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Mazziniani al voto ! Contro l’esproprio della democrazia.

ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA

Sezione "Federico Galli – Gianni Merciaro" Pescara
Via S. Campana, n. 16/1 – 65125 Pescara 
info@associazionemazzinianapescara.it 

AMI logo 01 

L’Associazione Mazziniana Italiana – Sezione di Pescara invita iscritti, simpatizzanti e cittadini a recarsi alle urne domenica e lunedì prossimi in occasione  della consultazione referendaria.


Il referendum, seppur solo abrogativo, è rimasto l’unico strumento per consentire a noi cittadini di incidere in qualche modo sulle decisioni politiche.

Alla  casta,  rinchiusa in se stessa a difesa di privilegi e di posizioni di potere, capace solo di esprimere leggi elettorali che evitino il controllo democratico e alimentano la disaffezione dei cittadini dalle istituzioni  repubblicane, rispondiamo recandoci in massa alle urne.

Tutti al voto !

 

4 SI’ X i beni comuni. le energie rinnovabili, la legge uguale per tutti.

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Legittimo impedimento, invito a votare SI' per abrogare le norme introdotte dal governo

Intervento di Antonio Caputo, avvocato e presidente del Movimento d'azione Giustizia e Libertà (Torino)
[dal sito del Circolo Rosselli di Milano]


SI' per impedire il ritorno del nucleare


SI' per evitare che un bene comune fondamentale come l'acqua sia privatizzato



Referendum contro il nucleare / Un risultato che non lascia dubbi.

Il popolo sardo si è espresso, e questa volta la sua voce suona alta e chiara: l'energia nucleare e i depositi di scorie radioattive sono respinti senza margini di ambiguità. La scelta (implicita) cade dunque sulle energie da fonti rinnovabili (solare in primo luogo) e sugli idrocarburi meno inquinanti (il tanto atteso metano, per esempio), opzioni che -  insieme al deciso taglio degli sprechi – devono essere l'asse portante di un piano energetico regionale proiettato in un orizzonte già segnato dal declino irreversibile delle riserve petrolifere.
Vedremo se il governo attuale e quelli a venire oseranno andare contro la volontà dichiarata dalla quasi totalità dei cittadini sardi, una volta tanto accomunati da un progetto che guarda al futuro della Sardegna e delle giovani generazioni. [SZ]

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Referendum contro il nucleare in Sardegna / Al voto domenica e lunedì 15-16 maggio

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''Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?''
 

SI

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Appuntamenti Sardegna / Cagliari Leggi elettorali e referendum

IL RITROVO DEI SARDI
Periodico culturale

Conferenza

LEGGI ELETTORALI E REFERENDUM ABROGATIVI NEL SISTEMA POLITICO ITALIANO

Coordina il prof. Francesco Sitzia (Università di Cagliari)

Relatore il dr. Gianluca Scroccu, Leggi elettorali e referendum 2006-2009

Interventi

dr. Marcello Tuveri, Referendum e sistemi plebiscitari
ing. Renzo Serra (Milano), Partiti politici “la democrazia che non c’è”
on. dr. Mondino Ibba, I Partiti e il Referendum Segni-Guzzetta

DIBATTITO APERTO AI CITTADINI

CAGLIARI 25 Maggio 2009 - h. 17.00
SOCIETA’ OPERAI, VIA XX SETTEMBRE 80

I pericoli del referendum Segni-Guzzetta.

Dopo l’intervento dell’Avv. Caputo, presidente del Circolo GL di Torino, l’interesse del nostro blog sul tema del referendum elettorale prosegue.
Pubblichiamo l’analisi del cagliaritano Gianluca Scroccu, storico di formazione e liberalsocialista per passione politica.
La tenaglia PDL – PD che ha già stritolato la sinistra nel nostro paese – facendola scomparire dal parlamento – vorrebbe rivolgersi adesso contro le forze politiche non ancora annesse al modello bipartitico studiato da Veltroni (Franceschini) e Berlusconi. Se passasse questa linea (la cui realizzazione sarebbe drasticamente accelerata se fosse approvato il referendum proposto), il sistema politico italiano rimarrebbe pietrificato per decenni, impedendo il germogliare di qualsiasi tipo di alternativa al duopolio (una specie di Raiset partitico).
A questo punto resterebbe solo un involucro della democrazia, del tutto svuotata dei suoi significati autentici.

simbolo_di_unità_popolareParri, Calamandrei e tanti altri azionisti si trovarono a combattere
contro la "legge truffa" del 1953 sotto le insegne di Unità Popolare
[www.liberalsocialisti.org]



Col referendum Segni-Guzzetta “terremotata” sarà la democrazia italiana

di Gianluca Scroccu (www.democraziaoggi.it)

Il De Profundis della nostra Costituzione sta subendo in questi giorni una drammatica accelerazione. La terribile tragedia dell’Abruzzo è diventata infatti l’occasione per rilanciare il nefasto referendum Segni-Guzzetta: da più parti è stata infatti sposata la tesi che l’accorpamento con le elezioni europee rappresenterebbe un’occasione di risparmio fondamentale per aiutare i nostri sfortunati connazionali.
Ma è giusto sacrificare i fondamenti del nostro Stato Democratico solo per una questione economica sfruttando un evento così terribile? A parte il fatto che una somma molto più ingente potrebbe venire, ad esempio, dalla decurtazione sino al 50% degli emolumenti dei parlamentari, dei consiglieri regionali sino ai manager pubblici (assolutamente ingiustificati anche, ma non solo, per lo svuotamento delle assemblee elettive determinate dal presidenzialismo, oltre che dalla scomparsa dei partiti di massa, come si diceva anche ai tempi della retorica sulla “Casta” che, guarda un po’, si è dissolta una volta caduto Prodi), resta da chiedersi se si siano veramente valutati gli effetti di questo referendum. Berlusconi, che già oggi, pur non avendo raggiunto il 50% dei voti, ha più della metà dei parlamentari in ogni Camera, potrebbe così “sbancare” ottenendo il 50% dei deputati con appena il 35-37% dei voti. Insomma, un bel regalo di 15 punti percentuali! Potrebbe governare in solitaria da “dominus” assoluto del partito a lui asservito (il PDL, quello dove lui nomina i coordinatori regionali e dove è difficile immaginare un congresso dove si presenti un candidato alla segreteria o alla presidenza a lui alternativo), liberandosi della variabile Lega, fondamentale per vincere nel 2008 e che al Nord sta conquistando molti dei suoi elettori. Già, il partito di Bossi, l’unico soggetto politico, ad esempio, che potrebbe mettere in crisi l’attuale premier per il fatto di avere una base elettorale, costituita da molti operai, impiegati, piccoli artigiani e pensionati, che rischia di subire in prima persona i colpi della grave crisi economica.

Come si è visto,  Berlusconi per ora non se l’è sentita di rompere con Bossi e  ne ha assecondato la richiesta di non accorpamento (dovrebbe votarsi il 14 o il 21 giugno), ma certo non rinuncia a giocare il tutto e per tutto in vista dell’instaurazione di un vero sistema a partito unico di stampo putiniano. Se ci riuscisse, il Cavaliere potrebbe di fatto legiferare secondo i suoi voleri con una forza ben più significativa di quella che già oggi gli assegna un potere spropositato rispetto ai risultati elettorali del maggio 2008. Verrebbe meno ogni controllo e lo strapotere della sua maggioranza, supportato dal monopolio televisivo, non incontrerebbe più ostacoli.
È un vero peccato che l’opposizione anche in questo caso abbia dato prova d’ingenuità ed inadeguatezza, appoggiando l’accorpamento e pensando di ovviare alla propria crisi auspicando la soluzione salvifica delle riforme elettorali da ottenere tramite una consultazione referendaria. Gli obiettivi che si pongono i referendari, sulla carta, sono quelli di superare la frammentarietà del sistema politico, rafforzando la governabilità. In realtà, se passerà questo referendum (che prevede anche la cancellazione dell’opzione delle candidature multiple della Camera), di fatto verrà abolito il concetto di “coalizione” in quanto si avrà un premio di maggioranza per il partito che prende più voti, garantendo un semplice diritto di tribuna ai partiti capaci di superare una soglia di sbarramento variabile dal 4% alla Camera all’8% al Senato. Con questa legge, un partito che raggiungesse l’11% mentre tutti gli altri si fermassero al 10, avrebbe il premio di maggioranza; un esito ancora peggiore della legge Acerbo del novembre del 1923 voluta da Mussolini. Peraltro tutti gli aspetti più deteriori della legge Calderoli rimarrebbero inalterati, a partire dalle liste bloccate dei candidati scelti solo ed esclusivamente dalle segreterie dei partiti o il premio al Senato attribuito regione per regione (tutti aspetti che sono stati ben celati dalla propaganda referendaria). Insomma, il porcellum di Calderoli nella sostanza rimane intatto in molte delle sue caratteristiche, mentre sono state tacitate le voci che propendevano per scelte valide e realmente alternative come il modello tedesco, il quale offre garanzie di stabilità, bilanciamento fra maggioranza e opposizione e pluralità, oltre che una buona alternanza tra gli esecutivi (dalla fine del secondo conflitto mondiale in Germania i governi di coalizione si sono formati solo due volte e sempre a guida centrista, con Kurt Kiesinger nel triennio 1966-69 e Angela Merkel dal 2005 ad oggi).

In un bel saggio dello storico inglese Mark Gilbert, “Il governo e la politica dell’Italia Repubblicana” (contenuto in L’Italia Repubblicana vista da fuori. 1945-2000, a cura di Stuart Woolf, il Mulino 2007), si cita molto opportunamente lo studio del professore dell’Università di Oxford David Hine (Governing Italy. The Politics of Bargained Pluralism, Oxford University Press 1993) nel quale lo studioso britannico metteva in evidenza, già allora, alcune delle potenzialità negative del maggioritario introdotto nel sistema politico italiano sedici anni fa e che il referendum Segni-Guzzetta renderebbe ancora più evidenti aumentando le spinte oligarchiche e verticistiche.

Ma tutto questo non è che il frutto della crisi della coscienza pubblica italiana che nasce a sua volta da una visione riduttiva e tutta particolaristica della vita politica, secondo la quale i problemi sarebbero da individuare in fragili contenitori istituzionali e non nell’assoluta mancanza di contenuti della politica. Qualsiasi riforma istituzionale si rivela inefficace nel lungo periodo (vedi maggioritario introdotto nel 1993) se i partiti non si rigenerano e risanano moralmente, tornando a studiare con passione disinteressata i problemi della società e a promuovere la maturazione della cittadinanza. Intuendo intelligentemente questa crisi della politica basata sui partiti, Berlusconi ha impostato la sua battaglia vincente, arrivando al rafforzamento de facto dei poteri esecutivi e alla semplificazione esasperata del quadro politico che hanno portato all’indebolimento dei meccanismi di controllo e bilanciamento democratico garantiti dalla Costituzione.

Spiace che tutto questo si sia giocatoo sulla pelle dei nostri connazionali abruzzesi e della loro immane sofferenza: ma, a ben vedere, in questa democrazia che vive uno sfaldamento sempre più profondo non poteva che essere così.

Altro che “legge porcata”. Ecco che cosa nasconde il referendum Segni-Guzzetta.


Dal sito del Movimento d’Azione Giustizia e Libertà


IL REFERENDUM ELETTORALE GUZZETTA: UN PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA.

Avv. Antonio Caputo (Circolo “Giustizia e Libertà di Torino), 27 marzo 2009.

 

Il referendum abrogativo della legge elettorale vigente (la porcata) che si terrà a giugno 2009 contiene tre quesiti che riempiono diverse pagine delle schede – lenzuolo che ci verranno consegnate, secondo la nota tecnica “manipolativa” dei referendum abrogativi.

Volendo sintetizzare i quesiti saranno tre:

 

1° Quesito

2° Quesito

3° Quesito

Modulo colore Verde

Modulo colore Bianco

Modulo colore Rosso

Premio di maggioranza alla Lista più votata CAMERA DEI DEPUTATI

Premio di maggioranza alla lista più votata SENATO

Abrogazione delle candidature multiple

 

E’ in atto il tormentone dell’election day: votare in coincidenza con le europee e le amministrative o in diversa data.

I referendari (da Guzzetta a Segni a Parisi e altri) si sono addirittura recati a Pontida per invocare l’election day e favorire l’affluenza al voto in quanto è necessario raggiungere il quorum della maggioranza dei voti.

Come noto Veltroni strizzò ripetutamente l’occhiolino ai referendari e così pure Di Pietro, mentre il Partito Democratico non ha assunto apparentemente una posizione pubblica (non solo su questo tema).

Alleanza Nazionale e gran parte dei Parlamentari di Forza Italia si sono schierati a favore del referendum.

Mentre avanza inesorabilmente il partito del Premier e il ruolo del Parlamento viene sempre più compresso, Berlusconi apparentemente tace sull’election day, mentre la Lega è fermamente contraria.

Ma il problema non è solo l’election day che nel clima di generale invocazione più o meno esplicita dell’uomo forte potrebbe favorire la vittoria del SI.

Il problema è quello degli anticorpi, come li definiva un mio antico Maestro, Paolo Sylos Labini: anticorpi capaci di capovolgere l’onda populistica e plebiscitaria trasformandosi in onda democratica.

La scommessa è di raccogliere le forze per vincere e far valere le ragioni del NO: le ragioni della democrazia.

Prima che sia troppo tardi.

 

Tre ragioni per il  NO

 

1) Perché si tratta di una nuova legge “ACERBO”.

Una legge elettorale condivisa, quale regola del gioco, deve essere coerente  con l’attuale e condiviso assetto costituzionale, confermato dalla stragrande maggioranza dei cittadini  italiani con il voto popolare del  25 e 26 giugno 2006.

Il referendum  manipolativo della vigente "porcata" non lo è.

Mussolini volle la legge Acerbo, approvata dalla Camera dei Deputati il 21 luglio 1923.

Tale legge prevedeva l’adozione del sistema maggioritario all’interno di un collegio unico nazionale.

Alla lista che avrebbe ottenuto più voti sarebbero toccati i due terzi dei seggi (356), mentre i restanti (179) su base proporzionale andavano alle liste rimaste in minoranza. Era inoltre previsto, qualora la lista di maggioranza fosse una federazione di partiti, un ingente premio di maggioranza al movimento con più voti tra quelli che componevano la lista più grande.

Alle elezioni del 6 aprile 1924, inizio del regime,  il Listone Mussolini

prese il 64,9% dei voti ed elesse 375 deputati, mentre le opposizioni di centro sinistra ottennero solo 161 seggi, nonostante che al Nord fossero in maggioranza con 1.317.117 voti contro 1.194.829 del Listone.

E’ chiaro che la porcata è negativa al cento per cento, ma è altrettanto evidente che anche il sistema scaturente  dal referendum non sarebbe altro che una "superporcata", ancora peggiore dell’attuale.

Una sola lista, in ipotesi anche con il 25% dei voti, purchè prima, otterrebbe il 55% dei seggi.

E’ un meccanismo che coltiva l’illusione infantile e antidemocratica che il sistema dei partiti possa essere radicalmente riformato, passando a soli 2 partiti, esclusivamente per forzatura elettorale, annullando qualunque dinamica politica e negando il principio di rappresentanza.

Negando anzi addirittura il Parlamento,  in quanto gli elettori eleggerebbero  il Governo,  plebiscitandolo.

Un meccanismo che ricalca la legge Acerbo.

Oggi basterebbe, così come sarebbe bastato alle elezioni politiche del 2006, il 23% dei voti all’epoca attribuito a Forza Italia, primo partito, per avere il 55% dei seggi; ovvero come avvenuto nel 2008 il 37% dei voti, così come attribuito al Popolo delle Libertà, primo partito, sempre per avere il 55% dei seggi.

Laddove nel 1924 il Listone  fascista con il 64,9% dei voti conquistò il 69,9% dei seggi della Camera, ricevendo dunque un “premio” di gran lunga inferiore.

2) Perché non viene meno il Parlamento dei “nominati” non eletti, per di più da un solo partito e non già da una coalizione di partiti.

Con l’attuale porcata, i parlamentari non sono scelti dai partiti, ma nominati dai pochi oligarchi delle segreterie, che formano le liste dei candidati secondo un ordine prefissato, che pur presuppone un qualche accordo tra i partiti della coalizione inteso a valorizzare anche posizioni non maggioritarie all’interno della stessa coalizione.

Il referendum rafforzerebbe  l’odiosa norma, in quanto nei più lunghi elenchi di candidati dei listoni che ne scaturirebbero l’ordine prefissato dai partiti sarebbe ancora più decisivo per l’elezione della singola persona determinata da un ristretto numero di capi di partito, rappresentando peraltro il partito stesso una fetta minoritaria dei cittadini.

Se poi si pensasse che attraverso le cosiddette “primarie” sia possibile una qualche selezione partecipata, si dovrà certamente considerare che i partecipanti alle “primarie” indette da un singolo partito costituiscono un numero ulteriormente molto ridotto di persone rispetto agli stessi votanti di quel partito; senza contare che notoriamente incombono i soliti “signori delle tessere”.

Chi afferma dunque di combattere il regime dei partiti è viceversa il massimo rappresentante della più feroce partitocrazia!

3) Perché la stessa Corte Costituzionale, sia pure ammettendo il referendum, ha riconosciuto che la legge che ne risulterà sarà incostituzionale (Corte Costituzionale 16/11/2008 n. 15).

La normativa di risulta (la legge che deriverebbe dalla vittoria del SI) non prevede alcuna soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza, permettendo alla sola lista più votata di ottenere il premio purchè essa superi il 4% di sbarramento.

Tale risultato presenta evidenti problemi non solo di merito ma anche di costituzionalità.

La Corte Costituzionale si è necessariamente limitata al giudizio di ammissibilità del referendum elettorale, non potendo verificare l’illegittimità costituzionale della legge di risulta, in quanto non investita, nemmeno essendo stata mai investita della questione di legittimità costituzionale dell’attuale porcata.

E tuttavia senza pretendere di emettere alcun giudizio anticipato di legittimità costituzionale, la Corte ha segnalato gravi carenze e problemi di costituzionalità della vigente normativa elettorale e di quella che risulterebbe dal referendum.

Senza pretendere di emettere alcun giudizio anticipato di legittimità costituzionale, la Corte  ha infatti segnalato diversi aspetti problematici di una legislazione che continua a non subordinare l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi.

Tant’è che ha affermato espressamente quanto segue: “… questa Corte può spingersi soltanto sino a valutare un dato di assoluta oggettività, quale la permanenza di una legislazione elettorale applicabile, a garanzia della stessa sovranità popolare, che esige il rinnovo periodico degli organi rappresentativi. Ogni ulteriore considerazione deve seguire le vie normali di accesso al giudizio di costituzionalità delle leggi.

L’impossibilità di dare, in questa sede, un giudizio anticipato di legittimità costituzionale non esime tuttavia questa Corte dal dovere di segnalare al Parlamento l’esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi … senza entrare nel merito della normativa di risulta, che non può essere sindacata in questa sede … Nella sede presente è sufficiente tale osservazione per ritenere che il fine intrinseco del referendum, oggi all’esame di questa Corte, non può essere causa di inammissibilità dello stesso. Altro problema è quello, cui si è accennato nel paragrafo precedente, del grado di distorsione in concreto prodotto. Ciò richiederebbe tuttavia una analisi della normativa di risulta ed, ancor prima, della legge vigente, estranea alla natura del giudizio di ammissibilità…”.

Ovviamente, nessuno dei sostenitori del referendum vi ha fatto cenno.

Peraltro il risultato voluto dai referendari è stato in concreto anticipato dai maggiori partiti politici, come dimostra la vicenda elettorale del 2008, che ha visto la nascita del Partito Democratico che da solo si è opposto al Popolo delle Libertà.

Sovviene in proposito una considerazione ovvia: se i maggiori partiti vogliono, possono già ora decidere se correre da soli (come hanno sostanzialmente fatto alle ultime elezioni) o in coalizione.

Al momento, infatti, nessuno punta la pistola sulla fronte di nessuno e tutti sono liberi di decidere se presentarsi da soli o in compagnia, ma è proprio questa libertà di scelta che il referendum intende abrogare.

Altra osservazione non meno importante: il Porcellum rimarrebbe  nella sostanza un Porcellum rafforzato.

L’assurdo premio di maggioranza, assegnato senza alcun criterio di raggiungimento di un risultato minimo,  rimarrebbe tale ed anzi amplificato nei suoi aspetti peggiori. Nessuna possibilità per gli elettori d’intervenire sulle imposizioni provenienti dai partiti circa i nomi da eleggere. Ed anzi, proprio l’impossibilità di presentare le coalizioni toglierà agli elettori l’unica possibilità che oggi hanno d’intervenire, laddove queste si costituissero, sugli equilibri interni delle coalizioni stesse.

Si deve allora concludere, e sovviene in proposito il ricordo di un’antica battaglia dei democratici italiani, che ancora una volta siamo davanti ad una truffa.

E’ difficile pensare che i maggiori partiti che siedono attualmente in Parlamento si facciano carico di emendare la vigente normativa elettorale, democratizzandola, come dimostra la vicenda delle Giunte delle elezioni delle Camere elette competenti a valutare la legittimità della normativa elettorale, come affermato dal Consiglio di Stato e dalla Corte di Cassazione.

Sarebbe come se negli Stati Uniti fosse chiesto ai tacchini di organizzare il menù per il Giorno del Ringraziamento!

Per sollecitare lo sdegno pubblico i referendari se la sono presa solo con i Parlamentari “nominati” e non “eletti”.

Questa è l’ennesima ipocrisia perché i referendum non mettono in discussione le liste dei “nominati”, che anzi vengono rafforzate.

Con il divieto delle coalizioni ci saranno ancora meno persone a nominare i parlamentari.

Non c’è limite all’indecenza.

Solo lo scatto di reni di un popolo di anticorpi potrà arrestare l’onda della deriva antidemocratica.