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Appuntamenti Sassari / Vita e pensiero di Gramsci per immagini.

12 maggio 2012

Infermeria San Pietro – Sala Conferenze

ore 17.30

Intervengono:

Gianfranco Ganau

Gian Paolo Mameli

Introduce:

Simone Sechi

Appuntamenti/ Gramsci raffigurato

Riceviamo e volentieri diffondiamo questo invito degli amici della Biblioteca gramsciana di Gonnosnò-Nur.

Prosegui la lettura…

Appuntamenti Sassari / Gramsci nel mondo

Gramsci nel mondo

Interverranno:
Paolo Capuzzo, docente di storia contemporanea all’Università di Bologna
Guido Melis, docente all’università “La Sapienza” di Roma
Giancarlo Schirru, docente all’Università di Cassino

coordina Gian Battista Fressura, segretario della Sezione DS “A.Gramsci”

Sarà presentato il volume Studi Gramsciani nel mondo
Annuario diretto da Giuseppe Vacca e Giancarlo Schirru

Iniziativa organizzata dai Gruppi Consiliari dei Democratici di Sinistra della Provincia e del Comune di Sassari, dalla sezione DS “A.Gramsci” e dall’Associazione Culturale S’Attentu

venerdì 22 giugno – ore 17,30
Sala Angioy della Provincia di Sassari

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Barcellona, 3 maggio 1937: Berneri commemora Gramsci

Discorso in morte di Antonio Gramsci
(pronunciato alla radio CNT-FAI di Barcellona)

Lavoratori! Compagni!
Antonio Gramsci è morto, dopo undici anni di carcere, in una clinica, guardato a vista dai poliziotti e negato alla famiglia fino negli spasimi dell?agonia. Mussolini è un tiranno che ha buon fiuto per individuare i nemici più terribili: e tra questi egli teme le intelligenze solide e i caratteri inflessibili. Mussolini colpisce alla testa le opposizioni: scagliando la Ceka del Viminale contro Matteotti, facendo linciare dagli squadristi Amendola, rendendo la vita impossibile a Gobetti, gettando in carcere Riccardo Bauer, Ernesto Rossi e altri intellettuali di prim?ordine. Mussolini ha voluto la morte di Gramsci. Non gli bastò saperlo al confino, tubercolotico. Lo volle sepolto vivo in carcere, dove lo tenne pur sapendolo soggetto a emottisi, a svenimenti prolungati, a febbri altissime. Il prof. Arcangeli, che visitò Gramsci nel maggio 1933, dichiarò in un rapporto scritto che «il detenuto Gramsci non potrà sopravvivere a lungo in condizioni simili. Il suo trasferimento si impone in un ospedale civile o in una clinica, a meno che sia possibile accordargli la libertà condizionata»

Mussolini, pensando che un avversario avvilito è preferibile a un avversario morto in piedi, gliela avrebbe accordata, la libertà condizionale, ma in calce a una domanda di grazia. Ma Gramsci non era un qualsiasi Bombacci e rifiutò la grazia, che sarebbe stata, secondo come egli ebbe a definirla, «una forma di suicidio».

Il martirio, già settennale, continuò. Passarono ancora degli anni. Le condizioni del recluso si fecero così gravi da far temere prossima la morte. Un?agitazione internazionale reclamò la liberazione. Quando fu ordinato il trasferimento in clinica, la concessione era fatta a un moribondo.

Gramsci era un intellettuale nel senso intero della parola, troppo sovente usata abusivamente per indicare chiunque abbia fatto gli studi. Lo dimostrò in carcere: continuando a studiare, conservando sino all?ultimo le sue eccezionali facoltà di critica e di dialettica. E lo aveva dimostrato come capo del Partito Comunista Italiano, rifuggendo da qualsiasi lenocinio retorico, rifuggendo dalle cariche, sapendo isolarsi.

Piero Gobetti scriveva di lui, nel suo saggio La rivoluzione liberale:

«La preparazione e la fisionomia spirituale di Antonio Gramsci invece apparivano profondamente diverse da queste tradizioni, già negli anni in cui egli compiva i suoi studi letterari all?Università di Torino e si era iscritto al partito socialista, probabilmente per ragioni umanitarie maturate nel pessimismo della sua solitudine di sardo emigrato.

«Pare venuto dalla campagna per dimenticare le sue tradizioni, per sostituire l?eredità malata dell?anacronismo sardo con uno sforzo chiuso e inesorabile verso la modernità del cittadino.. porta nella persona fisica il segno di questa rinuncia alla vita dei campi, e la sovrapposizione quasi violenta di un programma costruito e ravvivato dalla forza della disperazione, dalla necessità spirituale di chi ha respinto e rinnegato l?innocenza nativa.

«Antonio Gramsci ha la testa di un rivoluzionario; il suo ritratto sembra costruito dalla sua volontà, tagliato rudemente e fatalmente per una necessità intima, che dovette essere accettata senza discussione: il cervello ha soverchiato il corpo. Il capo dominante sulle membra malate sembra costruito secondo i rapporti logici necessari per un piano sociale, e serba dello sforzo una rude serietà impenetrabile; solo gli occhi mobili e ingenui ma contenuti e nascosti dall?amarezza interrompono talvolta con la bontà del pessimista il fermo vigore della sua razionalità. La voce è tagliente come la critica dissolutrice, l?ironia toglie la consolazione dell?umorismo. C?è nella sua sincerità aperta il peso di un corruccio inaccessibile; dalla condanna della sua solitudine sdegnosa di confidenze sorge l?accettazione dolorosa di responsabilità più forti della vita, dure come il destino della storia; la sua rivolta è talora il risentimento e talora il corruccio più profondo dell?isolano che non si può aprire se non con l?azione, che non può liberarsi dalla schiavitù secolare se non portando nei comandi e nell?energia dell?apostolo qualcosa di tirannico. L?istinto e gli affetti si celano ugualmente nella riconosciuta necessità di un ritmo di vita austera nelle forme e nei nessi logici; dove non vi può essere unità serena e armonia supplirà la costrizione, e le idee domineranno sentimenti e espansioni. L?amore per la chiarezza categorica e dogmatica, propria dell?ideologo e del sognatore, gli interdicono la simpatia e la comunicazione, sicché sotto il fervore delle indagini e l?esperienza dell?inchiesta diretta, sotto la preoccupazione etica del programma, sta un rigorismo arido e una tragedia cosmica che non consente un respiro di indulgenza. Lo studente conseguiva la liberazione dalla retorica propria della razza negando l?istinto per la letteratura e il gusto innato nelle ricerche ascetiche del glottologo; l?utopista detta il suo imperativo categorico agli strumenti dell?industria moderna, regola colla logica che non può fallire i giri delle ruote nella fabbrica, come un amministratore fa i suoi calcoli senza turbarsi, come il generale conta le unità organiche apprestate per la battaglia: sulla vittoria non si calcola e non si fanno previsioni perché la vittoria sarà il segno di Dio, sarà il risultato matematico del rovesciamento della praxis. Il segno epico è dato qui dal freddo calcolo e dalla sicurezza silenziosa: c?è la borghesia che congiura per la vittoria del proletariato».

Per coloro, i più giovani, che nulla o poco sapessero dell?opera politica di Gramsci, ricorderemo che egli cominciò a prendere parte attiva alla vita del partito socialista nel corso della guerra, come collaboratore della stampa socialista di Torino, nella quale fu tra i primi a seguire con cura e a valutare gli sviluppi teorici e pratici della rivoluzione russa. Nel 1919 fondò la rivista L?Ordine Nuovo, che fu una delle migliori, e sotto certi aspetti la migliore rivista d?avanguardia. Gramsci, che aveva preparazione di glottologo, fu uno dei pochi socialisti dalla cultura filosofica moderna e aggiornata.

Del pensiero politico di Gramsci dell?epoca dell?Ordine Nuovo così scriveva Umberto Calosso, nell?agosto 1933, in un quaderno di Giustizia e Libertà:

«L?Ordine Nuovo rivelava fin dal titolo un indirizzo originale, un programma di serietà costruttiva, lontano dalla retorica rivoluzionaria, quasi di un organo ufficiale avant lettre di uno stato socialista, in qualche modo già fondato.

«Allo sviluppo delle commissioni interne, create come intermediarie tra i sindacati operai e la direzione padronale in organi di autogoverno del proletariato, Gramsci dedicò tutta la sua anima, tanto, tanto nel giornale che personalmente. Lì era, secondo lui, l?anticipo attuale del governo di domani, lì l?incarnazione concreta del nuovo ordine, lì il prezioso ?sancta sanctorum? davanti a cui Gramsci si mise a guardia con l?intransigenza feroce della chioccia sulla sua covata o del pastore sardo in difesa della sua donna. Tutto quello che poteva parere una minaccia allo sviluppo dell?organizzazione di fabbrica, Gramsci lo sentiva attraverso una gelosia che poteva sembrare settaria a chi non ne afferrava il motivo profondamente obiettivo.

«Le organizzazioni sindacali soprattutto gli erano sospette perché troppo vicine agli interessi immediati degli operai, troppo impegnate nella difesa longitudinale di categoria o generica di massa, troppo burocratiche e sperimentali di fronte alle nuove cellule appena in via di nascita.

«I ?mandarini?, i bonzi, tutte le code dell?immobilità cinese furono mobilitate contro i funzionari sindacali; e la camera del lavoro, istituto topografico e organico del proletariato, venne contrapposto ai sindacati come nell?anatomia umana l?organo vivente si contrappone al tessuto convenzionale.

«Anche il partito ufficiale, il Barnum, era guardato con ostilità di giorno in giorno più aperta, fino allo scoppio della scissione, e come contropartita a questa intransigenza specifica, L?ordine Nuovo adottava la più larga comprensione e la più spregiudicata libertà di fronte alle correnti culturali che si agitavano nel paese e il suo atteggiamento verso il liberalismo gobettiano, verso le ricerche filosofiche e religiose, verso gli sperimentalismi letterari, non aveva nulla di superficialmente partigiano e politico, tanto che il giornale, nella sua povertà, si collocò molto in alto nel concetto del pubblico colto e si impose all?attenzione degli osservatori della vita italiana. Sorel ne parlò prestissimo sul Resto del Carlino di Missiroli e più tardi Croce, pur lontanissimo dalle idee del giornale, non ebbe paura di camminare attraverso i passaggi obbligati e i blindamenti per porgere una visita alla ridotta di via Arcivescovado.

«In quest?ordine di idee L?Ordine Nuovo fu il giornale più libero che l?Italia abbia avuto dopo la Voce e l?Unità, un foglio dove si poteva veramente discutere tutto e di tutto, senza residui della meschinità culturale, tanto comune agli uomini politici italiani che fanno entrare il loro catechismo di destra o di sinistra persino nell?abbottonamento dei pantaloni».

Gobetti e Calosso ci hanno aiutato a lumeggiare i tratti salienti e centrali della personalità di Gramsci.

L?uomo che aveva suscitato l?interesse di Sorel, di Croce e di altri pensatori è stato ucciso lentamente. Per undici anni è stato mantenuto fuori della circolazione culturale e impedito perfino nell?attività di culture di glottologia.

Noi salutiamo dalla radio della CNT-FAI di Barcellona l?intellettuale valoroso, il militante tenace e dignitoso che fu un il nostro avversario Antonio Gramsci, convinti che egli ha portato la sua pietra all?edificazione dell?ordine nuovo, ordine che non sarà quello di Varsavia o quello carcerario e satrapesco attualmente vigente in Italia, bensì un moderno assetto politico-sociale in cui il sociale e l?individuale si armonizzeranno fecondamente in un?economia collettivista e in un ampio e articolato federalismo politico.

[Due giorni dopo questo discorso radiofonico, Camillo Berneri, una delle menti più brillanti del movimento anarchico, venne assassinato dalla polizia segreta comunista. Con molta probabilità, anche Gramsci, un Gramsci espatriato in Russia per uno scambio di prigionieri con l?Italia (possibilità della quale si vociferò per un periodo, durante la sua detenzione), sarebbe stato inghiottito dalla macchina repressiva staliniana. Ecco sorgere il dubbio sulla condotta di Togliatti in quegli anni: meglio un grande martire antifascista che un?altra ingombrante vittima delle purghe sovietiche?]

[Il discorso è tratto da Camillo Berneri, Umanesimo e Anarchismo, Edizioni e/o, Roma, 1996, pp. 111-117]

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Una riflessione di Gramsci sul tema dell?identità nazionale


Dalle Lettere dal carcere, Einaudi, Torino, 1965, pp. 504-507.

12 ottobre 1931

Carissima Tania,
[...]
Scrivi che ti ha fatto dispiacere avere io scritto che tu abbia attenuato la tua concezione sugli ebrei. Hai ragione nel senso che tu non hai attenuato nulla perché in questa tua concezione c?è un po? di tutto, ma ogni cosa in una diversa lettera. C?era in principio un punto di vista che conduceva diritto all?antisemitismo, poi una concezione da nazionalista ebreo e da sionista e infine dei punti di vista che sarebbero stati condivisi dai vecchi rabbini che si opposero alla distruzione dei ghetti, prevedendo che il venir meno di quelle comunità a territorio segregato avrebbe finito collo snaturare la «razza» e coll?allentare i vincoli religiosi che la mantenevano come una personalità. Certo ho fatto male a discutere; sarebbe stato meglio scherzarci su e contrapporre la teoria della «flemma» britannica, della «furia» francese, della «fedeltà» germanica, della «grandezza» spagnola, dello «spirito di combinazione» italiano e infine del «fascino» slavo, tutte cose che sono utilissime per scrivere romanzi d?appendice o film popolari. Ovvero ti avrei potuto porre la quistione di sapere chi è il «vero» ebreo o l?ebreo «in generale» e anche l?uomo «in generale» che non credo si trovi in nessun museo antropologico o sociologico. E anche cosa significhi oggi per gli ebrei la loro concezione di dio come «dio degli eserciti» e tutto il linguaggio della Bibbia sul «popolo eletto» e la missione del popolo ebreo che rassomiglia al linguaggio di Guglielmone prima della guerra. Marx ha scritto che la quistione ebrea non esiste più da quando i cristiani sono diventati tutti ebrei assimilando ciò che è stata l?essenza dell?ebraismo, la speculazione, ossia che la risoluzione della quistione ebrea si avrà quando tutta l?Europa sarà liberata dalla speculazione ossia dall?ebraismo in genere. Mi pare l?unico modo di porre la quistione generale, a parte il riconoscimento del diritto per le comunità ebraiche dell?autonomia culturale (della lingua, della scuola ecc.) e anche dell?autonomia nazionale nel caso che una qualche comunità ebraica riuscisse in un modo o nell?altro, ad abitare in un luogo definito. Tutto il resto mi pare misticismo di cattiva lega, buono per i piccoli intellettuali ebrei del sionismo, come la quistione della «razza» intesa in altro senso che non sia quello puramente antropologico; già al tempo di Cristo gli ebrei non parlavano più la loro lingua, che si era ridotta a lingua liturgica, e parlavano l?aramaico. Una «razza» che ha dimenticato la sua lingua antica significa già che ha perduto la maggior parte dell?eredità del passato, della primitiva concezione del mondo e che ha assorbito la cultura (con la lingua) di un popolo conquistatore; cosa significa dunque più «razza» in questo caso? Si tratta evidentemente di una comunità nuova, moderna, che ha ricevuto l?impronta passiva o addirittura negativa del ghetto e nel quadro di questa nuova situazione sociale ha rifatto una nuova «natura». [...] La quistione delle razze all?infuori dell?antropologia e degli studi preistorici non mi interessa. [...] Io stesso non ho nessuna razza: mio padre è di origine albanese recente (la famiglia scappò dall?Epiro dopo o durante le guerre del 1821 e si italianizzò rapidamente); mia nonna era una Gonzalez e discendeva da qualche famiglia italo-spagnola dell?Italia meridionale (come ne rimasero tante dopo la cessazione del dominio spagnolo); mia madre è sarda per il padre e per la madre e la Sardegna fu unita al Piemonte solo nel 1847 dopo essere stata un feudo personale e un patrimomio dei principi piemontesi, che la ebbero in cambio della Sicilia, che era troppo lontana e meno difendibile. Tuttavia la mia cultura è italiana fondamentalmente e questo è il mio mondo: non mi sono mai accorto di essere dilaniato fra due mondi, sebbene ciò sia stato scritto nel «Giornale d?Italia» del marzo 1920, dove in un articolo di due colonne si spiegava la mia attività politica a Torino, tra l?altro, con l?essere io sardo e non piemontese o siciliano ecc. L?essere io oriundo albanese non fu messo in gioco perché anche Crispi era albanese, educato in un collegio albanese e che parlava l?albanese. D?altronde in Italia queste quistioni non sono mai state poste e nessuno in Liguria si spaventa se un marinaio si porta al paese una moglie negra. Non vanno a toccarla col dito insalivato per vedere se il nero va via né credono che le lenzuola rimarranno tinte di nero.
[...] Ti abbraccio teneramente
Antonio

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Gramsci uomo, padre, comunista: a Ittiri

“Sa die de sa Sardigna” dedicata a Gramsci

Comune di Ittiri, Pro loco, Libreria Odradek di Sassari
presentano in occasione del 70° anniversario della morte il convegno

Antonio Gramsci: un uomo, un padre, un comunista

interventi di:
- Giuseppe Manias, Raccontando Gramsci con le immagini;

- Antoni Arca, Le lettere alle famiglie;

- Gianni Fresu, La politica come riforma intellettuale e morale.

Coordina Giovanni Antonio Lampis

sabato 28 Aprile 2007 ore 18.00
Aula Magna Scuola Media
Ingresso v. Delogu Ittiri

Ore 21.00 Concerto Cordas et Cannas
p.zza xxv Luglio Ittiri

I RELATORI

GIUSEPPE MANIAS Studioso di Gramsci e direttore della Biblioteca Gramsciana di Gonnosnò. A lui il compito di ricostruire la vita di Gramsci in una chiave inedita, a partire da aneddoti semisconosciuti e curiosità: la cittadina di Gramxi, i catanduri, la agiografia propagandistica battuta nel 1947 dalle Litotipografie Gigli.

ANTONI ARCA Docente a contratto di Lingua Catalana e di Letteratura per l?infanzia all?Università di Sassari. Saggista, poeta, autore teatrale. Intellettuale profondo e poliedrico, autore di ?Sardegna, infanzia e letteratura oltre le sbarre. Antonio Gramsci animatore alla lettura attraverso le Lettere dal carcere?. Di prossima pubblicazione per l?editore Condaghes la versione filologicamente corretta delle favole gramsciane raccolte in ?L?Albero del Riccio?. In corso di stampa anche la biografia per bambini di Antonio Gramsci. Ad Ittiri Arca proporrà un profilo sofferto ed intensamente umano del pensatore sardo: Gramsci è un prigioniero che soffre, un padre deprivato dell?affetto dei suoi figli, un politico che dalla sua cella assiste alla inattesa trasformazione del regime fascista in dittatura totalitaria, a tratti senza speranza.

GIANNI FRESU Laurea in Scienze politiche a Cagliari, Dottore di ricerca in Filosofia nell?Università di Urbino con una tesi su ?Lenin lettore di Marx? discussa con Domenico Losurdo. Ha fondato e presieduto il Centro studi della Sardegna ?Antonio Gramsci?, diretto la rivista «Quaderni della Sardegna», pubblicato il volume ?Il diavolo nell?ampolla. Antonio Gramsci gli intellettuali e il partito? (terza edizione). Di prossima pubblicazione un volume sul profilo politico e intellettuale di Renzo Laconi. Nel suo intervento Fresu rivisiterà con rigore e insolita leggerezza alcuni capisaldi del pensiero gramsciano.

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Parigi, 22 maggio 1937: Rosselli commemora Gramsci


Due climi politici: due tipi di umanità

Gramsci e Mussolini: che opposizione fra i due. Non soltanto di destino e di fede politica, ma di clima morale. Sono due mondi che si confrontano, due concezioni antitetiche della vita e dell?uomo.

L?uno, superficiale, turbolento, irrazionale, improvvisatore, demagogo, avventuriero, traditore dell?ideale della sua gioventù, trionfante sulle piazze politiche, con tutta un?armata di poliziotti destinata a salvarlo dall?odio del popolo.

L?altro, profondo, riservato, razionale, severo, nemico della retorica e di ogni opportunismo, fedele alla classe operaia nella buona come nella cattiva sorte, agonizzante in una cella circondato da un?armata di poliziotti che devono sottrarlo al ricordo, all?amore del popolo.

Per l?uno, niente ha valore come il successo, niente conta come la forza. Puché si arrivi al vertice del potere, purché si domini, tutte le strade sono buone. Le idee, i principi, gli uomini, non sono che elementi per l?affermazione del proprio ego, degli strumenti per la carriera individuale.

Per l?altro, al contrario, non c?è niente che valga la coerenza, la fedeltà a un ideale, a una causa che egli vive con tutto sé stesso, indipendentemente dalla carriera, dall?interesse per la propria persona; tutto in lui è ispirato a questo universalismo, questo distacco che è proprio degli esseri superiori, per i quali il sociale prevale sull?individuale, l?altruismo e l?umano sull?egoismo e la belva.

L?ideale si serve; non ci si serve dell?ideale. E, se necessario, si muore, con la semplicità di un Gramsci, piuttosto che continuare a vivere perdendo la ragione del vivere.

Chi dei due vincerà?

Non c?è che da volgersi alla storia, alla vostra storia francese. Le dittature passano, i popoli restano. La libertà finisce sempre per trionfare.

Centinaia, migliaia di giovani, formati alla scuola di Gramsci, Gobetti, Matteotti, riempiono oggi le prigioni e le isole d?Italia. Un?opposizione nuova, un?Italia nuova sta sostituendosi, silenziosamente, alla vecchia.

Ciò che impressiona è la sua semplicità, la sua calma. Giovani, soprattutto operai, intellettuali partecipano alla lotta clandestina sapendo che un giorno la polizia verrà e li trascinerà, dopo uno, due, tre anni di isolamento, davanti al tribunale speciale. Là, in segreto, saranno condannati a 10, 20, 30 anni di prigione. Nessuno parlerà di loro. Spariranno nel baratro, entreranno nella grande legione dei precursori.

In prigione, studieranno, divideranno fraternamente quel poco di viveri che l?amministrazione ammette. Quando usciranno, rincominceranno. Qualche giorno fa, il tribunale speciale ha condannato per la seconda volta un giovane compagno di nome Scala. Era stato arrestato una prima volta da studente, con altri studenti, e condannato a cinque anni. Questa volta è stato condannato a dodici anni. E con lui c?erano degli operai. Il legame storico fra proletariato e ?intellighentzia? si è realizzato.

È questa nuova opposizione, questa nuova Italia che vincerà finalmente il fascismo, che vi chiediamo di conoscere, di difendere, compagni Francesi.

Lotta non soltanto per la libertà dell?Italia, lotta per la libertà e la pace nel mondo.

Muore in prigione e muore, armi alla mano, in Spagna.

Ma vivrà domani, vincerà domani, quando, sulle rovine del fascismo, sorgerà il mondo nuovo sognato da Gramsci.

[Meno di venti giorni dopo questo discorso, Rosselli sarà assassinato da un commando di fascisti francesi, su mandato del regime mussoliniano]

[Traduzione dal francese a cura del Circolo ?Giustizia e Libertà? di Sassari; tratto da: Carlo Rosselli, Scritti dell'esilio II. Dalla Concentrazione antifascista alla guerra di Spagna (1934-1937), a cura di C. Casucci, Einaudi, Torino, 1992, pp. 543-545]

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Sa Die de sa Sardigna 2007/ Antonio Gramsci


Dal sito della regione sarda
Sa Die de sa Sardigna dedicata a Gramsci
Il grande intellettuale e pensatore sardo sarà al centro dell’edizione 2007 della manifestazione storico-culturale. Da due anni la festa dei sardi si è trasformata in un’occasione di riflessione su passato, identità e progetti per il futuro.

Nove giornate di riflessione, dibattiti, seminari, tavole rotonde, spettacoli, film e documentari per ricordare e celebrare Antonio Gramsci, a settant’anni dalla sua scomparsa. Nasce nel nome del grande intellettuale e pensatore sardo l’edizione 2007 di Sa Die de Sa Sardigna che, ormai da due anni, la Giunta regionale ha scelto di dedicare a personaggi sardi di grande portata storica, politica e sociale, per trasformare la festa dei sardi in un’occasione di riflessione sul proprio passato, l’identità e i progetti per il futuro.

Quella di quest’anno è una vera e propria maratona culturale, che ha inizio il 27 aprile e si conclude il 6 maggio, coinvolgendo le località che hanno avuto un ruolo affettivo e formativo nella vita di Antonio Gramsci: Ales, Cagliari, Ghilarza, Sorgono. Il ricco e articolato programma è stato costruito dalla Regione insieme all’associazione Casa Natale Gramsci di Ales, la Casa Museo Gramsci di Ghilarza e l’Istituto Gramsci della Sardegna. L’edizione 2007 di Sa Die de Sa Sardigna ha un respiro internazionale: varca in confini dell’Isola per aprirsi al mondo, con l’arrivo in Sardegna di storici, economisti, studiosi del pensiero gramsciano di diverse nazionalità, che parteciperanno al terzo convegno internazionale dell’International Gramsci Society (Igs), articolato in tre sezioni, suddivise il 3 e 4 maggio tra il T Hotel di Cagliari e la Torre Aragonese di Ghilarza.

Il 30 aprile sarà protagonista di una intera giornata di celebrazioni il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che di mattina andrà in visita a Ghilarza e poi a Oristano, al Teatro Garau, per assistere alla presentazione degli scritti di Gramsci.

È ai giovani, agli studenti sardi, che la Regione rivolge soprattutto l’invito a partecipare alle giornate gramsciane, come suggeriscono anche gli estratti dei Quaderni di Gramsci, scelti a commento del libretto delle manifestazioni, che offrono profonde riflessioni sull’importanza e la necessità dell’istruzione e di una riforma culturale, a partire dal celebre ?Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza?.

Le iniziative di Sa Die prevedono il coinvolgimento in prima persona degli scolari sardi, attraverso la realizzazione di progetti didattici e iniziative nelle scuole. Il 27 aprile, a Ghilarza, nell’Auditorium comunale è in programma la premiazione degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado del Guilcier, del Montiferru e del Barigadu, vincitori del concorso bandito dalla Unitre di Abbasanta in collaborazione con la Casa Museo Antonio Gramsci di Ghilarza e con il patrocinio della Direzione scolastica regionale.

Dal sito di Sardegna Cultura

Breve nota biografica
Antonio Gramsci nasce ad Ales (Ca) il 22 gennaio 1891. Dopo la licenza elementare (1902) e studi privati a Ghilarza, nel 1905 si iscrive al liceo ginnasio di Santulussurgiu. Conseguita la licenza ginnasiale si trasferisce (1908) a Cagliari presso il fratello Gennaro, segretario della locale sezione socialista, per frequentare il liceo Dettori. Risalgono a questi anni il suo impegno per l’affermazione della libertà di pensiero e la partecipazione alle discussioni culturali e politiche.
Terminati gli studi liceali nel 1911, grazie a una borsa di studio si iscrive alla Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino. Dal 1915, già collaboratore del “Grido del popolo”, entra nella redazione torinese de “l’Avanti”, organo del Partito socialista italiano, richiamando l’attenzione generale per lo spessore culturale dei suoi interventi.

Nel 1919, insieme a Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti, fonda il settimanale “L’ordine nuovo”, attraverso le cui pagine sostiene l’importanza dei consigli di fabbrica orientando così la sua ideologia in una prospettiva rivoluzionaria, a sinistra del movimento socialista. Convinto di queste idee, insieme alla minoranza comunista del Psi, dà vita, il 21 gennaio 1921, al Partito comunista italiano (Pcd’I).
Come membro del comitato centrale del partito si reca nel 1922 a Mosca per partecipare all’Internazionale comunista; la diretta conoscenza del leninismo e degli sviluppi della dittatura del proletariato, gli consente di misurare diversamente i problemi del comunismo italiano.
Eletto segretario generale nel 1924, in seguito allo scioglimento dei partiti di opposizione nel 1926, viene arrestato e due anni dopo condannato a vent’anni di reclusione. Nel 1929, ottenuto il permesso di scrivere in cella, inizia la stesura dei “Quaderni dal carcere”. Colpito nel 1931 da una grave malattia, le sue condizioni di salute peggiorano costantemente nonostante l?ottenimento, nel 1934, della libertà condizionale. Riacquisita la libertà agli inizi del 1937, muore il 27 aprile.

Nel suo pensiero, volto alla comprensione della situazione italiana dell’epoca e alla certezza della possibilità di trasformarla in senso socialista, l’ideologia, la filosofia e la prassi politica trovano una profonda unità. Il valore assegnato al concetto di cultura, vista non più come fatto aristocratico ma come mezzo per acquistare consapevolezza della realtà, lo porta a elaborare la nozione di “organizzazione della cultura” che esprime la necessità di indagare i rapporti profondi fra organizzazione economico-sociale e visione del mondo, fra lotta di classe e scoperta scientifica e artistica.

Calendario degli appuntamenti (per i dettagli consultare il sito di Sardegna Cultura)
27.04 “24 ore di e per Gramsci” a Gonnosnò
27.04 “Nonostante Gramsci. Le donne di Antonio” a Paulilatino
27.04 Convegno e progetto didattico ad Ales e Ghilarza
28.04 Convegno e lettura di brani al T Hotel di Cagliari
28.04 “Antonio Gramsci: un uomo, un padre, un comunista”, convegno a Ittiri
28.04 Tavola rotonda alla Torre aragonese di Ghilarza
02.05 Letture e commenti delle opere al Manàmanà di Cagliari
02.05 Convegno, letture e concerto al T Hotel di Cagliari
03.05 Convegno e proiezione documentario al T Hotel di Cagliari
04.05 III° Convegno internazionale della IGS alla Torre aragonese di Ghilarza
05.05 Due seminari paralleli alla Torre aragonese di Ghilarza
05.05 “Ragazzi della speranza”, incontro degli alunni delle elementari ad Austis
06.05 Incontro con artisti e intellettuali e dibattito ad Ales e Sorgono

Ricordiamo inoltre che il 3 maggio, alle ore 18.30, presso la libreria Odradek di Sassari, Via Torre Tonda 42, la rivista Camineras ricorderà la figura di Gramsci, a cui ha interamente dedicato l’ultimo numero.

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gramsci e sa die 2


gramsci e sa die 2

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Gramsci e Sa Die

Dunque la commemorazione di Gramsci in occasione di Sa Die de sa Sardigna ha destato l’attenzione del consigliere Atzeri, sardista. Il succo del suo ragionamento è questo: Gramsci non era autonomista, perciò stona assai con Sa Die; e poi: Gramsci viene ancora una volta ricordato in un convegno destinato a pochi intimi, mentre Sa Die necessita di essere “portata al popolo”.

Quest’ultima parte del ragionamento atzeriano è la più sensata. In ogni caso, la mia convinzione è che quella di Atzeri sia una presa di posizione del tutto pretestuosa.

Da quanti anni ormai Sa Die è un vuoto simulacro della festa nazionale dei sardi?

A parte alcuni tentativi di dare sostanza culturale e politica alla ricorrenza (praticamente tutti provenienti dal mondo della scuola, grazie all’opera meritoria di insegnanti e studenti consapevoli del valore simbolico rappresentato dal 28 aprile), Sa Die è stata un terreno aperto alle più varie iniziative sul cui profilo culturale tanto ci sarebbe stato da opinare: dov’era allora Atzeri, e dov’era il Partito Sardo d’Azione?

Quando finalmente si decide di dedicare Sa Die ad un personaggio sardo di grandissima levatura intellettuale e morale come Antonio Gramsci, apriti cielo! Gli si scaglia addosso l’accusa ormai stantìa di comunismo (il sardo-berlusconismo come un tempo il sardo-fascismo?) per colpirlo e affondarlo.

Ne avessimo oggi di Gramsci, come del resto di Lussu e persino di Bellieni. Forse riusciremmo a goderci un dibattito di spessore culturale molto diverso da quello imbastito da Atzeri.

In un ideale Pantheon della nazione sarda le ceneri di Gramsci riposerebbero con onore. Quello stesso onore (conquistato dal Psda in passato) che oggi viene sempre più calpestato dalla nuova genìa di sardisti, furbetti un po’ leghisti un po’ berlusconiani.

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