo pubblicato un intervento, oggi "L'Unione Sarda" dedica un'intervista a tutta pagina. La riportiamo davvero volentieri, ed invitiamo a leggerla con attenzione: perchè è una testimonianza assai utile di cosa significhi oggi coinvolgere delle giovani generazioni nella lotta politica; perchè è piena di considerazioni fondate ed espresse con equilibrio ma anche con la forza di chi è consapevole e sicuro delle proprie affermazioni; perchè il modo di Stefano di dire le cose,semplice, chiaro ed immediato, è una musica che val la pena ascoltare, in mezzo alla cacofonia del politichese che intasa il confronto politico sardo in qualsivoglia area.
Non pensiamo di poter annoverare tra i nostri lettori i molti geronti, incrollabilmente convinti del proprio essere indispensabili, insostituibili, intramontabili, che affollano gli schieramenti di sinistra e di centrosinistra nella nostra isola (e anche fuori). Non possiamo quindi consigliare loro tanto sana lettura; a quella pagina, ne siamo sicuri, avranno appena concesso uno sguardo stamattina scorrendo l' "Unione" fra il caffè e l'aperitivo. In ben altre cose i loro cervelli sono affaccendati, cosa vuoi che importi ai confezionatori di coalizioni e di liste, agli strateghi delle batracomiomachie consiliari, di un segretario diciannovenne di partito,magari pure il loro, in un paesello di una région désertée dell'interno ? Altre pagine, altre notizie, altre cure, occupano certo le loro alte cure: come far ingoiare a Cagliari la ricandidatura di un presidente della provincia su cui vengono sollevati alcuni dubbi non proprio campati in aria; come ricompattare a Nuoro una coalizione che si è stufata di sostenere un'amministrazione non proprio al top dell'efficienza (senza passare per le primarie, per carità! che poi magari bisogna di nuovo organizzare il cammellaggio); come mettere insieme alleanze contro Berlusconi facendoci stare da una parte la sinistra "radicale", riformista o alternativa che sia, e dall'altra le forze più pure del rinnovamento: sardisti, democristi di destra, movimenti freschi di candidature alle europee insieme a Storace e Santanchè…. Lasciamoli pensare a questo, senza pretendere di poterli disturbare.
Fra i nostri lettori ci sono magari invece alcuni di coloro che – uomini e donne sinceramente di sinistra, perfettamente consapevoli delle inadeguatezze e dei mali della loro e nostra parte – continuano a sostenere il potere dei geronti (e anche di chi è meno vecchio di età ma non lo è di idee e di metodi) perchè… sono "il meno peggio", "l'unica alternativa a Berlusconi", o perchè "tanto non c'è alternativa". A loro, nella cui intelligenza e sensibilità crediamo proprio in quanto uomini di sinistra, diciamo: leggete, meditate e prendete nota, l'alternativa è possibile. Basta saper dire no al momento opportuno, basta smettere di obbedire e di lasciarsi ricattare per cominciare a costruirla.
Circolo GL – SS
L'UNIONE SARDA 28 marzo 2010
Provincia di Cagliari, p. 41
Ha appena diciannove anni, studente universitario,
rappresenta l'approdo della nuova generazione in politica
DIETRO LE QUINTE.
Il segretario-ragazzino del Pd «Calma, alla fine vinceremo»
Stefano Anedda: mi hanno eletto a Orroli all'unanimità I problemi? Ci dobbiamo radicare e litigare meno
DAL NOSTRO INVIATO
PAOLO PAOLINI - ORROLI

Nel paese dei centenari una quarantina di iscritti al partito democratico ha eletto il segretario più giovane d'Italia. Sotto mezzo centimetro scarso di capelli c'è la faccia compìta di Stefano Anedda, lo studente-politico che issa la bandiera del rinnovamento sulle zolle del Sarcidano: «Sono iscritto al primo anno della facoltà di Economia, a Cagliari».
Diciannove anni, figlio di un preside che fu consigliere comunale, ha amato il nuoto e il body building. La politica è una passione che l'ha letteralmente trascinato in cima al Pd conferendogli una prudenza che in altri tempi si sarebbe detta democristiana : «Sono stato eletto all'unanimità».
Con quanti voti? «Una quarantina».
Gli altri candidati si sono ritirati? «Non c'erano. E io non ho avanzato alcuna candidatura: me l'hanno proposta».
Le danno spesso del ragazzino? «Mi presentano come il più giovane iscritto , diciamo che giovane è un aggettivo che ricorre spesso».
Le dà fastidio? «No, lo considero un valore aggiunto che mi consente di stare fuori dalle vecchie logiche in un partito dove sono confluite le culture democristiana e comunista».
La mescolanza delle ceneri dc-pci non le sembra contronatura? «Bisogna prendere le virtù di entrambi e costruire il nuovo partito».
I commenti degli amici? «Ho proposto ad alcuni di loro di avvicinarsi al partito e mi hanno risposto che i tempi non sono maturi».
I genitori? «Sono contenti, purché la politica viaggi in parallelo con gli studi universitari. Per inciso: solo la conoscenza ti dà le basi per affrontare i problemi».
È un argomento di conversazione con le ragazze? «Da evitare».
Perché? «Non viene rilevato come particolarmente interessante».
I ragazzi sono attratti solo dai politici ricchi e famosi tipo Soru e Berlusconi? «Nell'era di Amici questa è l'idea dell'affermazione sociale, soldi uguale riscatto. È una scorciatoia che consente di sognare il successo senza fatica. In questa ottica il politico ricco è quello che ce l'ha fatta».
Perché il Pd non riesce a vincere? «Per ora manca il radicamento, e questo conta».
Solo questo? «Anche le lotte interne hanno un peso, inutile negarlo. Ma è fisiologico. È un partito nuovo, in fase di rodaggio. Alle primarie ho sostenuto Marino, cioè una delle nuove proposte fatte per allargare l'orizzonte di un partito che non può essere solo la somma di ds e margherita».
C'è chi dice che in Sardegna il Pd fa un'opposizione di facciata alla Giunta Cappellacci. «Questa è una domanda cattiva, devo dosare le parole. Secondo me anche nell'Isola si vive in sedicesimo la situazione che c'è a livello nazionale, lotta tra fratelli e cose di quel genere».
Qual è il senso degli stipendi a quattro zeri dei politici regionali? «Di per sé l'indennità non sarebbe scandalosa, il problema è tutto quello che si aggiunge tra gettoni di presenza nelle varie commissioni e biglietti gratis per gli aerei».
Perché Berlusconi vince? «È bravissimo con i fuochi artificiali. In un'Italia che ha sete di tutto le facili promesse danno i loro frutti».
Un motivo per cui gli antiberlusconiani dovrebbero votare Pd e non Idv? «Non basta fare opposizione, ci vuole anche una proposta di governo per il Paese».
Però il Pd perde voti e l'Idv li guadagna. «Forse perché Di Pietro ha un approccio simile a quello di Berlusconi, entrambi guidano partiti che si basano sulla loro figura».
La prima emergenza? «Il degrado culturale, anticamera di quello sociale».
Leader di riferimento? «Io, sono il mio leader di riferimento».
Oltre se stesso? «Non guardo».
Nella vita vorrebbe fare il? «Dirigente pubblico».
In che settore? «C'è una grande mobilità in quel mondo, comunque vorrei fare il dirigente amministrativo».
Cos'è la carriera? «Migliorare la propria condizione partendo da un certo livello, scalare le gerarchie».
Vorrebbe un tetto alle legislature? «È una norma senza significato, da quando la capacità si misura in anni?»
Scommetto che punta sul rinnovamento. «Vista la situazione attuale il cambio è necessario. Non quello anagrafico, ciò che serve sono le idee».
Eutanasia: sì o no? È un tema da prendere con le pinze. Non penso che sia necessaria una legge che disciplini tutte le eventualità. Dovrebbe essere affidato alla scelta delle persone, comunque non può essere tassativamente vietata dalla legge».
L'intervento pro Pdl della Chiesa a una settimana dal voto? «Sono cattolico ma convinto difensore della laicità dello Stato».
Pacs, Dico o equivalenti? Assolutamente d'accordo con la necessità di riconoscere i diritti civili».
ppaolini@unionesarda.it
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