Un documento della lotta degli studenti
Riceviamo tramite la mailing list Deportati mai più la lettera con cui gli studenti del Collettivo Autonomo Liceo Tito Livio di Milano hanno motivato nei giorni scorsi la decisione di occupare la scuola (ricordiamo a margine che in Sardegna, a Cagliari, sono tuttora occupati i licei classici Dettori e Siotto e il liceo scientifico Pacinotti).
Il documento si commenta da solo, ma due cose due forse vanno dette:
1. Il movimento degli studenti sta dando in queste settimane una memorabile lezione di serietà, responsabilità e soprattutto capacità di mobilitazione a tutto un paese che stenta a trovare in se stesso le forze e la volontà per opporsi al proprio processo di degenerazione; nella sua battaglia stanno crescendo (come è storicamente avvenuto nei movimenti studenteschi degli ultimi 50 anni) quadri che peseranno positivamente sulle lotte di domani;
2. E' perfettamente comprensibile che tutto questo sia oltremodo sgradito a un governo attivamente impegnato nella riduzione degli spazi di democrazia e di partecipazione nel paese; ed pertanto perfettamente comprensibile che questo governo reagisca con tutti gli strumenti che ha a disposizione, forzando la legalità e giocando anche la carta dell'illegalità: non sta facendo infatti altro se non applicare la lezione che gli è pervenuta dagli anni Settanta dei Cossiga e personaggi similari. Che una frangia del movimento possa anche cadere nella trappola del dare spago al governo col riproporre i vecchi fallimentari scenari di violenza di piazza, è senz'altro negativo e condannabile, ma non è privo di ragioni e soprattutto (con buona pace del grande starnazzamento mediatico) non è affatto l'elemento essenziale della situazione. lo è molto più il fatto che ben poca sponda stia venendo al movimento dalle anime morte di un'opposizione che pensa davvero di poter uscire dal presente frangente storico attraverso il pallottoliere delle manovre parlamentari o l'ennesima funambolica alchimia delle alleanze; e da un'opposizione che quando è stata governo ha dato il suo bravo contributo alla svendita della scuola (vero, ministro Berlinguer?).
Comprendiamo facilmente perchè alle anime morte di ogni razza e colore i prepotenti segnali di vita, di capacità di analisi e mobilitazione che vengono dalla lucida disperazione degli studenti possano dare fastidio: sono in effetti il loro tocco d'apparato funebre. E presto sia.
Circolo GL Sassari
Nell'immagine una manifestazione di studenti medi a Sassari nel novembre scorso.

L’Italia è cultura. Tagliando cultura, muore l’Italia. La Francia investe 8,4 miliardi di euro nella cultura e ne ricava 74, la Germania 8,0 e ne ricava 68,2, l’Italia investe 1,8 miliardi di euro e ne ricava 39,7; e se è pur vero che la cultura non si mangia, immaginate i vantaggi economici che deriverebbero da un investimento maggiore.
“[…] I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.” (art. n. 34 della Costituzione Italiana). In due anni il Consiglio dei Ministri ha ridotto l’ammontare in euro delle borse di studio da 246 milioni a 25,7, ossia il 90% in meno. Nel 2012 si giungerà a 13 milioni di euro destinati a 184.000 studenti, che equivarranno a 70 euro a studente.
I dati ISTAT parlano chiaro: nel triennio 2009-2012 (legge 133/08, art. n. 64, comma 6) sono stati tagliati 7,8 miliardi alla scuola pubblica. Dal 2001 fino ad oggi la scuola privata ha ricevuto finanziamenti pari a 400 milioni di euro grazie al buono scuola ri-denominato “dote per la libertà di scelta”. Non è forse in contrasto con l’art. n. 33 della Costituzione Italiana: “[…] Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato […].”?
Purtroppo chi governa vede ma non osserva, sente ma non ascolta, sa ma ignora; confonde il cittadino che tenta di informarsi, adoperando continue modificazioni e rimandi a commi di leggi non allegate. Alcuni esempi: “(…)del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008, nonché all’articolo n. 2, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, e all’articolo n. 2, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88 (…).”, “È abrogato il comma 3 dell’articolo 3-ter del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1.”. La legge affinché venga rispettata e condivisa, deve essere comprensibile e trasparente. Tutto ciò ci ricorda il Latinorum di Don Abbondio e dell’Azzeccagarbugli e le modificazioni del ddl Gelmini altro non sono che quelle modifiche che effettuavano i porci orwelliani.
Ma noi che osserviamo, che ascoltiamo, che siamo consapevoli non vogliamo essere ridotti ad automi acritici e apatici, sottomessi ad una politica populista e pressappochista. “Fahrenheit 451” e “1984” ci insegnano che l’uomo colto è un uomo libero. Un uomo.
In uno stato in cui tutto si può comprare, dal singolo voto alla dignità stessa, e in cui vi è una totale mancanza di modelli di riferimento, come potremmo noi non essere sconfortati?
L’occupazione avvenuta tra la notte del 14 dicembre e la mattina del 15 deriva da un clima di profonda incertezza e instabilità riguardo al nostro futuro e alla precarietà dell’istruzione pubblica italiana, in special modo universitaria.
L’occupazione è stata ritenuta da noi l’unica forma di protesta possibile per comunicare la nostra indignazione e sfiducia rispetto ad una rappresentanza politica inesistente, ad un’informazione manipolata, ad una mercificazione culturale ed ideologica endemica; la fiducia comprata il 14 ci ha obbligati all’azione. Con l'occupazione abbiamo commesso consapevolmente un'azione illegale perchè è proprio nella sua illegalità che individuiamo la valenza della protesta stessa, perchè è mettendo in gioco la propria condizione di cittadini che emergono le idee davvero forti, per le quali siamo disposti a lottare. Ed è anche per questo che noi crediamo che l'occupazione abbia un senso nel momento in cui gli studenti sono lasciati soli ad affrontare il proprio rischio. Al Tito Livio un’autogestione non serve in quanto è oramai diventata tradizione sterile, non si focalizza sulle motivazioni della protesta stessa ma anzi è avulsa dalle reali problematiche. Nella speranza di risvegliare la scuola da un torpore intellettuale dettato dall’individualismo, attraverso questa forma di protesta mai sperimentata all’interno dell’istituto, per una notte abbiamo sognato.
Milano, 17-12-2010
Collettivo autonomo Tito Livio




Grazie
Forza Nuova ringrazia per il gentile omaggio… e anche Allenza Nazionale con i suoi nostalgici movimenti giovanili, La Destra di Storace e Bontempo, la Fiamma Tricolore, Alternativa Sociale della Mussolini, ma più ancora ringrazia Berlusconi, che li imbarcherà tutti per tenere in pugno parlamento e governo.

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