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Appuntamenti Italia / Torino, Giellismo e azionismo Cantieri aperti, 8. edizione

ISTITUTO PIEMONTESE PER LA STORIA DELLA RESISTENZA E DELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA “GIORGIO AGOSTI”

 FONDAZIONE AVVOCATO FAUSTINO DALMAZZO – TORINO

 

GIELLISMO E AZIONISMO

CANTIERI APERTI

8. edizione

dedicata a Giorgio Agosti

3-4-5- maggio 2012

 

 

Giovedì 3 maggio, ore 9

Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà

via del Carmine 13, Torino

Sala conferenze – 2. piano

giovedì 3 maggio, ore 21

Il Circolo dei Lettori

via Bogino 9, Torino

Venerdì 4 maggio – Sabato 5 maggio

Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea “Giorgio Agosti”

Via del Carmine 13, Torino

Sala conferenze – 3. Piano

Tel. 011 4380090

Email stampa@istoreto.it

 

Giovedì 3 maggio, ore 9.00

Sala conferenze Museo Diffuso

 

Introduce

Giovanni De Luna, Università degli Studi di Torino

 

Ricordo di Giorgio Agosti

Paolo Borgna, magistrato e saggista

 

Archivi

 

Presiede

Marco Carassi, Associazione Nazionale Archivistica Italiana.

 

L’Italia civile nelle carte di  Norberto Bobbio

Pietro Polito, Centro studi Piero Gobetti – Archivio Norberto Bobbio

 

Percorsi d’Azione. Giustizia e Libertà tra i “sentieri” di Nuto Revelli

Enrica Caruso e Antonella Artom, Fondazione Nuto Revelli

 

Un primo sondaggio nell’archivio di Carlo Galante Garrone

Luciano Boccalatte, Istoreto

 

Le carte degli azionisti conservate presso l’Archivio del Senato

Francesca Cenni, Università degli studi di Siena – Biblioteca e Archivio storico Piero Calamandrei

 

Il meridionalismo democratico nelle carte di Tommaso Fiore e Michele Cifarelli

Vito Antonio Leuzzi, Ipsaic

 

Carte di Sergio Solmi, capo della Consulenza Legale della Comit, durante il periodo bellico

Guido Montanari e Letizia Cairo, Archivio storico di Intesa Sanpaolo

 

 

Giovedì 3 maggio, ore 15.00

Sala conferenze Museo Diffuso


Tra militanza, letteratura e guerra

 

Presiede

Renato Paparo, Fondazione avvocato Faustino Dalmazzo

 

Otto anni, tre mesi, sei giorni: il carteggio della famiglia Giua nella lunga notte

Nicoletta Nicolini, Università La Sapienza, Roma

 

Leggere Proudhon attraverso la sociologia. Georges Gurvitch come vettore culturale del Diritto sociale in Giustizia e Libertà

Deborah Paci, Università degli studi di Padova

 

Paolo Vittorelli e il nucleo egiziano di Giustizia e Libertà

Emmanuela Carbé, Università degli studi di Pavia

 

Lussu, il Kurhaus e il tentativo di un’incantata diceria

Renzo Ronconi, Genova

 

Le sceneggiature del Cristo si è fermato a Eboli tra cospirazioni inedite e improbabili amori

Elisa Oggero, Université de Franche-Comté, Besançon

 

I quaderni del capitano Toni. Scritti inediti di Antonio Giuriolo (1930-1943)

Renato Camurri, Università degli studi di Verona

 

Silvio Trentin, Fermo Solari, Egidio Meneghetti e il Partito d’azione Veneto

Gianni A. Cisotto, Istrevi

 

Giovanni Enriques e l’Olivetti negli anni di guerra

Sandro Gerbi, Milano

 

 

Giovedì 3 maggio, ore 21

Il Circolo dei lettori


Giorgio Bocca


Presiede

Franzo Grande Stevens, Fondazione Avvocato Faustino Dalmazzo

 

Resistenza, fascismo e antifascismo nella riflessione di Giorgio Bocca

Giovanni De Luna

 

Il giornalista, l’analista della società italiana

Ezio Mauro

 

 

Venerdì 4 maggio, ore 9

Sala conferenze Istoreto

 

Percorsi azionisti dopo il PDA

 

Presiede

Nerio Nesi, Associazione Nazionale Riccardo Lombardi

 

Ada Gobetti e la sua “vita di resistenza”

Jomarie Alano, Cornell Institute for European Studies, Ithaca, New York

 

1946: le donne alle urne. Le conseguenze della fallita politica femminile del Pda

Noemi Crain Merz, Universität Luzern

 

Azionisti dopo il Partito d’azione: il Movimento di azione socialista – Giustizia e Libertà

Daniele Pipitone, Università degli studi di Torino

 

“Ragione e volontà di rinnovamento”. Il Partito d’Azione e gli anni difficili di Trieste

Roberto Spazzali, Irsml Fvg

 

Una passione azionista. Unità popolare e la deuxième gauche francese

Roberto Colozza, Centre d’histoire, Sciences Po Paris, borsa Marie Curie Ief

 

1956. Gli ex azionisti e il “caso” Giolitti

Andrea Ricciardi, Università degli studi di Milano

 

“Il Ponte” e le trasformazioni dell’Italia del boom

Paolo Arfini, Piacenza

 

 

Venerdì 4 maggio, ore 15

Sala conferenze Istoreto

 

Novità editoriali

 

Federalismo

Giovanni Scirocco, Università degli studi di Bergamo, presenta

  • Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, «Empirico» e «Pantagruel». Per un’Europa diversa. Carteggio 1943-1945, a cura di Piero S. Graglia, FrancoAngeli, Milano 2012, collana “Testimoni della Libertà”

 

Piero Graglia, Università degli studi di Milano, presenta

  • Simonetta Michelotti, Ernesto Rossi. Pianificare la libertà. Il dirigismo liberale da Ventotene agli esordi della Repubblica. 1939-1954, Ultima Spiaggia, Ventotene 2011
  • Eugenio Colorni federalista, a cura di Fabio Zucca, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2011
  • Bruno Trentin, La sinistra e la sfida dell’Europa politica, a cura di Sante Cruciani, prefazione di Iginio Ariemma, Ediesse, Roma 2011

 

Resistenza

Claudio Dellavalle, Istoreto, presenta

  • L’ottavo assedio: scritti di Aurelio Verra in Giustizia e Libertà Cuneo 1945-1946, a cura di Marina Verra, Nerosubianco Edizioni, Torino 2011
  • Ruggero Meles, Leopoldo Gasparotto. Alpinista e partigiano, Hoepli, Milano 2011
  • Lorenzo Tibaldo, Il viandante della libertà. Jacopo Lombardini (1892-1945), Claudiana, Torino 2011

 

Chiara Colombini, Istoreto, presenta

  • Nuto Revelli, I conti con il nemico. Scritti di Nuto e su Nuto Revelli, a cura di Luigi Bonanate, Aragno, Torino 2011

 

Esilio

Carlo Verri, Università degli studi di Palermo, presenta

  • Sonia Castro, Egidio Reale tra Italia, Svizzera e Europa, FrancoAngeli, Milano 2011
  • I fratelli Rosselli. L’antifascismo e l’esilio, a cura di Alessandro Giacone e Éric Vial, Italia contemporanea, Carocci, Roma 2011
  •  “Cosa sperare?” Il carteggio tra Andrea Caffi e Nicola Chiaromonte: un dialogo sulla rivoluzione (1932-1955), a cura di Marco Bresciani, prefazione di Michele Battini, Insmli-Esi, Napoli 2012

 

Frank Rosengarten, The City University of New York, presenta

  • Carlo Verri, Tra guerra e rivoluzione. Silvio Trentin e l’antifascismo italiano (1936-1939), in uscita presso XL

 

PERCORSI BIOGRAFICI

Pietro Polito, Comitato scientifico per la pubblicazione dell’epistolario di Aldo Capitini – Fondazione Centro studi A. Capitini, Perugia, presenta

  • I carteggi di Aldo Capitini con Walter Binni, Danilo Dolci, Guido Calogero, Edmondo Marcucci, Norberto Bobbio

 

Luisa Maria Plaisant, Issra Cagliari, presenta

  • Carmen Sechi, Francesco Fancello. Una biografia politica, Lacaita, Mandria-Bari-Roma 2011

 

Stefano Musso, Università di Torino, presentA

  • Pino Ippolito, Azionismo e sindacato. Vita di Antonio Armino, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012

 

 

Sabato 5 maggio, ore 9.00

Sala conferenze Istoreto

 

Gli azionisti e la religione civile degli italiani

 

Introduzione

Giuseppe Ricuperati, Università degli studi di Torino

 

Piero Gobetti

Ersilia Alessandrone Perona, Istoreto

 

Leone Ginzburg

Leonardo Casalino, Université Stendhal-Grenoble 3

 

Piero Calamandrei

Franco Sbarberi, Università degli studi di Torino

 

Ugo La Malfa

Paolo Soddu, Fondazione Luigi Einaudi, Torino

 

Tavola rotonda

Christophe Carraud, “Conférence”

Giovanni De Luna, Università degli studi di Torino

Perfecto Andrés Ibáñez, “Jueces para la Democracia. Informaciòn y debate”

Filippo Maria Paladini, Università degli studi di Torino

Nicola Tranfaglia, Università degli studi di Torino

 

 

Con il contributo di

Ministero per i beni e le Attività Culturali

Associazione Nazionale Riccardo Lombardi, Torino

Biblioteca e Archivio Storico Piero Calamandrei, Montepulciano

Centro Studi Piero Calamandrei, Jesi

Fondazione Giusepep Di Vittorio, Roma

Fondazioen Rosselli, Torino

Fondazione Ugo La Malfa, Roma

Con la collaborazione di

Archivio Storico di intesa Sanpaolo, Milano

Associazione Giustizia e Libertà, Torino

Associazione Giustizia e Libertà, Venezia (Fiap)

Centro Studi Piero Gobetti, Torino

Fiap (Federazione Italiana Associazioni Partigiane)

Fondazione Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei, Roma

Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea (Ipsaic), Bari

Con l’adesione di

Associazzione per studi e ricerche Manlio Rossi-Doria, Roma

Fondazione Bruno Zevi, Roma

Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, Milano

Istituto storico della Resistenza in Toscana (ISrt), Firenze

Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser), Venezia

Delitto Rosselli, documentario su Rai Tre


Vi informiamo che domani, mercoledì 4 luglio, alle 23.45, su RAI TRE, sarà messo in onda il documentario dal titolo ?Il caso Rosselli ? Un delitto di regime?, di Stella Savino e Vania Del Borgo.

Dalla presentazione della trasmissione sul sito di ?Correva l?anno?:

«Parigi, 19 giugno 1937. Un corteo funebre di 150.000 persone accompagna i feretri di Carlo e Nello Rosselli, antifascisti italiani, al cimitero di Pere-Lachaise. Intellettuali della ricca e colta aristocrazia culturale dell?ebraismo italiano i fratelli Rosselli avevano sempre accompagnato l’azione all’elaborazione teorica. I due corpi erano stati ritrovati in un bosco vicino a Bagnoles-de-l’Orne, in Normandia.

La notizia dell’assassinio venne riportato sulle pagine dei principali giornali europei. Artisti e intellettuali in Francia, inclusi André Breton, Pablo Picasso, Fernand Leger e Gaston Gallimard, accusarono Mussolini di essere il mandante dell’assassinio mentre in Italia la stampa di regime attribuì il delitto ad anarchici e comunisti. Le indagini della polizia presero il via grazie alla testimonianza di Hélène Besneux, giovane parrucchiera di Bagnoles.

Ma la vera svolta arrivò dall’Algeria: Jean Bouvyer, uno dei killer, che si era arruolato per sfuggire ai controlli della polizia, si era vantato con un commilitone di aver preso parte al delitto Rosselli. Bouvyer era un militante di estrema destra, membro di un’organizzazione fascista paramilitare meglio conosciuta con il nome di “La Cagoule”, gli incappucciati. La storia della Cagoule è ancora un segreto di stato in Francia. Tra i suoi simpatizzanti, l’allora ventenne François Mitterand, amico d’infanzia di Jean Bouvyer. Apparve subito chiaro che la Cagoule non aveva agito di sua iniziativa: il delitto era maturato all’interno del Ministero degli esteri di Galeazzo Ciano in sinergia con il SIM, il Servizio Informazioni Militari. I processi in Francia e in Italia non hanno portato mai a condanne definitive. Gli assassini e i mandanti non hanno scontato un solo giorno in prigione.

Il documentario, attraverso le vicende dei Rosselli, guarda allo stato di polizia di un’Europa che scivolava inesorabilmente nel suo periodo più cupo. Ad accompagnarci in questo viaggio il figlio di Nello: Alberto Rosselli, ultimogenito, che aveva solo 40 giorni quando suo padre e suo zio furono uccisi. Oggi, a 70 anni di distanza, torna sui luoghi del delitto. E per concludere, come in ogni puntata, il commento di Paolo Mieli.»

Fonte: http://www.correvalanno.rai.it/category/0,1067207,1067048-1073391,00.html

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Appuntamenti / LXX assassinio Rosselli a Grosseto


13 giugno 2007 – ore 18
Biblioteca ISGREC, Via De’ Barberi 61

Presentazione del volume di Mimmo Franzinelli
Il delitto Rosselli. 9 giugno 1937. Anatomia di un omicidio politico
(Mondadori, Milano 2007)

Saranno presenti l?autore e Alberto Rosselli, figlio di Nello Rosselli.
Interverrà Simone Neri Serneri (Università degli Studi di Siena)

Per informazioni:
ISGREC – Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea
Via De’Barberi, 61 – 58100 – Grosseto
tel e fax 0564 415219
www.isgrec.it isgrec.grosseto@yahoo.it
Riferimenti: La notizia sul sito dell’ISGREC

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Appuntamenti / LXX assassinio Rosselli a Roma

70° anniversario dell’omicidio di Carlo e Nello Rosselli
9 giugno 1937 Bagnoles de l’Orne Francia

Associazione Mazziniana Italiana Roma
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Circolo Giustizia e Libertà Roma

invitano a partecipare all’incontro:

PENSIERO E AZIONE DEI FRATELLI ROSSELLI

GIOVEDI’ 14 giugno 2007 – ore 17
CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA
Via San Francesco di Sales, 5 – Roma

ne parlano:
PIETRO AMENDOLA
FRANCESCO GUI
LUCIO VILLARI

intervengono:
SILVIA ROSSELLI
VALDO SPINI
VALERIO ZANONE

coordinano:
Guido Albertelli
Massimo Rendina
Massimo Scioscioli


Riferimenti: Sito web del Circolo Giustizia e Libertà – Roma

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Memoria per l’azione/ Carlo Rosselli 3


Carlo Rosselli, ?Oggi in Spagna, domani in Italia?, discorso pronunciato alla radio di Barcellona il 13 novembre 1936.

Compagni, fratelli, italiani, ascoltate.
Un volontario italiano vi parla dalla Radio di Barcellona per portarvi il saluto delle migliaia di antifascisti italiani esuli che si battono nelle file dell’armata rivoluzionaria.
Una colonna italiana combatte da tre mesi sul fronte di Aragona. Undici morti, venti feriti, la stima dei compagni spagnuoli: ecco la testimonianza del suo sacrificio.
Una seconda colonna italiana. formatasi in questi giorni, difende eroicamente Madrid. In tutti i reparti si trovano volontari italiani, uomini che avendo perduto la libertà nella propria terra, cominciano col riconquistarla in Ispagna, fucile alla mano.
Giornalmente arrivano volontari italiani: dalla Francia, dal Belgio. dalla Svizzera, dalle lontane Americhe.

Dovunque sono comunità italiane, si formano comitati per la Spagna proletaria.Anche dall’Italia oppressa partono volontari.
Nelle nostre file contiamo a decine i compagni che,a prezzo di mille pericoli, hanno varcato clandestinamente la frontiera. Accanto ai veterani dell’antifascismo lottano i Giovanissimi che hanno abbandonato l’università, la fabbrica e perfino la caserma. Hanno disertato la Guerra borghese per partecipare alla guerra rivoluzionaria.

Ascoltate, italiani. E’ un volontario italiano che vi parla dalla Radio di Barcellona. Un secolo fa, l’Italia schiava taceva e fremeva sotto il tallone dell’Austria,del Borbone, dei Savoia,dei preti. Ogni sforzo di liberazione veniva spietatamente represso. Coloro che non erano in prigione, venivano costretti all’esilio. Ma in esilio non rinunciarono alla lotta. Santarosa in Grecia, Garibaldi in America, Mazzini in Inghilterra, Pisacane in Francia, insieme a tanti altri, non potendo più lottare nel paese, lottarono per la libertà degli altri popoli, dimostrando al mondo che gli italiani erano degni di vivere liberi. Da quei sacrifici,da quegli esempi uscì consacrata la causa italiana. Gli italiani riacquistarono fiducia nelle loro forze.

Oggi una nuova tirannia, assai più feroce ed umiliante dell’antica, ci opprime. Non è più lo straniero che domina. Siamo noi che ci siamo lasciati mettere il piede sul collo da una minoranza faziosa, che utilizzando tutte le forze del privilegio tiene in ceppi la classe lavoratrice ed il pensiero italiani.

Ogni sforzo sembra vano contro la massiccia armata dittatoriale. Ma noi non perdiamo la fede. Sappiamo che le dittature passano e che i popoli restano. La Spagna ce ne fornisce la palpitante riprova. Nessuno parla più di de Rivera. Nessuna parlerà più domani di Mussolini. E’ come nel Risorgimento, nell’ epoca più buia, quando quasi nessuno osava sperare, dall’estero vennero l’esempio e l’incitamento, cosi oggi noi siamo convinti che da questo sforzo modesto, ma virile dei volontari italiani, troverà alimento domani una possente volontà di riscatto.

E’ con questa speranza segreta che siamo accorsi in Ispagna. 0ggi qui, domani in Italia.
Fratelli, compagni italiani, ascoltate. E’ un volontario italiano che vi parla dalla Radio di Barcellona.

Non prestate fede alle notizie bugiarde della stampa fascista, che dipinge i rivoluzionari spagnuoli come orde di pazzi sanguinari alla vigilia della sconfitta.

La rivoluzione in Ispagna è trionfante. Penetra ogni giorno di più nel profondo della vita del popolo rinnovando istituiti, raddrizzando secolari ingiustizie. Madrid non è caduta e non cadrà. Quando pareva in procinto di soccombere, una meravigliosa riscossa di popolo arginava l’invasione ed iniziava la controffensiva. Il motto della milizia rivoluzionaria che fino ad ora era “No pasaran” è diventato ” Pasaremos”,cioè non i fascisti, ma noi, i rivoluzionari, passeremo.

La Catalogna, Valencia, tutto il litorale mediterraneo, Bilbao e cento altre città, la zona più ricca, più evoluta e industriosa di Spagna sta solidamente in mano alle forze rivoluzionarie.

Un ordine nuovo è nato, basato sulla libertà e la giustizia sociale. Nelle officine non comanda più il padrone, ma la collettività, attraverso consigli di fabbrica e sindacati. Sui campi non trovate più il salariato costretto ad un estenuante lavoro nell’interesse altrui. Il contadino è padrone della terra che lavora, sotto il controllo dei municipii.Negli uffici,gli impiegati,i tecnici, non obbediscono più a una gerarchia di figli di papà, ma ad una nuova gerarchia fondata sulla capacità e la libera scelta. Obbediscono, o meglio collaborano, perché? nella Spagna rivoluzionaria, e soprattutto nella Catalogna libertaria, le più audaci conquiste sociali si fanno rispettando la personalità dell’uomo e l’autonomia dei gruppi umani.

Comunismo, si, ma libertario. Socializzazione delle grandi industrie e del grande commercio, ma non statolatria: la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio è concepita come mezzo per liberare l’uomo da tutte le schiavitù.

L’esperienza in corso in Ispagna è di straordinario interesse per tutti. Qui, non dittatura, non economia da caserma, non rinnegamento dei valori culturali dell’Occidente, ma conciliazione delle più ardite riforme sociali con la libertà. Non un solo partito che, pretendendosi infallibile, sequestra la rivoluzione su un programma concreto e realista : anarchici, comunisti, socialisti, repubblicani collaborano alla direzione della cosa pubblica,al fronte, nella vita sociale. Quale insegnamento per noi italiani!

Fratelli, compagni italiani, ascoltate. Un volontario italiano vi parla dalla Radio di Barcellona per recarvi il saluto dei volontari italiani. Sull’altra sponda del Mediterraneo un mondo nuovo sta nascendo. E’ la riscossa antifascista che si inizia in Occidente. Dalla Spagna guadagnerà l’Europa. Arriverà innanzi tutto in Italia, cosi vicina alla Spagna per lingua, tradizioni, clima, costumi e tiranni. Arriverà perchè la storia non si ferma, il progresso continua, le dittature sono delle parentesi nella vita dei popoli, quasi una sferza per imporre loro, dopo un periodo d’ inerzia e di abbandono, di riprendere in in mano il loro destino.

Fratelli italiani che vivete nella prigione fascista,io vorrei che voi poteste, per un attimo almeno, tuffarvi nell’ atmosfera inebriante in cui vive da mesi,nonostante tutte le difficoltà, questo popolo meraviglioso. Vorrei che poteste andare nelle officine per vedere con quale entusiasmo si produce per i compagni combattenti;vorrei che poteste percorrere le campagne e leggere sul viso dei contadini la fierezza di questa dignità nuova e soprattutto percorrere il fronte e parlare con i militi volontari. Il fascismo, non potendosi fidare dei soldati che passano in blocco alle nostre file, deve ricorrere ai mercenarii di tutti i colori. Invece, le caserme proletarie brulicano di una folla di giovani reclamanti le armi. Vale più un mese di questa vita,spesa per degli ideali umani,che dieci anni di vegetazione e di falsi miraggi imperiali nell’Italia mussoliniana.

E neppure crederete alla stampa fascista che dipinge la Catalogna,in maggioranza sindacalista anarchica, in preda al terrore e al disordine. L’anarchismo catalano è un socialismo costruttivo sensibile ai problemi di libertà e di cultura. Ogni giorno esso fornisce prove delle sue qualità realistiche. Le riforme vengono compiute con metodo, senza seguire schemi preconcetti e tenendo sempre in conto l’esperienza.
La migliore prova ci è data da Barcellona, dove, nonostante le difficoltà della guerra, la vita continua a svolgersi regolarmente e i servizi pubblici funzionano come e meglio di prima.

Italiani che ascoltate la radio di Barcellona attenzione. I volontari italiani combattenti in Ispagna, nell’interesse, per l’ideale di un popolo intero che lotta per la sua libertà, vi chiedono di impedire che il fascismo prosegua nella sua opera criminale a favore di Franco e dei generali faziosi. Tutti i Giorni areoplani forniti dal fascismo italiano e guidati da aviatori mercenari che disonorano il nostro paese, lanciano bombe contro città inermi, straziando donne e bambini. Tutti i giorni, proiettili italiani costruiti con mani italiane, trasportati da navi italiane, lanciati da cannoni italiani cadono nelle trincee dei lavoratori.

Franco avrebbe già da tempo fallito, se non fosse stato per il possente aiuto fascista.Quale vergogna per gli italiani sapere che il proprio governo,il governo di un popolo che fu un tempo all’avanguardia delle lotte per la libertà,tenta di assassinare la libertà del popolo spagnolo.

Che l’Italia proletaria si risvegli. Che la vergogna cessi. Dalle fabbriche, dai porti italiani non debbono più partire le armi omicide. Dove non sia possibile il boicottaggio aperto, si ricorra al boicottaggio segreto. Il popolo italiano non deve diventare il poliziotto d’Europa.

Fratelli, compagni italiani, un volontario italiano vi parla dalla Radio di Barcellona, in nome di migliaia di combattenti italiani.

Qui si combatte, si muore, ma anche si vince per la libertà e l’emancipazione di tutti i popoli. Aiutate, italiani, la rivoluzione spagnuola. Impedite al fascismo di appoggiare i generali faziosi e fascisti. Raccogliete denari. E se per persecuzioni ripetute o per difficoltà insormontabili, non potete nel vostro centro combattere efficacemente la dittatura, accorrete a rinforzare le colonne dei volontari italiani in Ispagna.

Quanto più presto vincerà la Spagna proletaria, e tanto più presto sorgerà per il popolo italiano il tempo della riscossa.

Fonte: ossimoro.it

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Memoria per l’azione/ Carlo Rosselli 2


Due brevi ma significativi brani permettono di lumeggiare la concezione socialista di Rosselli.

C. Rosselli, ” I miei conti col marxismo “, da: Socialismo Liberale, Einaudi, Torino, 1997, pp. 143-144.

Li vado facendo da parecchi anni sotto la scorta di molti nemici e carabinieri dottrinali, in compagnia di pochi eretici amici. Voglio renderne conto qui prima di tutti a me stesso, poi a quei miei compagni di destino che non credono terminate alle Alpi le frontiere del mondo.

Sarò chiaro, semplice, sincero e, poi che i libri mi mancano, procederò per chiaroscuri senza i famosi “abiti professionali” e i non meno famosi “sussidi di note”. Intanto, chi sono. Sono un socialista. Un socialista che, malgrado sia stato dichiarato morto da un pezzo, sente ancora il sangue circolar nelle arterie e affluire al cervello. Un socialista che non si liquida né con la critica dei vecchi programmi, né col ricordo della sconfitta, né col richiamo alle responsabilità del passato, né con le polemiche sulla guerra combattuta.

Un socialista giovane, di una marca nuova e pericolosa, che ha studiato, sofferto, meditato e qualcosa capito della storia italiana lontana e vicina. E precisamente ha capito.

i Che il socialismo è in primo luogo rivoluzione morale, e in secondo luogo trasformazione materiale.

ii. Che, come tale, si attua sin da oggi nelle coscienze dei migliori, senza bisogno di aspettare il sole dell’avvenire.

iii. Che tra socialismo e marxismo non v’è parentela necessaria.

iv. Che anzi, ai giorni nostri, la filosofia marxista minaccia di compromettere la marcia socialista.

v. Che socialismo senza democrazia è come volere la botte piena (uomini, non servi; coscienze, non numeri; produttori, non prodotti) e la moglie ubriaca (dittatura).

vi. Che il socialismo, in quanto alfiere dinamico della classe più numerosa, misera, oppressa, è l’erede del liberalismo.

vii. Che la libertà, presupposto della vita morale così del singolo come delle collettività, è il più efficace mezzo e l’ultimo fine del socialismo.

viii. Che la socializzazione è un mezzo, sia pure importantissimo.

ix. Che lo spauracchio della rivoluzione sociale violenta spaventa ormai solo i passerotti e gli esercenti, e mena acqua al mulino reazionario.

x. Che il socialismo non si decreta dall’alto, ma si costruisce tutti i giorni dal basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura.

xi. Che ha bisogno di idee poche e chiare, di gente nuova, di amore ai problemi concreti.

xii. Che il nuovo movimento socialista italiano non dovrà esser frutto di appiccicature di partiti e partitelli ormai sepolti, ma organismo nuovo dai piedi al capo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della libertà e del lavoro.

xiii. Che è assurdo imporre a così gigantesco moto di masse una unica filosofia, un unico schema, una sola divisa intellettuale.

Il primo liberalismo ha da attuarsi all’interno.
Le tesi sono tredici. Il tredici porta fortuna. Chi vivrà vedrà.

Nota: “Socialismo senza democrazia significa fatalmente dittatura e dittatura significa uomini servi, numeri e non coscienze, prodotti e non produttori, e significa quindi negare i fini primi del socialismo”.

Carlo Rosselli, “Intervista a L’Italia del Popolo del 30 settembre 1929″, Da: Liberalismo socialista e socialismo liberale, a cura di N. Terracciano, Galzerano, Casalvelino Scalo (Salerno), 1992, pp. 53-54.

Domanda:-… Tra i socialisti giovani tu eri quello che forse più di ogni altro sostenevi la necessità di una profonda revisione delle posizioni teoriche e pratiche del moto socialista. Sei sempre dello stesso avviso?

Risposta: … – Sono convinto più che mai della necessità della revisione, dell’urgenza di un coraggioso esame di coscienza. Durante questi ultimi tre anni di riposo obbligato ho esaminato a fondo tutti i problemi del moto socialista giungendo a conclusioni ancora più radicali, se possibile. Queste conclusioni le ho anzi sviluppate in un breve libro scritto nascostamente al confino: libro che mi propongo presto di pubblicare.

Domanda: – Non potresti riassumere le tesi principali?

Risposta: – Mi riesce difficile, anche perché le questioni affrontate sono numerose e complesse. Se ti interessa posso citarti qualcuna delle tesi che mi paiono significative. Sarò però telegrafico. Dunque io sostengo che il socialismo è in primo luogo rivoluzione morale e in secondo luogo trasformazione materiale. Che come tale può attuarsi fin da oggi nelle coscienze dei migliori, senza bisogno di attendere il sole dell’avvenire. Che tra socialismo e marxismo non v’è parentela necessaria, e anzi, ai giorni nostri, la filosofia marxista minaccia di compromettere la marcia socialista. Che il socialismo senza democrazia è negazione dei fini primi del socialismo. Che il socialismo in quanto alfiere dinamico della classe più numerosa, misera e oppressa, è l’erede del liberalismo. Che la libertà, presupposto della vita morale così del singolo come della collettività, è il più efficace mezzo e l’ultimo fine del socialismo. Che la socializzazione è un mezzo, sia pure importantissimo. Che il socialismo non si decreta dall’alto, ma si conquista e si costruisce dal basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura, attraverso le innumeri, libere, autonome esperienze del moto operaio. Che il nuovo movimento socialista italiano non sarà probabilmente il frutto di appiccicature di vecchi partiti, ma organismo nuovo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della libertà e del lavoro.

Domanda: – … sui rapporti tra socialismo e libertà, davvero il problema più interessante in questo momento.

Risposta: – E costituisce l’argomento essenziale del mio libro. Io sono un socialista liberale. Nella parola libertà si riassume per me tutto il finalismo socialista. Libertà come metodo e come fine. Libertà intesa e realizzata in senso integrale, in tutte le sfere dell’esistenza, e non solo in quella politica e spirituale.

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Memoria per l’azione/ Carlo Rosselli 1


Profilo biografico di Carlo Rosselli

Antifascista militante, teorico del Socialismo liberale, fondatore del movimento ?Giustizia e Libertà?, ucciso con il fratello Nello nel 1937 in Francia su mandato del regime fascista italiano.

Carlo Rosselli ? all?anagrafe Carlo Alberto ? nasce a Roma il 16 novembre 1899 e muore Bagnoles-de-l’Orne il 9 giugno 1937.
Figlio di Joe e di Amelia Pincherle; sposa il 24 luglio 1926 a Genova Marion Catherine Cave; figli: Giovanni Andrea (John, Mirtillino), Amelia (Melina), Andrew (Aghi).

Temperamento appassionato, portato all?azione e insieme fortemente attratto dalla speculazione teorica, sin da giovanissimo Rosselli vive un iter formativo poco lineare. La sua formazione scolastica viene condizionata sia da problemi di salute durante l?adolescenza, sia dalla cesura della guerra. Infatti, dapprima una flebite, che lo obbliga all’immobilità per un lungo periodo, lo costringe a interrompere gli studi ginnasiali per iscriversi al meno impegnativo Istituto tecnico.
Nell?estate del 1917 si arruola, e dopo un primo periodo a La Spezia, il 16 ottobre parte per il corso della Scuola allievi ufficiali di complemento di Caserta, prima nella nona e poi nella sesta Compagnia; nel marzo 1918 termina il corso con il grado di sottotenente e viene aggregato al 2° Reggimento Alpini, battaglione Saluzzo, e inviato in zona di guerra, in Valtellina; verrà congedato nel febbraio del 1920.
In seguito, frequenta l’Istituto superiore di Scienze sociali Cesare Alfieri di Firenze, e dal 1920, conseguito anche il diploma liceale, pur continuando gli studi di economia presso l’Alfieri, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara per poi trasferirsi a quella di Siena.

L?ambiente, gli ideali e l?acceso clima interventista vissuti in famiglia lo conducono da giovanissimo ad avvicinarsi attivamente alla politica. Nel gennaio 1917 fonda a Firenze, insieme al fratello Nello, il giornale per studenti «Noi giovani» sul quale scrive con lo pseudonimo di Civis. Sul primo numero viene pubblicato l’articolo ?Il nostro programma?. Sui numeri seguenti Carlo Rosselli scrive ?Libera Russia? (aprile) e ?Wilson? (maggio).
Dalla primavera del 1920 conosce e frequenta Salvemini, professore del fratello Nello. A dicembre iniziano gli incontri organizzati a casa di Alfredo Niccoli insieme ad altri intellettuali tra cui Nello Niccoli, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Piero Jahier; il gruppo si costituirà nel Circolo di Cultura che espressamente non si definisce con precisi confini politici, ma che anzi sostiene e favorisce il dibattito e la discussione delle più varie correnti di pensiero; ospiti ?relatori? sono Gaetano Salvemini, Riccardo Della Volta, Ludovico Limentani, Arrigo Serpieri, Alessandro Levi. Il Circolo di Cultura – trasferitosi nel 1923 nei locali di Borgo Santi Apostoli 27 con il sostegno economico di Rosselli che potrà attingere alle rendite delle azioni dello Stabilimento minerario del Siele provenienti dall’eredità del padre – si orienterà su posizioni esplicitamente antifasciste; il 31 dicembre del 1924 verrà devastato dai fascisti e chiuso il 5 gennaio 1925 dal Prefetto di Firenze ?per motivi di ordine pubblico?.

Nel gennaio 1921 partecipa al XVII Congresso socialista di Livorno.
Il 4 luglio 1921 si laurea in Scienze politiche presso l’Istituto Cesare Alfieri, con il professor Riccardo Dalla Volta, sostenendo la tesi Il Sindacalismo. Inizia la collaborazione con la rivista socialista di Filippo Turati «Critica sociale» esordendo con la recensione di Lineamenti della crisi sociale di Eugenio Artom.

In occasione del XIX Congresso del PSI del 1 ottobre 1922 in cui la corrente dei riformisti, guidata da Turati, Treves e Matteotti è espulsa, Rosselli si schiera con i fuoriusciti che fondano il Partito socialista unitario (PSU), il cui organo di stampa è «La Giustizia».

Nel dicembre si reca per un breve periodo a Torino dove conosce Piero Gobetti, Luigi Einaudi, Pasquale Jannacone e Achille Loria; è nuovamente a Torino nel febbraio 1923 dove grazie ai Lombroso conosce Gaetano Mosca e ne segue le lezioni all’Università. Inizia anche a collaborare con la rivista «La Rivoluzione Liberale» su cui pubblica ?Per la storia della logica. Economia liberale e movimento operaio? (15 marzo) e ?Contraddizioni liberiste? (24 aprile).

Il 9 luglio 1923 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Siena, discutendo la tesi Prime linee di una teoria economica dei sindacati operai. Recatosi a Genova dopo la laurea, conosce, tramite Salvemini, Attilio Cabiati, professore di Economia politica presso l’Università di Genova, grazie al quale ottiene il posto di assistente di Economia politica all’Università Bocconi di Milano per l’anno accademico 1923-1924. Sempre in luglio pubblica in «Critica Sociale» l’articolo ?Liberalismo socialista? in cui presenta il suo pensiero politico. Da luglio a ottobre 1923 è in Inghilterra dove frequenta la London School of Economics e la Fabian Society e approfondisce gli studi affrontati nella tesi di laurea; conosce tra gli altri Sidney James Webb e la moglie Beatrice, George Douglas Howard Cole (teorici socialisti non marxisti), Richard Henry Tawney (fondatore degli studi inglesi di storia e storiografia economica). Il contatto con gli ambienti politici inglesi, liberali e laburisti, porta Rosselli a sviluppare l’idea di un Socialismo non marxista e non classista, che tratterà diffusamente sulla rivista «Critica Sociale»; per il numero di novembre scrive l’articolo ?Bilancio marxista: la crisi intellettuale del partito socialista? e in dicembre ?Aggiunte e chiose al bilancio marxista?. Tornato dall’Inghilterra si stabilisce a Milano, dove inizia la carriera universitaria. Il nuovo incarico lo avvicina ancor più agli ambienti del socialismo riformista e a diversi uomini politici tra cui Turati, Treves, Modigliani e Matteotti. Incaricato dal PSU e dalla CGIL, tiene anche lezioni all’Università proletaria di Milano. Nel corso dell’anno conosce Marion Cave.

Nel 1924 inizia la collaborazione con la rivista «Riforma sociale» su cui pubblica nel fascicolo di gennaio-febbraio l’articolo ?The Third Winter of Unemployment?, recensione al libro di P.S. King. Il delitto Matteotti spinge il gruppo che fa capo a Salvemini a riconoscere che l’unica via per contrastare il fascismo sia ormai al di fuori dei canali istituzionali e nel giugno 1924 si costituisce una sezione fiorentina dell’associazione combattentistica ?Italia libera?.

A luglio 1924 Rosselli si iscrive al PSU.
Il 15 luglio, riprendendo un articolo già apparso in «Critica Sociale», pubblica ?Liberalismo socialista? in «La Rivoluzione Liberale».
A novembre, appoggiato da Cabiati, è incaricato della docenza di Istituzioni di Economia Politica per l’anno accademico 1924-1925 all’Istituto superiore di Scienze economiche e commerciali di Genova.

Nel gennaio del 1925 esce ? sostenuto finanziariamente da Rosselli e da Salvemini ? il primo numero del giornale clandestino «Non mollare», che prende nome da uno slogan lanciato dal fratello Nello. A giugno Salvemini viene arrestato per la collaborazione al «Non mollare»; dopo l’udienza del 13 luglio gli è concessa la libertà provvisoria ed egli passa una notte in casa Rosselli prima di partire per il suo esilio in Francia; la sua presenza, segnalata da un delatore, provoca la reazione fascista con la devastazione della casa di via Giusti. Il foglio verrà stampato sino alla ?strage di San Bartolomeo? di ottobre in cui vengono uccisi gli antifascisti Pilati, Consolo e Becciolini, e perseguitati molti altri tra i collaboratori del giornale.

Nello stesso anno Cabiati e Ortu Carboni, preside di Facoltà all’Istituto superiore di Scienze economiche e commerciali di Genova, gli rinnovano l’incarico di docente per l’anno accademico 1925-1926 nei corsi di Economia Politica e Storia delle Dottrine Economiche.

Il 27 marzo 1926 esce a Milano il primo numero della rivista «Il Quarto Stato» fondata e diretta da Pietro Nenni e Rosselli (firmavano gli editoriali ?Noi?), che sopravviverà sino all’approvazione delle leggi ?per la difesa dello Stato? che portano alla soppressione della stampa antifascista (l’ultimo numero è del 30 ottobre 1926). Nei primi numeri Rosselli analizza l’insuccesso della politica socialista con gli articoli ?Autocritica? (3 aprile) e ?Autocritica, non demolizione? (1 maggio).
Nella primavera del 1926, a Genova, nell’ambito della campagna contro gli insegnanti ostili al regime, inizia una persecuzione nei confronti di Rosselli, divenuto un punto di riferimento per gli antifascisti genovesi, per ottenerne l’allontanamento dall’Ateneo genovese; il 28 aprile per ordine della segreteria del fascio genovese Rosselli subisce un’aggressione da parte degli squadristi Vittorio Poggi, Nino Rocca e Gioele Italiani; il 4 maggio il giornale «Il Littorio» pubblica una lettera aperta contro Rosselli, che a luglio decide di lasciare l’insegnamento. Il 24 luglio a Genova sposa Marion Cave e in ottobre si trasferisce a Milano, in via Borghetto 5.

Durante il congresso del PSLI, che si riunisce clandestinamente a Milano il 21 e il 22 ottobre 1926, Rosselli, Giuseppe Saragat e Claudio Treves sono confermati alla dirigenza del partito.

Dal novembre 1926 il gruppo socialista di Milano inizia a organizzare l’espatrio clandestino degli oppositori al regime. Rosselli, con Riccardo Bauer e Ferruccio Parri, coordina e prepara tra le altre anche la fuga di Giuseppe Saragat, Claudio Treves e Pietro Nenni, in novembre, e di Alessandro Pertini e Giuseppe Turati in dicembre. Nella notte dell’11 dicembre, sul motoscafo condotto da Italo Oxilia, Rosselli parte da Savona per approdare in Corsica con Filippo Turati, Alessandro Pertini, Ferruccio Parri. Il 13, mentre Turati e Pertini lasciano l’isola diretti a Nizza, ritorna con Parri in Italia. Dopo lo sbarco, la mattina del 14, sono arrestati e condotti al carcere del forte di Massa e quindi nel carcere di Carrara. Carlo è in seguito trasferito nel carcere di Como – con Riccardo Bauer, Carlo Silvestri e Giovanni Ansaldo – dove rimarrà sino al maggio 1927. Il 15 dicembre 1926 la Commissione provinciale di Milano delibera il provvedimento di confino per 5 anni nei suoi confronti.

A giugno 1927 inizia il suo soggiorno a Ustica insieme a Parri e Bauer. Nel trasferimento verso il confino, di passaggio da Firenze, ottiene dal carabiniere di scorta di passare da casa in via Giusti. Durante la permanenza a Ustica è formalmente accusato di complicità nella fuga di Turati, imputazione per la quale verrà trasferito a Savona per il processo, che inizia il 9 settembre. Assume la difesa di Rosselli l’avvocato Erizzo di Genova il cui dibattimento, fondato sulle idee di giustizia e libertà, trasforma il processo in una pubblica accusa al regime e conduce al riconoscimento di una ?motivazione morale? per la fuga di Turati indirizzando la giuria verso un risultato più ?mite? del previsto. Il 13 viene pronunciata la sentenza: Rosselli è condannato a 10 mesi di arresto per contravvenzione alle leggi di pubblica sicurezza; dovrà scontare ancora 40 giorni di carcere e quindi i 5 anni di confino a Lipari, comminati dalla Commissione di Polizia.

A fine dicembre arriva a Lipari; durante il confino scrive Socialismo liberale che sarà pubblicato a Parigi nel 1930. L’8 gennaio 1928 è raggiunto a Lipari dalla moglie Marion con il figlio John; la madre proveniente da Ustica, dov’è confinato l’altro figlio Nello, si unirà a loro intorno al 18.
Iniziano i tentativi di fuga da Lipari: il 17 novembre 1928, con Gioacchino Dolci, Fausto Nitti e Emilio Lussu, ma le pessime condizioni del mare li costringono a desistere; il 23 giugno 1929 progetta un nuovo tentativo di fuga, ma solo il 27 luglio, con Francesco Fausto Nitti e Emilio Lussu, riesce a fuggire diretto in Francia a bordo di un motoscafo guidato da Italo Oxilia. L’impresa, organizzata da Alberto Tarchiani e Gioacchino Dolci (a sua volta confinato a Lipari sino al 4 dicembre 1928) consente a Rosselli di raggiungere la Tunisia e quindi Marsiglia e Parigi, dove giunge il 1 agosto.
La moglie Marion e il fratello Nello sono arrestati nei rispettivi luoghi di villeggiatura, Courmayeur e Fiuggi, con l’accusa di complicità nella fuga di Rosselli. Marion, arrestata il 31 luglio, è condotta nel carcere di Aosta, ma in considerazione delle sue condizioni – è incinta e ha con sé un bambino piccolo – le è consentito di alloggiare in albergo con il piccolo John; grazie alle campagne di protesta organizzate dagli esuli a Parigi e tramite la testata inglese «Daily News», compare davanti alla Commissione per il confino il 12 agosto e il 15 viene liberata per ordine di Mussolini e può raggiungere il marito a Parigi.

Già nell’agosto nasce a Parigi il movimento Giustizia e Libertà per iniziativa di Rosselli e di altri fuoriusciti, tra cui Gaetano Salvemini, Alberto Tarchiani, Alberto Cianca, Cipriano Facchinetti, Emilio Lussu, Francesco Fausto Nitti, Raffaele Rossetti, Vincenzo Nitti, Gioacchino Dolci. Il primo comitato centrale estero è composto da Rosselli, Tarchiani e Lussu, mentre in Italia Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e Francesco Facello, che mantengono il collegamento con il gruppo di Parigi, riescono a coordinare l’attività di vari gruppi diffusi soprattutto nelle grandi città del Nord con epicentro a Milano.

A novembre esce il primo numero del bollettino mensile «Giustizia e Libertà, movimento rivoluzionario antifascista», con il ?Primo programma di Giustizia e Libertà? e l’articolo di Rosselli ?Non vinceremo in un giorno, ma vinceremo?.

L’11 luglio 1930, con Tarchiani e Bassanesi organizza un volo propagandistico con lancio di volantini su Milano, partendo dal Canton Ticino; per violazione dello spazio aereo svizzero il 18 novembre viene processato a Lugano; nel collegio di difesa anche gli avvocati Giovan Battista Rusca e Vincent Moro-Giafferi. La Corte assolve gli imputati ma il Governo svizzero, nonostante la sentenza, li espelle dal paese, su pressione del governo italiano. Contro il decreto di espulsione Tarchiani e Rosselli scrivono su «Libera Stampa» del 2 dicembre una ?Lettera aperta all’onorevole Motta? (ministro degli Esteri svizzero). Ancora in dicembre scrive ?Il caso Belloni e il regime dei podestà? in «Giustizia e Libertà».

Nel 1930 a Parigi pubblica Socialisme Libéral. Testo teorico del movimento Giustizia e libertà, era stato scritto a Lipari nel 1928-1929 e portato all’estero dalla moglie Marion. La prima edizione, che Carlo rivede con l’aiuto di Nello, è tradotta in francese da Stefan Priacel. L’edizione italiana, tradotta dal francese da Leone Bordone e rivista da Aldo Garosci, è pubblicato nel 1945 per i tipi di Edizioni U. L’edizione del 1973 per i tipi di Einaudi, con introduzione di Norberto Bobbio, è a cura del figlio John Rosselli.

A marzo 1931 scrive l’articolo ?Agli operai? in «Giustizia e Libertà».
In seguito alla proclamazione della repubblica in Spagna, nell’aprile del 1931 con Tarchiani e Bassanesi, e in maggio con Tarchiani, compie i primi viaggi a Barcellona e Madrid per cercare contatti. Nel novembre dello stesso anno fallisce un secondo volo sull’Italia progettato da Bassanesi, Carlo Rosselli e Tarchiani con partenza da Costanza in Germania. I tre sono arrestati e in seguito espulsi dalla Germania.

A novembre si conclude l’accordo fra Giustizia e libertà e la Concentrazione antifascista: il movimento di Rosselli aderendo all’organizzazione rinuncia all’autonomia operativa all’estero ed è riconsciuto come rappresentante della Concentrazione in Italia.

Sempre nel 1931 in «Almanacco socialista» pubblica ?Fuga in quattro tempi?, con il racconto della fuga da Lipari del 1929.
A gennaio del 1932 inizia la pubblicazione dei «Quaderni di Giustizia e Libertà» di cui usciranno dodici numeri dal gennaio 1932 al gennaio 1935. Sul primo numero vengono pubblicati ?Schema di programma rivoluzionario?, manifesto del movimento scritto in occasione dell’accordo con la Concentrazione, e due articoli di Rosselli: ?Risposta a Giorgio Amendola? e ?Liberalismo rivoluzionario?.

Nel numero di «Quaderni di Giustizia e Libertà» di giugno 1932 Rosselli, con l’articolo ?Filippo Turati e il socialismo italiano?, ricorda il leader socialista morto a marzo.
Sempre a giugno Rosselli, Cianca, Lussu, e Tarchiani rispondono con una ?Lettera al presidente del Tribunale speciale? in «Giustizia e Libertà» alle accuse di implicazione del movimento di Giustizia e Libertà nell’attentato a Mussolini emerse durante il processo a Angelo Sbardellotto.
Nel 1933 Rosselli ricorda in «La Libertà» del 15 giugno Claudio Treves, morto l’11.

In occasione del congresso del Partito socialista francese di Parigi del 14 giugno 1933 Rosselli commenta gli orientamenti della nuova formazione dei neo-socialisti dalle pagine di «Giustizia e Libertà».
Scrive ?La guerra che torna? in «Quaderni di Giustizia e Libertà» del novembre 1933 ritornando sul tema dell’ascesa dei sistemi fascisti europei, dopo la presa del potere da parte di Hitler.

In seguito allo scioglimento della Concentrazione antifascista nel maggio 1934 scrive ?La fine della Concentrazione? in «Giustizia e Libertà» del 18 maggio. Pubblica ?Pericolose illusioni?, nel numero del 15 giugno 1934 «Giustizia e Libertà», ?Amnistia?!? nel numero del 28 settembre, ?L’insurrezione è schiacciata. Ma la rivoluzione avanza?, sulla insurrezione delle Asturie, nel numero del 2 novembre, e, in occasione del primo Congresso universale del fascismo di Montreux, ?L’universalismo fascista a Montreux? nel numero del 21 dicembre. Per il decennale della morte di Matteotti Rosselli ricorda il deputato socialista nell’articolo ?Eroe tutto prosa? in «Almanacco socialista».

Nello stesso anno Rosselli e la famiglia traslocano in rue Notre-Dame des Champs 79 a Parigi.
Sul numero di «Giustizia e Libertà» del 18 gennaio 1935 scrive ?La lezione della Sarre. Fronte tedesco 447.000 voti. Fronte della Libertà 46.000 voti?. Iniziata la mobilitazione in Italia per l’Africa orientale, espone la posizione del suo movimento in merito alla questione abissina in ?Disfattismo integrale o il vero patriottismo? sul numero di «Giustizia e Libertà» del 22 febbraio, e ?Perché siamo contro la guerra d’Africa?, che esce sul numero dell’8 marzo.

In occasione del primo congresso di Giustizia e Libertà di Parigi dell’11 settembre 1935, sul numero del 20 settembre di «Giustizia e Libertà» viene pubblicato il ?Manifesto agli Italiani? (scritto da Rosselli e Umberto Calosso) e l’articolo di Rosselli ?Che cosa è stato il convegno di Giustizia e libertà?.

Nell’ottobre 1935 commenta l’invasione militare italiana in Etiopia su «Giustizia e Libertà» negli articoli ?Il salto nell’abisso?, ?La nostra sanzione?, ?Il Congresso contro la guerra?; continuerà l’analisi della questione africana nei quattro articoli intitolati ?Realtà di oggi e prospettive di domani? su «Giustizia e Libertà» del gennaio 1936, e ancora in marzo e aprile, a commento delle operazioni italiane in Etiopia, scriverà ?Il dramma della coscienza europea? (6 marzo), ?Dal conflitto italo-etiopico alla crisi europea? (20 marzo), ?Eroismo assoluto? (3 aprile), ?Realismo? (10 aprile), ?Realismo ancora? (15 maggio).

Nel marzo 1936 fallisce il tentativo di Carlo Zanatta di uccidere Rosselli.
A luglio del 1936 inizia la guerra civile spagnola. Rosselli raccoglie fondi e armi e mobilita le forze antifasciste organizzando una spedizione in aiuto dei repubblicani spagnoli. Il 16 agosto varca il confine spagnolo e giunge a Barcellona. Con atto costitutivo firmato il 17 agosto da Rosselli, Mario Angeloni, Umberto Calosso e Camillo Berneri, prende vita la ?Colonna italiana?, formazione di circa centocinquanta antifascisti italiani di ogni fede politica, impiegata sul fronte d’Aragona. Il comando militare della Colonna è affidato ad Angeloni e a Rosselli. Il 28 agosto nella battaglia di Monte Pelato i franchisti vengono respinti ma si registrano molti caduti fra gli italiani, fra i quali Angeloni, mentre Rosselli viene ferito. Recatosi poi a Parigi per cercare finanziamenti, torna in Spagna nel novembre.
Il 13 novembre, nella sua rubrica a Radio Barcellona, lancia il famoso ?Oggi in Spagna, domani in Italia!?, destinato a diventare la parola d’ordine dei combattenti antifascisti; l’intervento sarà poi pubblicato in «Giustizia e Libertà» del 27 novembre; dopo la ?vittoria mancata? di Almudévar del 20 novembre, inizia una crisi interna al gruppo che culmina il 16 dicembre quando il leader di Giustizia e libertà viene messo in minoranza dai rappresentanti anarchici della colonna. Il riacutizzarsi di una flebite lo bloccherà per tutto dicembre e lo costringerà a rientrare a Parigi il 7 gennaio 1937.

Sul numero del 19 marzo 1937 di «Giustizia e Libertà» Rosselli sviluppa la propria riflessione ideologica sull’evoluzione del movimento pubblicando il primo di una serie di articoli dedicati a ?L’unificazione politica del proletariato italiano?.

In occasione della vittoria delle Brigate internazionali a Guadalajara del marzo scrive ?Per una Guadalajara in terra italiana? in «Giustizia e Libertà» del 23 aprile e ?Dopo le giornate di Barcellona?, in ricordo dell’anarchico Camillo Berneri ucciso a Barcellona, sul numero del 14 maggio.

Il 17 maggio 1937 Rosselli si reca, insieme alla moglie, in convalescenza a Bagnoles-de-l’Orne, dove il 5 giugno li raggiunge il fratello Nello; lì il 9 giugno Nello e Carlo vengono assassinati dal gruppo filofascista della Cagoule, su mandato del regime italiano; i loro corpi saranno trovati l’11 giugno. Il 19 giugno si celebrano a Parigi i funerali solenni dei fratelli Rosselli, che verranno sepolti al cimitero Père-Lachaise; la cerimonia è seguita con larga partecipazione non solo dai fuoriusciti italiani, ma anche da tutti i partiti e gruppi antifascisti e dalla folla parigina.
Il 29 gennaio 1945 inizia il processo per l’assassinio dei fratelli Rosselli presso l’Alta Corte di Roma; Amelia, Marion e Maria Rosselli si costituiscono parte civile e nominano avvocati difensori Piero Calamandrei e Alberto Carocci, e procuratori Alberto Cianca ed Emilio Lussu. A conclusione del processo, il 12 marzo viene pronunciata la sentenza di condanna a morte per Filippo Anfuso, all’ergastolo per il generale Mario Roatta (evaso pochi giorni prima della sentenza) e i colonnelli Emanuele e Navale, a 24 anni di reclusione per Jacomoni e Suvich.

Il 29 aprile 1951, in occasione del ritorno delle salme di Carlo e Nello Rosselli da Parigi a Firenze per essere tumulate nel cimitero di Trespiano, si svoge a Palazzo Vecchio una solenne commemorazione dei due fratelli; Salvemini tiene il discorso commemorativo alla presenza del presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

Biografia a cura di V. Mosca e C. Ceresa

Fonti:

Archivio Famiglia Rosselli;

Aldo Garosci, Vita di Carlo Rosselli, 2 vol., Vallecchi, Firenze 1973;

I Rosselli. Epistolario familiare 1914-1937, a cura di Zeffiro Ciuffoletti, Mondadori, Milano 1997;

Carlo Rosselli, Socialismo liberale. Introduzione e saggi critici di Norberto Bobbio, a cura di John Rosselli, Einaudi, Torino 1997;

Politica e affetti familiari. Lettere dei Rosselli ai Ferrero (1917-1943), a cura di Marina Calloni e Lorella Cedroni, Feltrinelli, Milano 1997;

Giuseppe Fiori, Casa Rosselli, Einaudi, Torino 1999;

Amelia Rosselli, Memorie, a cura di Marina Calloni, Il Mulino, Bologna 2001;

Lessico familiare. Vita, cultura e politica della famiglia Rosselli all?insegna della libertà, Catalogo a cura di Zeffiro Ciuffoletti e Gian Luca Corradi, Edimond, Città di Castello 2002;

Un?altra Italia nell?Italia del fascismo. Carlo e Nello Rosselli nella documentazione dell?Archivio Centarle dello Stato, Catalogo a cura di Marina Giannetto, Edimond, Città di Castello 2002;

Politica, valori, idealità. Carlo e Nello Rosselli maestri dell’Italia civile, a cura di Lauro Rossi, Carocci, Roma 2003.

Fonte: Archivio Rosselli presso la Fondazione Rosselli

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Appuntamenti/ Rosselli e Berneri, un’eredità viva per rifondare la sinistra


A 70 dall’assassinio di Berneri e dei Rosselli, il Circolo “Giustizia e Libertà” di Sassari (aderente alla Federazione nazionale dei Circoli GL) organizza l’incontro-dibattito dal titolo:

“Rosselli e Berneri,
un’eredità viva per rifondare la sinistra”

Programma:

Aldo Borghesi [Circolo GL di Sassari] — “Di aver fatto la notte su quelle due fronti”. Carlo e Nello Rosselli dal “Non mollare” a Bagnoles de l’Orne.

Peppe Manias [Biblioteca Gramsciana Gonnosnò - Nur] — Camillo Berneri fra Gramsci e Rosselli.

Coordina:

Simone Sechi [Vicepresidente ISSRA]

Nel corso dell’incontro:

Salvo Zedda presenterà il nuovo sito del Circolo Giustizia e Libertà

Verranno letti documenti e liriche, a cura di Lella Cucca e degli studenti del Laboratorio teatrale dell’Istituto d’Arte “Filippo Figari” (Cristiana Luzzu, Federico Menego, Monica Pilo, Fabiana Pinna, Marcella Razzu)

Interventi musicali di Graziano Melis.

Appuntamento alla:

Saletta della Libreria Odradek
Sassari, via Torre Tonda 25
venerdì 8 giugno 2007, ore 17

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Parigi, 22 maggio 1937: Rosselli commemora Gramsci


Due climi politici: due tipi di umanità

Gramsci e Mussolini: che opposizione fra i due. Non soltanto di destino e di fede politica, ma di clima morale. Sono due mondi che si confrontano, due concezioni antitetiche della vita e dell?uomo.

L?uno, superficiale, turbolento, irrazionale, improvvisatore, demagogo, avventuriero, traditore dell?ideale della sua gioventù, trionfante sulle piazze politiche, con tutta un?armata di poliziotti destinata a salvarlo dall?odio del popolo.

L?altro, profondo, riservato, razionale, severo, nemico della retorica e di ogni opportunismo, fedele alla classe operaia nella buona come nella cattiva sorte, agonizzante in una cella circondato da un?armata di poliziotti che devono sottrarlo al ricordo, all?amore del popolo.

Per l?uno, niente ha valore come il successo, niente conta come la forza. Puché si arrivi al vertice del potere, purché si domini, tutte le strade sono buone. Le idee, i principi, gli uomini, non sono che elementi per l?affermazione del proprio ego, degli strumenti per la carriera individuale.

Per l?altro, al contrario, non c?è niente che valga la coerenza, la fedeltà a un ideale, a una causa che egli vive con tutto sé stesso, indipendentemente dalla carriera, dall?interesse per la propria persona; tutto in lui è ispirato a questo universalismo, questo distacco che è proprio degli esseri superiori, per i quali il sociale prevale sull?individuale, l?altruismo e l?umano sull?egoismo e la belva.

L?ideale si serve; non ci si serve dell?ideale. E, se necessario, si muore, con la semplicità di un Gramsci, piuttosto che continuare a vivere perdendo la ragione del vivere.

Chi dei due vincerà?

Non c?è che da volgersi alla storia, alla vostra storia francese. Le dittature passano, i popoli restano. La libertà finisce sempre per trionfare.

Centinaia, migliaia di giovani, formati alla scuola di Gramsci, Gobetti, Matteotti, riempiono oggi le prigioni e le isole d?Italia. Un?opposizione nuova, un?Italia nuova sta sostituendosi, silenziosamente, alla vecchia.

Ciò che impressiona è la sua semplicità, la sua calma. Giovani, soprattutto operai, intellettuali partecipano alla lotta clandestina sapendo che un giorno la polizia verrà e li trascinerà, dopo uno, due, tre anni di isolamento, davanti al tribunale speciale. Là, in segreto, saranno condannati a 10, 20, 30 anni di prigione. Nessuno parlerà di loro. Spariranno nel baratro, entreranno nella grande legione dei precursori.

In prigione, studieranno, divideranno fraternamente quel poco di viveri che l?amministrazione ammette. Quando usciranno, rincominceranno. Qualche giorno fa, il tribunale speciale ha condannato per la seconda volta un giovane compagno di nome Scala. Era stato arrestato una prima volta da studente, con altri studenti, e condannato a cinque anni. Questa volta è stato condannato a dodici anni. E con lui c?erano degli operai. Il legame storico fra proletariato e ?intellighentzia? si è realizzato.

È questa nuova opposizione, questa nuova Italia che vincerà finalmente il fascismo, che vi chiediamo di conoscere, di difendere, compagni Francesi.

Lotta non soltanto per la libertà dell?Italia, lotta per la libertà e la pace nel mondo.

Muore in prigione e muore, armi alla mano, in Spagna.

Ma vivrà domani, vincerà domani, quando, sulle rovine del fascismo, sorgerà il mondo nuovo sognato da Gramsci.

[Meno di venti giorni dopo questo discorso, Rosselli sarà assassinato da un commando di fascisti francesi, su mandato del regime mussoliniano]

[Traduzione dal francese a cura del Circolo ?Giustizia e Libertà? di Sassari; tratto da: Carlo Rosselli, Scritti dell'esilio II. Dalla Concentrazione antifascista alla guerra di Spagna (1934-1937), a cura di C. Casucci, Einaudi, Torino, 1992, pp. 543-545]

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Fascismo assassino: Carlo e Nello Rosselli a 70 anni dalla morte


I pericolosi Rosselli. Carlo e Nello Rosselli sett’antanni fa venivano uccisi in Francia, di Lucio Villari – La Repubblica, 11 aprile 2007.
L´anno 1937 si apriva sullo scenario europeo di una guerra civile che, a cinque mesi dal suo inizio, di giorno in giorno appariva come il dissidio tra due civiltà: la guerra di Spagna. In molti, tra gli esuli antifascisti italiani, avevano fatto la loro scelta di campo, e «tutto nell´animo e nella volontà di Carlo Rosselli lo disponeva all´intervento in questa guerra». Così Aldo Garosci nel 1967, a trenta anni dell´assassinio di Rosselli, rievocava l´ultimo impegno politico del fondatore di «Giustizia e Libertà», il movimento che fu un alto e democratico rifiuto del regime, dell´ideologia, della violenza del fascismo e rappresentò la negazione, implacabile e anche irridente, della figura di Mussolini.

La Spagna democratica e repubblicana, dunque, aggredita dalla «controrivoluzione». La «Spagna feudale e borghese» in lotta contro la «Spagna moderna e proletaria» (erano questi i termini, secondo Rosselli, dello scontro in atto in quel paese) era, in controluce, l´Italia del fascismo contro l´Italia della libertà. Carlo Rosselli pagherà con la vita questa simmetria e la scelta di combattere in Spagna in attesa di farlo in Italia («La rivoluzione spagnola è la nostra rivoluzione; la guerra civile del proletariato di Spagna è guerra di tutto l´antifascismo», aveva scritto il 31 luglio 1936, nei primi giorni del golpe di Franco).

Pagherà per l´intransigenza antifascista allo stesso modo di Antonio Gramsci, consumato da nove anni di carcere. Furono i due ultimi rappresentanti, nel tempo dell´Italia imperiale e del diffuso consenso al duce, di una opposizione particolare, della élite di una Italia ideale che il fascismo non poteva tollerare oltre perché si trattava di avversari veri, non di semplici, anonimi nemici. Appartenevano infatti alla schiera sottile dei conoscitori del fascismo «reale», di coloro che avevano capito le ragioni storiche del suo potere e della sua menzogna politica.

Altri tre uomini avevano, come loro, combattuto il fascismo agli esordi con la forza delle idee e con gli strumenti della legalità costituzionale, dei diritti dei cittadini e di una cultura europea: Giovanni Amendola, Giacomo Matteotti, Piero Gobetti. Erano finiti sotto i colpi del nemico. L´Italia risorgimentale, l´Italia del socialismo democratico, l´Italia liberale che risorge nel proletariato moderno: questo avevano significato, in una dimensione strettamente politica, i loro nomi, e questo si mutava ora, un decennio dopo, nel pensiero e nell´azione di Carlo Rosselli come nelle parole scritte nei Quaderni del carcere di Gramsci.

La partecipazione personale di Rosselli alla difesa della Spagna repubblicana voleva essere il segnale di un fronte nuovo nella guerra che la democrazia internazionale si apprestava a combattere contro il fascismo internazionale: «I profeti non sono più disarmati – aveva scritto Carlo il l5 gennaio 1937 dal fronte spagnolo sul giornale Giustizia e Libertà -. E i discendenti dei profeti, col fucile in mano, hanno acquistato una coscienza nuova».

Probabilmente a Carlo Rosselli importava poco sapere che i servizi di sicurezza italiani, Mussolini, Galeazzo Ciano (dal 1936 ministro degli esteri), l´Ovra e le spie infiltrate tra gli esuli antifascisti, seguivano non soltanto i suoi comportamenti e i movimenti «col fucile in mano», ma anche, e con molta preoccupazione, le idee, gli articoli, gli scritti di economia e di analisi politica e l´impianto teorico del suo «socialismo liberale»: la «terza via» tra socialdemocrazia e comunismo che egli stava elaborando da tempo.

Nel 1930 era apparso a Parigi il suo libro Socialismo liberale dal quale era facile capire la serietà e le finalità di un preciso percorso ideologico e politico. I due termini scompaginavano infatti il tradizionale quadro politico dell´antifascismo perché mettevano in moto e in campo, insieme alla critica del sistema capitalistico, forze inedite e avversari potenziali all´interno della borghesia e della stessa classe operaia.
Dunque, l´uomo andava attentamente sorvegliato.

Sotto attenzione era anche, in Italia, il fratello Nello, studioso del Risorgimento, di Mazzini, di Pisacane, di Giuseppe Montanelli, allievo di un odiato Gaetano Salvemini. Nello era rimasto in Italia a studiare, ma con sentimenti e idee altrettanto antifasciste di quelle di Carlo. Scalpitava («Tutto va a rotoli:- scriveva nel 1934 a Leone Ginzburg – dall´Europa agli affari privati. Il cerchio delle persone che puoi rispettare diventa sempre più minuscolo…») ed era infastidito del controllo, diretto o indiretto, politico e universitario, di Gioacchino Volpe, storico fascista e duttile uomo di regime, anche se non con lo spirito da inquisitore. Il pensiero di Nello, agli inizi degli anni ?30 era costantemente altrove, soprattutto a Parigi. Nello era vicino ai compagni di «Giustizia e Libertà», e l´affetto e le preoccupazioni per il fratello erano aumentate con lo scoppio della guerra di Spagna. Aveva comunque la possibilità di un passaporto per viaggi saltuari di studio all´estero, e nell´ultimo di questi in Francia fu accomunato a Carlo, trafitto da numerose pugnalate, nella tragedia del 9 giugno 1937. «Quando fu assassinato con suo fratello – scrisse Salvemini nel 1938 – Nello gli faceva una delle sue visite furtive di pochi giorni. Si era allontanato da Firenze da una settimana e faceva conto di ritornarvi entro pochi giorni. Carlo, e non Nello, era stato condannato a morte da Mussolini».

Dunque, sorveglianza assoluta, soprattutto nei confronti di Carlo. Il documento che qui sopra riproduciamo fa vedere bene il lavoro dell´infiltrato all´interno della «sigla»(era GL, Giustizia e Libertà). L´informatore riferisce di una riunione parigina il 2 maggio 1936. I primi nomi dei presenti sono quelli, appunto, di Carlo Rosselli, Aldo Garosci, Franco Venturi per finire con Max Ascoli. Accanto ai nomi i numeri in codice per i cifrari del servizio segreto. L´attenzione dell´informatore era rivolta esclusivamente a quel che diceva e pensava Carlo. Certamente questi erano gli ordini del Sim (Servizio informazioni militari, cioè il controspionaggio) e degli esponenti massimi del regime, con in testa Ciano.

I tempi per agire erano ormai maturi. «Il maggior pericolo viene da Rosselli e, a mio modo di vedere, è assolutamente necessario sopprimerlo». E´ il tranquillo parere di un italiano a Parigi al capo della polizia politica del giugno 1934, ed è riportato nel volume di Mimmo Franzinelli: Il delitto Rosselli. 9 giugno 1937. Anatomia di un omicidio politico (Mondadori, pagg. 352, euro 18,50). Il documento è uno dei tanti pubblicati nel volume. Attraverso essi l´autore ricostruisce la preparazione in Italia e l´esecuzione per mano francese dell´assassinio dei fratelli Rosselli. Nella prima metà del volume si seguono le trame italiane e le complicità francesi della rete dentro la quale cadrà Carlo Rosselli. La rete tessuta in Italia ha una giustificazione politica nelle parole di Michelangelo De Stefano, il più vicino collaboratore del capo della polizia Arturo Bocchini. Sono indirizzate a un ex ufficiale dei carabinieri che coordinava l´attività dei delatori sugli esuli antifascisti: «Tenga presente, caro commendatore, che il movimento più importante, più pericoloso, più attivo è, per ora, Giustizia e Libertà». E´ il 29 novembre 1935.

Quattro mesi dopo la spia infiltrata a Parigi tenta anche una interpretazione culturale della pericolosità di Rosselli: «Ho dovuto persuadermi che il Rosselli è, senza dubbio, l´uomo più pericoloso di tutto il fuoruscitismo [nel linguaggio fascista si preferiva qualificare con un termine dispregiativo «fuorusciti» gli esuli antifascisti]. Egli è un “piccolo Lenin, figlio di papà”, ma crede sul serio al suo ruolo rivoluzionario ed è totalmente sprovvisto di quel minimum di misticismo che spinge il rivoluzionario idealista a non imbruttire mai la propria opera. Per Rosselli tutti i mezzi sono buoni».

In generale, tutti i movimenti di Carlo Rosselli, le opinioni, gli spostamenti, la maggior parte delle lettere private inviate a compagni e parenti, erano conosciuti dai servizi italiani. Di questo Rosselli non era consapevole fino in fondo, anche perché alcuni dei destinatari delle sue confidenze erano in apparenza esuli antifascisti ma in realtà al servizio del controspionaggio italiano. I servizi segreti sapevano anche che la posizione di Rosselli era critica nei confronti dell´antifascismo all´estero e delle sue varie componenti, socialiste, comuniste, liberali, repubblicane, anarchiche, cattoliche. Gli informatori sapevano che la lotta al fascismo condotta da Rosselli voleva essere, rispetto a queste componenti, più profonda, più incisiva, più strategica. In una lettera, intercettata, di Rosselli al repubblicano Fernando Schiavetti era detto: «Non occorre che spieghi a te che la nostra concezione non ha nulla a che fare col vecchio massimalismo. Siamo pronti alla lotta concreta e a tutte le concessioni tattiche, purché resti energicamente perseguito il fine».

La guerra di Spagna metteva alla prova queste idee. Per il regime fascista occorreva dunque agire al più presto. Ed è a questo punto che scatta la complicità della estrema destra francese nelle persone di esponenti della Cagoule. Il nome, scelto da alcuni giornalisti, si riferiva al Comité secret d´action révolutionnaire un´organizzazione segreta che aveva l´obiettivo di rovesciare il Fronte popolare in Francia e i governi democratici che si ispiravano ad esso. Dunque la Cagoule si occupava di cose francesi. Perché alcuni loro elementi uccisero barbaramente i fratelli Rosselli? Chi sapeva, se non le spie e gli intercettatori italiani, del fatto che Carlo, tornato dalla Spagna con una grave flebite alla gamba, doveva curarsi ai primi di giugno presso le terme di Bagnoles-de-l´Orne in Normandia? Chi altri avrebbe potuto chiedere ai cagoulards di portare a termine l´eliminazione di Rosselli se non i massimi vertici del fascismo?

La seconda parte del volume di Franzinelli, con documenti relativi alle indagini delle autorità francesi e ai processi intentati sia agli esecutori del duplice assassinio sia, dal 1944 al 1949, agli esponenti fascisti italiani, a cominciare dal maggior collaboratore di Ciano, Filippo Anfuso, cioè dirigenti del Sim, ufficiali dei carabinieri, informatori, eccetera, conferma che l´ordine partì dal tenente colonnello Santo Emanuele che dal 1934 aveva un ruolo guida nel controspionaggio ed era in rapporti stretti col Ministro degli esteri Ciano. Nel processo del 1944 confessò di aver trasmesso ai cagoulards la direttiva di eliminare Carlo Rosselli «secondo quanto gli era stato ordinato dai superiori» e «con l´approvazione di Ciano e di Anfuso». Ma Anfuso sarà assolto nel 1949 con formula piena e Emanuele, dopo la condanna all´ergastolo del 1945 sarà assolto nel 1949 per «insufficienza di prove». Così i tribunali hanno risolto l´affaire Rosselli lasciando agli storici il compito di giudicare quanto accadde in quel giorno di giugno di settanta anni or sono.

[Fonte: georgiamada]

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