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Post Taggati ‘internazionale’

Appuntamenti Sardegna / Cagliari, l’Africa nella globalizzazione

SOLIDARIETA E DIRITTI
F0NDAZIONE LUCA RAGGI0
Ente Morale

 

I diritti nella globalizzazione diseguale
L’Africa nella globalizzazione: un’introduzione

 

I protagonisti del dissenso in Nord Africa
Giovedi 20 ottobre 2011 – h.16.00
Marisa Fois
(Università di Cagliari)
Alessandra Marchi
(Casa Gramsci, Ghilarza)

 

L’altra faccia del sistema globale in Africa
Giovedi 10 novembre 2011 — h.16.00
Patricia Gomes
(Università di Cagliari)
Isabella Soi
(Università di Cagliari)

 

Le grandi sfide dell’Africa di oggi e di domani
Giovedi 24 novembre 2011 — h.16.00
Andrea Corsale  
(Università di Cagliari)  
Giscard Isekolemo  
(Operatore Umanitario RD Congo)  

 

Sala riunioni Solidarieta e Diritti – Fondazione Luca Raggio
Piazza Martiri, 4 – Cagliari

 

con la collaborazione del:
DISPI — Dipartimento Storico Politico Internazionale Università degli Studi di Cagliari
Dipartimento di Studi Storici, Geografici ed Artistici Università degli Studi di Cagliari
Centro di Studi Africani in Sardegna (CSAS)

Appuntamenti Italia / Torino, la Libia e il mondo arabo

Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà
Sala conferenze, Corso Valdocco 4/a – Torino
Giovedì 19 maggio 2011, ore 18.00

Incontro
La Libia e il mondo arabo: la rivolta dei giovani


Intervengono
Angelo Del Boca (storico)
Gabriele Del Grande (fondatore di Fortress Europe)
Ingresso libero

 
 
L’incontro costituisce un approfondimento sull'attuale situazione nel mondo arabo, proposto dallo storico ed esperto di Libia Angelo del Boca e dal giornalista e scrittore Gabriele Del Grande.
Gli ultimi mesi hanno visto crescere un movimento di rivolta che si è esteso dalla Tunisia a tutto il Nord Africa e oltre, e che ha avuto come protagonisti i giovani che si sono serviti anche del web, dei nuovi media e dei cellulari per portare avanti le loro proteste ed estenderle agli altri paesi che vivevano in condizioni simili. Una dimensione nuova per cambiare le sorti di un popolo, la presa di coscienza della propria forza mettendosi in rete e superando le barriere storiche.
Il primo episodio di rivolta è scoppiato il 18 dicembre 2010 a Sidi Bouzid, nel centro della Tunisia, con il gesto disperato di un ambulante, che si è dato fuoco davanti all'edificio del governo per protestare contro la confisca da parte della polizia del suo banchetto abusivo di frutta e verdura. Poi la protesta contro il carovita e la disoccupazione si è allargata al resto del Paese e si è conclusa con la fuga del presidente Ben Ali.
Dopo la Tunisia è stata la volta dell’Algeria dove dal 5 gennaio 2011 centinaia di giovani hanno manifestato contro l’aumento dei prezzi del cibo e la disoccupazione.
A partire dal 25 gennaio sono scoppiate sommosse popolari in Egitto, basate sul desiderio di rinnovamento politico e sociale contro il trentennale regime del presidente Mubarak, che si sono concluse con le sue dimissioni.
E quindi la Libia, dove le proteste sono iniziate il 16 febbraio, contro il regime di Gheddafi, al potere da 41 anni. La repressione da parte delle forze dell’ordine è stata violentissima. La rivolta si è trasformata in una guerra civile che vede opposte le forze lealiste di Gheddafi e quelle dei rivoltosi. Dopo quasi un mese di scontro il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di istituire una no-fly zone a protezione della popolazione civile, legittimando l'intervento militare ad opera di diversi paesi avviato il 19 marzo 2011.
Ma i paesi colpiti manifestazioni antigovernative sono ancora di più: oltre a quelli già menzionati proteste si sono svolte o sono in corso anche a Gibuti, in Giordania, Bahrein, Kuwait, Sudan, Siria, Palestina, Marocco, Bahrein, Iran, Iraq e Yemen.
 
Nell’ambito della mostra
TURIN-EARTH
Città e nuove migrazioni
23 marzo 2011 – 27 novembre 2011
 
Angelo Del Boca è uno scrittore, partigiano e storico italiano, studioso del colonialismo italiano, in Libia in particolare. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo: Italiani, brava gente? (Neri Pozza, 2005), La scelta (Neri Pozza, 2006), A un passo dalla forca (Baldini Castoldi Dalai, 2007), Il mio Novecento ( Neri Pozza, 2008), La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico (Neri Pozza, 2009).
Gabriele Del Grande, giornalista e scrittore, collabora con L'Unità, Redattore Sociale e Peace Reporter. Nel 2006 ha fondato Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com), l'osservatorio mediatico sulle vittime dell'emigrazione. Per Infinito Edizioni ha pubblicato Mamadou va a morire ( 2007), Roma senza fissa dimora (2009) e Il mare di mezzo (2010).

 
Informazioni
Tel. 011 4361433 – info@museodiffusotorino.it – www.museodiffusotorino.it

Ufficio stampa

e-mail: turin-earth@museodiffusotorino.it | tel. 011 4363470 

Appuntamenti Sassari / 12 maggio, presentazione “La restaurazione imperfetta”

Università degli Studi di Sassari
Dipartimento di Storia
Istituto per la Storia dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea nella Sardegna Centrale
 
 
LA RESTAURAZIONE IMPERFETTA
Un ventennio di precarietà globale (1990-2010)
 
Presentazione del volume di
RAFFAELE D’AGATA
(Manifestolibri, 2011)

Un atto d'accusa contro l'estremismo liberista: Metternich era meglio.
 

Ne discutono con l’Autore
ANTONELLO MATTONE
RODOLFO RAGIONIERI
 
Coordina
ALDO BORGHESI
 
 
giovedì 12 maggio 2011 • ore 17,30
Aula Eleonora d’Arborea (piazza Università) • Sassari

Due voci importanti della sinistra intervengono sulla guerra in Libia.

Ammiro la lucidità dimostrata in questo intervento dalla "comunista" Rossanda (ne sottoscrivo il pensiero dalla prima all'ultima riga), mentre non condivido le conclusioni che trae dalla vicenda libica il "giellista" Bocca, anche se concordo con lui riguardo alle ipocrisie italiane, e occidentali in genere, nel tessere rapporti reciprocamente vantaggiosi con i peggiori regimi sulla pelle delle popolazioni (che ora giustamente si ribellano). [Salvo Zedda]

Libia: parlare chiaro
di Rossana Rossanda, da il manifesto, 9 marzo 2011

Al "manifesto" non riesce di dire che la Libia di Gheddafi non è né una democrazia né uno stato progressista, e che il tentativo di rivolta in corso si oppone a un clan familiare del quale si augura la caduta. Non penso tanto al nostro corrispondente, persona perfetta, mandato in una situazione imbarazzante a Tripoli e che ha potuto andare – e lo ha scritto – soltanto nelle zone che il governo consentiva, senza poter vedere niente né in Cirenaica, né nelle zone di combattimento fra Tripoli e Bengasi.

Perché tanta cautela da parte di un giornale che non ha esitato a sposare, fino ad oggi, anche le cause più minoritarie, ma degne? Non è degno che la gente si rivolti contro un potere che da quarant'anni, per avere nel 1969 abbattuto una monarchia fantoccio, le nega ogni forma di preoccupazione e di controllo? Non sono finite le illusioni progressiste che molti di noi, io inclusa, abbiamo nutrito negli anni sessanta e settanta? Non è evidente che sono degenerate in poteri autoritari? Pensiamo ancora che la gestione del petrolio e della collocazione internazionale del paese possa restare nelle mani di una parvenza di stato, che non possiede neanche una elementare divisione dei poteri e si identifica in una famiglia?

Ho proposto queste domande sul "manifesto" del 24 febbraio, senza ottenere risposta. Non è una risposta la nostalgia di alcuni di noi per un'epoca che ha sperato una terzietà nelle strettoie della guerra fredda. Né la nostalgia è sorte inesorabile degli anziani; chi ha più anni è anche chi ha più veduto come cambiano i rapporti di forza politici e sociali ed è tenuto a farsi meno illusioni. E se in più si dice comunista, a orientarsi secondo i suoi principi proprio quando precipitano equilibri e interessi.

Non che siamo solo noi, manifesto, a non sapere che pesci prendere davanti ai movimenti della sponda meridionale del Mediterraneo. Il governo francese ha fatto di peggio. Quello italiano ha consegnato al governo libico gli immigranti che cercavano di sbarcare a Lampedusa e dei quali non si ha più traccia. L'Europa, convinta fino a ieri che dire arabo significava dire islamista dunque terrorista, prima ha appoggiato alcuni despoti presunti laici – Gheddafi gioca ancora questa carta – poi si è rassicurata nel vedere le piazze di Tunisi e del Cairo zeppe di folle non violente, ha accolto con piacere l'appoggio alle medesime da parte dell'esercito tunisino e egiziano, e teme soltanto una invasione di profughi.

Ma la Libia non è né l'Egitto né la Tunisia. L'esercito è rimasto dalla parte del potere e la situazione s'è di colpo fatta drammatica. Ma chi, se non l'ottusità di Gheddafi, è responsabile se l'opposizione è diventata aspra, scinde la Cirenaica, cerca armi e il conflitto diventa guerra civile? Tra forze e ad armi affatto sproporzionate? E chi se non noi lo deve denunciare? Chi, se non noi, deve divincolarsi dal dilemma o ti lasci bombardare o di fatto chiami a una terza «guerra umanitaria», giacché gli Usa non desidererebbero altro? Sembra che la capacità di ragionare ci sia venuta meno.

La sinistra non può molto. Il "manifesto", ridotti come siamo al lumicino, non può nulla se non alzare la voce con chiarezza e senza equivoci. C'è un'area enorme che si dibatte in una sua difficile, acerba emancipazione, che ha bisogno di darsi un progetto – non dico che dovremmo organizzare delle Brigate Internazionali, ma mi impressiona che nessuno abbia voglia di offrire a questo popolo un aiuto. Ricordate le corse giovanili degli anni sessantotto e settanta a Parigi, a Lisbona, a Madrid e a Barcellona? Dall'altra parte del Mediterraneo non ha fretta di andar nessuno, salvo i tour operator impazienti che finisca presto. Almeno su a chi dare simpatie e incoraggiamento non dovremmo esitare. Non noi.



Libia, Giorgio Bocca: ''Tutti voltagabbana. Ieri i baciamano, oggi i bombardieri''
Daniela Preziosi intervista Giorgio Bocca, da il manifesto, 20 marzo 2011

«Con che diritto noi dobbiamo andiamo a bombardare i libici? Non sono d'accordo». È l'ennesimo «non sono d'accordo con la guerra» che Giorgio Bocca pronuncia. Lo raggiungiamo alla notizia delle prime bombe sganciate in Libia dai caccia francesi. Bocca non ha bisogno di presentazioni. Classe 1920. Gli tocca commentare un'altra guerra, quella scoppiata ieri sera in Libia, a cent'anni esatti da quella italiana contro Tripoli. L'ultima guerra prima che lui nascesse.

Non è d'accordo con la missione dell'Onu in Libia?
No. Muammar Gheddafi fin qui stava al potere. I ribelli si sono rivoltati contro di lui. Noi che parte dobbiamo fare? Questo è una domanda a cui non saprei rispondere. Ma noi che parte stiamo facendo? In questo momento solo una: quella dei ricchi e potenti che vogliono mettere le mani sul petrolio libico. E non andiamo a raccontarcela diversamente.

Le Nazioni unite non dovrebbero organizzare la difesa degli insorti libici minacciati e uccisi dalle rappresaglie di Gheddafi?
Quando Israele attacca i palestinesi non si muove nessuno. Né mi pare che l'Onu si convochi in tutta fretta. Quella di oggi è chiaramente la reazione degli stati ricchi che su Gheddafi si sono improvvisamente ravveduti. Era il capo di una nazione. C'è stata una ribellione. Lui ha tutto il diritto di contrastare la rivoluzione che sta cercando di cacciarlo dal potere.

Per Gheddafi difendersi è legittimo?
Come è legittimo per i ribelli rivoltarsi. Ma noi che c'entriamo?

L'Italia non dovrebbe intervenire?
L'atteggiamento italiano è vergognoso. Prima Silvio Berlusconi parla di «amico libico», gli bacia la mano. Poi, oggi, vista la mala parata, fa l'antigheddafi. Alla fine ha ragione il raìs a dire che siamo traditori.

Scusi, difende Gheddafi?
Gheddafi è tutt'altro che raccomandabile. È un dittatore ridicolo. Basta vedere i suoi vestiti, i capelli tinti, la sua voglia di apparire giovane. È un Berlusconi del medio oriente. Ma fino a due mesi fa arrivava in Italia accolto dalle fanfare. Quindi proprio noi siamo gli ultimi titolati a criticarlo, figuriamoci attaccare la Libia. Per ragioni di coerenza. Siamo stati i suoi migliori alleati e compagni d'affari. La Juventus, addirittura, gli ha venduto una parte della società.

La posizione del governo è ipocrita?
È un governo voltagabbana.

Anche l'opposizione, almeno quella in parlamento con poche eccezioni, è d'accordo a che l'Italia partecipi all'intervento militare.
Perché condivide la logica dei più forti. Il principio è: per essere considerati potenti della terra bisogna ogni volta schierarsi col potente di turno. Oggi i ricchi e potenti hanno deciso che la Libia è diventata un ostacolo. Così l'hanno scaricata. E hanno fatto tutto a una velocità impressionante.

Per la verità sono gli insorti libici a voler tirar giù Gheddafi. La comunità internazionale dice di volerli difendere. Ha un'opinione sui ribelli del consiglio di transizione di Bengasi?
No, per me sono degli sconosciuti. Ma a quanto leggo dalle cronache, sono degli sconosciuti un po' per tutti. Anche per quelli che fanno il tifo per loro.

Impressiona che dopo cent'anni esatti l'Italia torna in guerra in Libia?
Impressiona molto. Ma quello che impressiona di più è che finora abbiamo sentito tanti bei discorsi sul valore della pace. C'è voluto niente per tornare in guerra.

Un’utile provocazione / Dalle piazze d’Italia “Camicie rosse” per una Libia libera dai tiranni

Pacifisti

E l’ “arcipelago” si è mosso con alcuni sbandamenti. Manifestare contro la “guerra” in Libia può voler dire manifestare contro l’ONU a favore di Gheddafi. Non tutti se la sentono di nutrire questo pacifismo.

Questa volta si offre un’occasione straordinaria: lasciare libere le strade e le piazze d’Italia e affollare le strade e le piazze di Bengasi: armarsi e combattere insieme alle giovani milizie ostili al satrapo. Il dispositivo, anche italiano, di aerei e di navi forse consente ai volontari italiani di imbracciare il fucile o la fascia della Croce Rossa e aiutare la causa della democrazia e della pace sul campo. In questi giorni abbiamo celebrato Giuseppe Garibaldi: il quale oggi sarebbe in Libia con i giovani che si battono contro il tiranno, come furono in Spagna a combattere contro Franco i giovani della sinistra di tutta l’Europa.

Giuseppe Tamburrano, dal blog della Fondazione Nenni.

Appuntamenti Italia / Milano, rassegna Chile 1973-2010

Associazione “La Conta”
Storie e culture di genti del mondo  

CHILE 1973 -2010: EL DERECHO DE VIVIR EN PAZ
(Cile 1973 – 2010: il diritto di vivere in pace)

VENERDÌ 10 SETTEMBRE 2010
SERATA HACIA LA LIBERTAD
 (verso la libertà) dedicata al 37° anniversario del colpo di Stato in Cile e dell’assassinio del Presidente,  democraticamente eletto,  Salvador Allende,
CON LA PARTECIPAZIONE DI

EDUARDO SALUM  - SOCIOLOGO E STUDIOSO CILENO

IL CORO HISPANO AMERICANO  - CONCERTO DI CANZONI CILENE E DELL’AMERICA LATINA

 

LA SERATA SI CONCLUDERA’ CON UN BUFFET OFFERTO A TUTTI I PRESENTI

ALLE ORE 20,30 ALLA CGIL
SALONE DI VITTORIO – PIAZZA SEGESTA 4 MILANO 
CON INGRESSO DA VIA ALBERTINELLI 14

INGRESSO GRATUITO

 

LUNEDÌ 20 SETTEMBRE 2010
SERATA DEDICATA A:
VICTOR JARA – LA SUA STORIA E LE SUE CANZONI

“LE SUE MANI ERANO GENTILI, LE SUE MANI ERANO FORTI”

CON LA PARTECIPAZIONE DI:

LIVIA ROSATO  - ATTRICE

LUIGI ZUOLO -  ATTORE

ALCUNI CANTORI DEL CORO HISPANO AMERICANO 

ALCUNI CANTORI DELL’ASSOCIAZIONE LA CONTA 

 

ALLE ORE 20,45 AL CIRCOLO ARCI MARTIRI DI TURRO
VIA ROVETTA 14, MILANO
INGRESSO GRATUITO 
CON TESSERA ARCI

 
LUNEDÌ 27 SETTEMBRE 2010
INCONTRO DEDICATO A
IL CHILE: DA MICHEL BACHELET A SEBASTIÀN PIÑERA ED AL LAVORO NELLE MINIERE D’OGGI 

CON LA PARTECIPAZIONE DI

EDUARDO SALUM  - SOCIOLOGO E STUDIOSO CILENO

 

ALLE ORE 20,45 AL CIRCOLO ARCI MARTIRI DI TURRO
VIA ROVETTA 14, MILANO
INGRESSO GRATUITO 
CON TESSERA ARCI


LUNEDÌ 11 OTTOBRE 2010
SERATA DEDICATA A:
VIOLETTA PARRA – LA SUA STORIA E LE SUE CANZONI
UN RIO DE SANGRE” (UN FIUME DI SANGUE)
CON LA PARTECIPAZIONE DI:

ALCUNI CANTORI DEL CORO HISPANO AMERICANO 

ALCUNI CANTORI DELL’ASSOCIAZIONE LA CONTA

ALCUNI ATTRICI ED ATTORI

ALLE ORE 20,45 AL CIRCOLO ARCI MARTIRI DI TURRO
VIA ROVETTA 14, MILANO
INGRESSO GRATUITO 
CON TESSERA ARCI

 

LA RASSEGNA E' ORGANIZZATA IN COLLABORAZIONE CON IL CORO HISPANO-AMERICANO ED IL CIRCOLO ARCI MARTIRI DI TURRO DI MILANO

 

INFO: ASS.NE “LA CONTA” ONLUS – VIA BAGUTTA, 12– MILANO – E MAIL: LACONTA@INTERFREE.IT
WEB: HTTP://LACONTA.INTERFREE.IT 
- O O O 

 Eduardo Salum, Cileno, sociologo, ha vissuto l’esperienza di Unitad Popolar di Savador Allende del quale è stato diplomatico in diversi Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. E’ stato presidente dell’Associazione Cile-Lombardia di Milano. E’ uno studioso e profondo conoscitore della storia e della cultura Latino-Americana. Ha partecipato a innumerevoli convegni ed incontri dedicati ai diversi paesi dell’Amercia Latina.

Il Coro Hispano-Americano nasce nel 1984 per iniziativa del M° Marco Dusi e della giornalista cilena Tonka Mimica Silva nella classica formazione a cappella. Marco Dusi trasmette un enorme bagaglio di esperienza (e partiture) acquisite in anni di attività nell’America Latina. Il coro Hispano-Americano (dal 1998 Associazione Culturale) è una delle pochissime realtà in Europa a dedicare un'attenzione particolare al repertorio corale tradizionale e d’autore del continente latino-americano (Alberto Ginastera, Carlos Guastavino, Juan Orrego-Salas, Pulgar Vidal, Heitor Villa Lobos, Ariel Ramirez ecc.), che non trascura, tra le matrici culturali fuse nel crogiuolo del nuovo continente, la musica rinascimentale spagnola, villancicos anonimi delle corti dei Reyes Catòlicos, Juan del Encina, Garcia Muñoz) e la musica sacra rinascimentale e barocca (Luis Da Victoria, Lobo de Mesquita).

Il Coro Hispano-Americano è associato all’Unione Società Corali Italiane (USCI) e nel corso degli anni ha intessuto relazioni e collaborazioni culturali con l'Istituto Cervantes di Milano e con altre rilevanti realtà della cultura spagnola e latinoamericana.

L'attività musicale del coro è stata accompagnata sin dall'inizio da un intenso lavoro di studio e di ricerca sul repertorio che ha portato alla pubblicazione del sito e alla realizzazione di programmi musicali tematici rivolti alle diverse occasioni di concerto: con repertorio orientato verso la musica sacra (Misa CriollaNavidad NuestraCamino de lo sacroEn el cielo y en la tierra) o profana, d'autore o popolare (CaminosMujeresCantata Argentina), e una proposta didattica interamente in lingua spagnola rivolta ai ragazzi delle scuole superiori, Aprender Cantando. Nel 2003 l'Associazione ha prodotto e realizzato totalmente in proprio il primo CD “Dal Vivo”.

Si sono avvicendati alla direzione del coro i Maestri Marco Dusi (1984-1996), Francesco Grigolo (1996-1997), Pilar Bravo (1997-2004) e Raul Laiza (2005-2006); attualmente il coro è diretto da Antonio Neglia e si avvale della collaborazione dei musicisti, Winston Cesar Rivero Gonzales (charango e percussioni), Roberto Romano (flauti e percussioni), Massimo Peri (percussioni), Claudio Guadrini (contrabbasso) e Pierluigi Ferrari (chitarra) (info su:www.corohispanoamericano.it).

 

Livia Rosato inizia a studiare Animazione Teatrale a Milano nel 1978 con Maia Cornacchia. Il suo metodo di studio è una sintesi dei maestri Stanislaski, Mejerchold, Stasberg e Grotowsky.

Ha vissuto in Argentina per otto anni, per la costruzione del progetto di scambio tra Italia e Argentina dell'Istituto Antropologia Teatrale di Milano.

Ritorna in Italia nel 1994 ed inizia a seguire corsi e stage con Rena Mirezka (allieva di Grotowski), Carlos Alsina (sulla pratica del metodo Stanislaski), Roberto Anglisani (sulle tecniche di narrazione) e Guy Callan (su "La commedia dell'Arte" e "la narrazione del teatro africano"). Costantemente segue progetti di aggiornamento teatrale per sviluppare ed ampliare il proprio metodo. In realtà  il metodo d'insegnamento è l'insieme di più tecniche, che col tempo sono state rielaborate e che vedono il teatro uno dei mezzi più significativi per una presenza "scenica" psico-fisica, per la comunicazione, la socializzazione, l'espressione individuale: "il teatro è ciò che si vede, si sente e ti fa pensare".

Livia Rosato insegna teatro nelle scuole, segue progetti di formazione per adulti e realizza spettacoli/narrazioni per bambini ed adulti.

Luigi Zuolo - milanese d'adozione, si diploma nel 1986 alla Scuola di Teatro MIM del maestroOrazio Costa (metodo mimesico), che lo chiama in seguito a lavorare in diversi suoi allestimenti(Il Misantropo, La beffa del Grasso legnaiuolo, La vita è sogno, Le Ricordanze).Frequenta ilCentro l'Atelier di Emanuele Montagna, a Firenze, basato sulle impostazioni di Lee Strasberg(Actor's Studio di New York), i corsi del regista Francesco Gigliotti, basati sulla Commedia dell'Arte, come anche gli stages seguiti con Marcello Bartoli e Donato Sartori, e le lezioni di acrobatica di Gianni Balzaro (poi a L'Ensemble di danza-teatro di Misha Van Hoecke). E' poi ammesso ad un percorso residenziale presso il Centro di Jerzi Grotowski presso il CSRT di Pontedera, come anche al Teatro Ateneo di Roma, nei laboratori di Carlo Quartucci sulTamerlano, e nelle letture dirette da Luca Ronconi su 'Il convitato di pietra'. Frequenta a Milano gli incontri sulla 'drammaturgia d'attore' tenuti da Renata Molinari presso il CRT. Diverse sono state le esperienze di lavori teatrali importanti, dalla ricerca, con La casa di Asterione (regia diF.Gigliotti), ai teatri lirici, come mimo: Turandot (G. Cobelli), Pescatori di perle (G. Carluccio),Madama Butterfly (M. Fabbri), Idomeneo (J. Cox), Guglielmo Tell (L. Damiani) e Trovatore   (L. Hochstraate). Nella prosa,  i lavori più rilevanti con M. Scaparro in “Una delle ultime sere”  diCarnovale, con C. Boso in “La creduta morta”, con G. Brogi nel Volpone, con M. Maggioni neL’Andrea o i Ricongiunti” e con Pambieri Tanzi ne “La putta onorata”. La svolta artistica  sono stati i quattro anni di lavoro con Remondi & Caporossi ed in particolare gli allestimenti di Coro, Leggenda, Personaggi, Attesa. Ha effettuato collaborazioni con:R. DondiSan Paolo al CUSTdi Urbino, come con M. Sambati, “La Passione a Tuscanica”, con F. Graziano, “Blues in sedici” a Pavia, con Pane e Mate, nel sociale, il lavoro con Saman ed il Corso per animatori colTeatro del Buratto.

Appuntamenti Italia / A proposito di uso politico del calcio: i famigerati mondiali del 1978 in Argentina

 MONDIALI DELLA VERGOGNA

I Campionati di Argentina ’78 e la dittatura

di Pablo Llonto
Prefazione di Pino Narducci

ROMA, giovedì 27 maggio ore 17,30
Palazzo Valentini, Via IV Novembre 119/a

Interverranno:

PINO NARDUCCI, magistrato
GIANNI MINÀ, giornalista
STEFANO INCERTI, regista autore del film “Complici del silenzio”
PABLO LLONTO, giornalista e autore del libro

Con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Argentina in Italia
 

Durante i campionati del mondo del 1978 successe di tutto:
morte, tortura, desaparecidos, doping, paura, corruzione, bugie.
Eppure Argentina ’78 sarà il momento di maggior popolarità della dittatura Videla.
Dalla non convocazione di Maradona alle simpatie comuniste dell’allenatore Menotti, dal poco credibile sei a zero al Perù fino alla finale con l’Olanda, il libro ripercorre i principali eventi sportivi che riempirono d’orgoglio il paese insieme ai tentativi di boicottaggio del Mondiale e alle azioni di guerriglia dei montoneros.
Un libro di storia, che affronta le responsabilità collettive della società argentina nell'occultamento della realtà, e che dimostra come l'innocenza sportiva e i suoi festeggiamenti si convertono spesso, in modo cosciente o incosciente, in appoggio ai governi, anche ai più sanguinari.

AUTORI:


Pablo Llonto, giornalista e avvocato, nel 1978 lavorava per la pagina sportiva dell'importante quotidiano argentino Clarin. Ha poi lavorato per molti giornali, radio e riviste, e attualmente scrive sulle riviste Gatopardo e Veintitres.
Come avvocato ha rappresentato diverse famiglie di desaparecidos o assassinati durante la dittatura.
E' autore del libro La noble Ernestina, inchiesta sul passato occulto del quotidiano Clarin.

Giuseppe Narducci, magistrato, è il Pubblico ministero di Napoli che ha scoperto Calciopoli, l'inchiesta ancora in corso che ha messo sotto sopra il mondo del calcio italiano.

Appuntamenti Sassari / Laici e anticlericali contro la dittatura religiosa che insanguina l’Iran

iran-sassari

Martedì  25 Maggio
in piazza d’Italia, a Sassari
alle ore 19,00

Si  svolgerà una manifestazione, organizzata dall’associazione per la democrazia in Iran, per protestare contro la condanna a morte di 6 prigiornieri politici e per il perpetrarsi delle torture e violenze contro la popolazione in particolare le donne.

Il  regime clericale ha intensificato le pene di morte per impiccagione. Nel 2009 sono state eseguite 440 impiccagioni, la cifra più elevata al mondo rispetto alla popolazione del paese
E appena pochi giorni fa, il 9 maggio, sono stati impiccati 5 ragazzi.

Le continue rivolte a Teheran e in altre parti del paese denotano  la volontà di rovesciare il regime.

La materia dei diritti umani è senza confine, ogni giorno in tutto il mondo, simpatizzanti della resistenza iraniana, organizzano incontri e manifestazioni per denunciare la violazione dei diritti umani in Iran e ad Ashraf,  una vera e propria città al confine Iran-Iraq,  in cui  vivono 3400 membri della resistenza iraniana (PMOI) che godono della Quarta Convenzione di Ginevra, ma che di fatto sono vittime inermi (dal 2003 le loro armi sono nelle mani delle forze militari USA) di una escalation di violenze fisiche e psicologiche da parte delle forze militari irachene filo-iraniane.

Ciò che chiediamo è sostegno  da parte di tutti voi, per protestare contro la condanna a morte dei prigionieri politici colpevoli solo di essere familiari dei  Mojaheddin del popolo iraniano residenti  nel campo di  Ashraf, e per protestare contro la tortura, le violenze sulle donne  che sono gli strumenti  del fascismo religioso in Iran.

Contro tutte le manovre politiche o di accondiscendenza al regime iraniano
 ABBASSO KHAMENEI                VIVA  VIVA  RAJAVI
ABBASSO LA DITTATURA RELIGIOSA 
ABBASSO IL DITTATORE KHAMENEI  e il suo servo AHMADINEJAD
SOSTEGNO, SOSTEGNO PER  GLI STUDENTI
STOP ALLE IMPICCAGIONI
STOP ALLE TORTURE
LIBERAZIONE DI TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI


ABBAS  PISHBIN
Portavoce della resistenza iraniana in Sardegna

Il sogno di Obama

"Ecco a che cosa aspiro: a un mondo creato umanamente, un mondo che risponda ai pensieri dell’uomo, ai sogni dell’uomo, ai desideri dell’uomo. Ciò che mi disturba in questa nostra vita, in questa vita americana, è che uccidiamo tutto quel che tocchiamo. Pensa ai mongoli e agli unni: erano cavallereschi al nostro confronto. Questa è una terra odiosa, vuota, desolata. Vedo i miei compatrioti attraverso gli occhi dei miei antenati. Vedo dentro a tutti loro… e sono cavi, svuotati dai vermi…"

Henry Miller

IL SOGNO INIZIA ORA…
di Stefano Anedda

Le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti riaprono le speranze.
Nel mondo passato per i totalitarismi del XX secolo e dove spesso riaffiorano degeneranti spinte xenofobe, si riesce tuttavia (almeno così sembra) a voltare pagina.
C’è tanto da sperare. E si spera in un futuro migliore. Chi ha vinto è un afroamericano.
Il primo nella storia degli U.S.A. : Barack Obama.
Già Senatore Democratico, ora sarà colui che guiderà la prima potenza mondiale.
Dopo la lunga “Era Bush”, intervallata per un po’ da Clinton, e dopo le guerre del Golfo; dopo lo scoppio della guerra al terrorismo, e dopo la “conquista” dell’Iraq, quelli dell’asinello tornano ad occupare la bianca casa.
Il "Yes, We can" della campagna elettorale è divenuto realtà.
"I have a dream", diceva qualcuno che si batteva per i diritti dei neri.
Un sogno ora è diventato realtà. Ma tanti altri iniziano proprio adesso. Il sogno realizzato è quello di chi è stato oppresso per secoli e schiavizzato, di chi era senza diritti, di chi non aveva la possibilità di “contare” nella società per il solo fatto di essere nato più scuro di altri.
Ora invece, il riscatto sembra ottenuto.
E le prime azioni del neo Presidente fanno ben sperare che veramente qualcosa in questo mondo possa cambiare e le ingiustizie possano essere ridotte.
Una tra le tante: la chiusura del carcere delle torture di Guantanamo.
Lì i detenuti venivano spesso rinchiusi senza essere neppure sottoposti ad un regolare processo. Spesso erano innocenti che finivano sotto le raccapriccianti mani di cinici aguzzini, pronti a tutto pur di sentirsi dire dalla loro vittima una confessione di colpevolezza. Costretti così a dichiararsi colpevoli per non subire ulteriori torture.
Ciò che accadeva nella base era sottoposto al cosiddetto Segreto di Stato.
Il governo di Bush è stato quello che vi ha ricorso di più in tutta la storia degli Stati Uniti.
Il segno di discontinuità dato da Obama e l’apertura ai paesi arabi fanno ben sperare.
Auguriamoci un mondo diverso.
E lasciamo ora lavorare il nuovo Presidente pieno di buoni propositi.
Auspico veramente che anche da noi si possa veramente cambiare pagina.
Auguri quindi, a Barack Obama.
Nuovo Presidente democratico degli Stati Uniti d’America.

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