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Iniziative Italia / Roma: Llazar Fundo, albanese e federalista europeo

ROMA CAPITALE
Assessorato alle Politiche sociali e della Comunicazione
CASA DELLA MEMORIA E DELLA STRIA
BIBLIOTECHE DI ROMA
ANED – Sezione di Roma
AMBASCIATA DELLA REPUBBLICA DI ALBANIA IN ITALIA
OCCHIO BLU ROMA
UNIVERSITA' DEGLI DI STUDI DI ROMA "LA SAPIENZA"
Dipartimento di Storia, Culture, Religioni Centro Studi “Altiero Spinelli”

Casa della Memoria e della Storia 

Via di San Francesco di Sales 5, Roma
Martedì 17 maggio  2011, ore 17
Ricordo di Llazar Fundo, un eroe albanese 

II° Convegno Internazionale

Vera Michelin Salomon
Presidente dell’ANED, sezione  di Roma, accoglie e saluta i partecipanti al Convegno

Indirizzi di saluto

S. E. Llesh Kola, Ambasciatore d’Albania in Italia 
Antonello Biagini, Pro Rettore dell’Università Roma “Sapienza”
Anna Rosa Iraldo Invernizzi, Associazione “Occhio Blu”
Luciana Nardelli Di Leo, in ricordo di Anna Cenerini Bova

Proiezione del documentario Ventotene del regista albanese Petro Lati, con sottotitoli in italiano
Apertura del Convegno

Presiede  Francesco Gui
“Sapienza” Università di Roma – Centro Studi “Altiero Spinelli” 

Relazioni

Nevila Nika, Direttrice dell’Archivio di Stato della Repubblica d'Albania:
La figura di Llazar Fundo nell’Archivio del Partito Comunista di Tirana

Roberto Morozzo della Rocca, Presidente Collegio Didattico di Scienze Storiche 
Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma Tre
Albania e Italia negli anni della seconda guerra mondiale.

Discussione e conclusioni
***

Llazar Fundo, albanese europeista e ribvoluzionario, perseguitato dai fascisti italiani invasori dell'Albania e da questi mandato in esilio a Ventotene, dove incontra Altiero Spinelli e Sandro Pertini. Tornato in Albania, muore fucilato per ordine di Henver Hoxha, in quanto "trotzkista", nel 1944.

Dall’intesa Berlusconi-Putin sul gas russo brutte notizie per la Sardegna

Dai files di Wikileaks vien fuori una quadro tutt’altro che rassicurante delle politiche energetiche italiane. La strategia di privilegiare i legami energetici con la Russia, pianificata da Berlusconi e realizzata dall’Eni, ha – fra l’altro – un immediato effetto negativo sull’economia della Sardegna. Com’è noto, l’ente che gestisce le forniture energetiche italiane realizzerà il gasdotto South Stream in comproprietà con la russa Gazprom. È da qui che in un futuro prossimo arriveranno le maggiori quantità di gas per l’Italia e i Balcani (Bulgaria, Macedonia e Albania garantiscono infatti il passaggio della pipeline).
 
Invece la costruzione del gasdotto Galsi, che dovrebbe trasportare il metano estratto in Algeria dalla Sardegna verso il continente italiano (con un’eventuale deviazione in Corsica verso la Francia) è di fatto bloccata. C’è di peggio: non rientra fra le infrastrutture strategiche europee a causa della mancata indicazione in tal senso del governo italiano (ciò significa che verrà meno una buona fetta delle risorse finanziarie comunitarie destinate alla sua realizzazione). Enormi investimenti rischiano dunque di andare in fumo, tanto più necessari in una fase come quella attuale in cui la disoccupazione in Sardegna (ma non solo) è alle stelle. (1)
 
galsi 2È difficile negare che ci sia una relazione fra l’affare South Stream che va avanti (grazie all’appoggio del governo Berlusconi) e il progetto Galsi che al contrario è fermo (in quanto ritenuto dallo stesso governo “non strategico”). Poste queste premesse, il metano rischia di continuare ad essere una chimera per le imprese e i cittadini sardi, mentre la nostra economia affonda sempre più rapidamente nella palude del sottosviluppo.
 
I politici sardi che cosa aspettano a ribellarsi ad una situazione di permanente frustrazione dei nostri interessi economici? Non si capisce perché non muovano passo e non articolino voce su un tema che riguarda l’avvenire di tutte le classi sociali isolane, imprese lavoratori e cittadini comuni. Sorprende che ancora nessuno abbia avviato una forte campagna a sostegno del progetto Galsi. C’è da chiedersi: perché? La giunta regionale è espressione di una maggioranza politica che ha digerito l’asse Berlusconi-Putin senza il minimo cenno critico. Ma le opposizioni che fanno? Anche loro sono stregate dagli occhi di ghiaccio dell’autocrate russo? Oppure temono le reazioni del “cane a sei zampe”?
 
Lo sviluppo della Sardegna sarà legato nei prossimi decenni, fosse solo per mera vicinanza geografica, allo sviluppo del nord Africa, di cui l’Algeria rappresenta uno degli stati più importanti, proprio in virtù del suo enorme potenziale energetico. È o no nell’interesse della Sardegna coltivare questi rapporti nel lungo periodo? Per noi Sardi sono più importanti i rapporti con la Sonatrach algerina oppure con l’Eni italiana? È più rilevante stringere un’alleanza con la Corsica in vista di una comune infrastruttura per la distribuzione del metano oppure la spartizione dei profitti del South Stream fra Eni e Gazprom?
 
La Sardegna senza metano (il solo combustibile che garantisca la transizione verso un’economia basata sulle energie rinnovabili), senza lavoro, priva di una prospettiva di sviluppo, non potrà che essere sempre più una terra destinata agli insediamenti militari (e molto probabilmente, allo stoccaggio delle scorie nucleari che tutti rifiutano). Se vi fossero dei politici sardi coraggiosi e lungimiranti, si inserirebbero nelle contraddizioni e nei conflitti che contrappongono i blocchi economici del capitalismo internazionale, e i governi a loro correlati, per giocare una partita nella quale gli interessi energetici (e quindi economici) della nostra isola verrebbero tutelati.
 
Vincere questa partita sarebbe – al di là dei vuoti esercizi retorici che hanno occupato ultimamente i lavori del Consiglio regionale – una tappa di grande importanza per la conquista di nuovi e non effimeri spazi di sovranità.

_________________________________
(1) Nel suo sito la società che dovrà realizzare il gasdotto Galsi precisa che questo è già considerato in sede europea un progetto strategico, anche perché rientra fra gli investimenti compresi nella macro-area Nord-Sud (Europa occidentale – Africa) indicata come corridoio privilegiato per gli approvvigionamenti di gas. In realtà questo tipo di politiche sono concepite come un processo scandito da tappe successive e concatenate: basta saltare un passaggio per determinare il blocco di un progetto, accantonato (momentaneamente o meno) a vantaggio di un altro, che ha sponsor più persuasivi e potenti. Cfr. http://www.galsi.it/index.php?id_menu=31&id_news=98

Appuntamenti Sassari / Conoscere l’Unione Europea

Celebrazione dei 60 anni della Dichiarazione Schuman

realizzato dall’Associazione Scienze Politiche Sassari 
in collaborazione con la Sezione di Cagliari della Gioventù Federalista Europea 

Conoscere l'Unione Europea per costruire il nostro futuro
Giornate d'informazione e dibattito sul processo d'integrazione europea e federalismo

 

Aula Magna Facoltà di Scienze Politiche 
Martedì  4 maggio 2010 ore 15,00 – 18,00 

Convegno 
Dal carbone all'Europa: il lungo viaggio di un progetto e di un'idea

Presiede 

Francesco Pericu (ASP Sassari)

Relatori 
prof. Piero Graglia – Università Statale di Milano.
prof. Omar Chessa  - Università di Sassari.

Aula Magna Facoltà di Scienze Politiche

Martedì 11 maggio 2010 ore 15,00 – 18,00 

Convegno 
Nazionalismo, federalismo e Unione Europea 

Presiede
Valentina Usai (MFE Cagliari)

Relatori 
prof. Luigi V. Majocchi – Università di Pavia 
prof. Virgilio Mura – Università di Sassari 

Aula Magna Facoltà di Scienze Politiche
Martedì  18 maggio 2010 ore 15,00 – 18,00

Convegno 
Quale ruolo per l'Europa nel nuovo ordine mondiale? 

Presiede Gianluca Satta  (GFE Cagliari)

Relatori 
prof. Lucio Levi – Università di Torino  
prof. Vittorio Emanuele Parsi – Università Cattolica di Milano 
prof. Rodolfo Ragionieri – Università di Sassari.

Aula Magna Facoltà di Scienze Politiche
Martedì  25 maggio 2010 ore 15,00 – 18,00

Tavola rotonda 
La Sardegna e l'Unione europea: vincoli e opportunità 

Presiede 
Giovanni Cocco – (ASP Sassari)

Relatori 
prof. Giuseppe Usai,  MFE Cagliari
on. Giommaria Uggias – Parlamento europeo, 
prof. Mario Segni –  Università di Sassari,
prof.ssa Silvia Sanna – Università di Sassari, 
prof. Paolo Fois – Università di Sassari. 

Comitato Scientifico:
Prof.ssa Silvia Sanna – Prof. Rodolfo Ragionieri – Prof. Virgilio Mura – Prof. Francesco Soddu

Il Seminario di Studi Europei dell’Associazione Scienze Politiche Sassari (Asp), in collaborazione con la Gioventù Federalista Europea (Gfe), propone un percorso di conoscenza e di analisi dell'Unione Europea.
L'Asp Sassari promuove attività culturali e sociali all'interno della Facoltà di Scienze Politiche di Sassari.  La Gfe è un movimento politico apartitico di giovani impegnati nella realizzazione di un'Europa federale, primo passo per una Federazione mondiale.
Gli incontri del seminario saranno quattro: ognuno di questi prevede due relatori e un moderatore. I relatori sono docenti universitari ed esperti degli argomenti trattati. Nel corso degli incontri si rifletterà su temi di rilevanza europea e si rifletterà sulla costruzione e sul futuro dell'Unione Europea. 
Nella giornata introduttiva, il 4 maggio 2010, interverrà Piero Graglia, docente di Storia dell'integrazione europea all'Università Statale di Milano, grande studioso e biografo di Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell'Unione Europea. L'intervento del Prof. Graglia, dal titolo “Dal carbone all'Europa: il lungo viaggio di un progetto e di un'idea” evocherà il ruolo fondamentale avuto dalla Dichiarazione Schuman e illustrerà come, sulla base di questa, l'Europa si sia evoluta negli ultimi 60 anni.
Il secondo incontro si terrà il 14 maggio 2010. Luigi Vittorio Majocchi, docente di Storia dell'Europa Occidentale dell'Università di Pavia, e Virgilio Mura, Preside della Facoltà di Scienze Politiche di Sassari si confronteranno su “Federalismo, Nazionalismo ed Unione Europea”.
Il terzo incontro, previsto per il 18 maggio 2010, prevede un incontro-dibattito con tre grandi studiosi di politica internazionale. Lucio Levi, docente di Scienza Politica dell'Università di Torino e Presidente del Movimento Federalista Europeo, Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e opinionista del quotidiano La Stampa e Rodolfo Ragionieri, docente di Relazioni Internazionali dell'Università di Sassari, discuteranno del ruolo dell'Unione Europea nel nuovo ordine mondiale.
Il quarto e ultimo incontro, una tavola rotonda, è previsto per il 25 Maggio. Mario Segni, docente dell'Università di Sassari, più volte parlamentare e leader del movimento referendario,  Giommaria Uggias, eurodeputato, Silvia Sanna e Paolo Fois, docenti di Diritto dell'UE dell'Università di Sassari, e Giuseppe Usai, fondatore del MFE in Sardegna, discuteranno sul tema "La Sardegna e l'Unione europea: vincoli e opportunità" 

 

Il Seminario vuole stimolare la riflessione sulla nascente società europea e sui suoi valori. Vuole inoltre incoraggiare, soprattutto i giovani ad assumere ruoli attivi nella costruzione dell’Europa del futuro, a partire dalla loro comunità.  Quest'auspicio è  peraltro previsto dai vari programmi europei per la gioventù che si pongono i seguenti obiettivi: 
      1.incentivare la partecipazione dei giovani alla vita civile della propria comunità 
      2.incentivare la partecipazione dei giovani al sistema della democrazia partecipativa.

 

Il Seminario di studi europei adotterà i principi chiave dell’approccio partecipativo previsti dal programma europeo Gioventù in Azione. 
Eccoli qui di seguito: 
? lasciare spazio all’interazione tra partecipanti ed evitare l’ascolto passivo;
? rispettare le conoscenze e le competenze individuali;
? garantire a ciascuno non solo coinvolgimento, ma anche influenza sulle decisioni inerenti al progetto;
? la partecipazione è allo stesso tempo un processo di apprendimento e un risultato: non solo una specifica serie di competenze tecniche, ma anche un approccio, un’attitudine. 

 

L'Associazione Scienze Politiche Sassari

La lobby vaticana vince anche in Europa.

L’Europa e i privilegi neo-clericali

Nell’indifferenza pressoché generale, il 1° dicembre è entrato in vigore il Trattato di Lisbona. Dire che è stata un’operazione di vertice è dire poco…  Per Papa Benedetto l’articolo 17 garantisce i “diritti istituzionali” delle chiese. Che cosa ne pensano – se ne pensano – i nostri rappresentanti, che hanno votato a favore del Trattato, non è dato sapere.

di Vera Pegna, L’Avvenire dei Lavoratori, 9.12.09

Nell’indifferenza pressoché generale, il 1° dicembre è entrato in vigore il Trattato di Lisbona. Dire che è stata un’operazione di vertice è dire poco. Che la si sia voluta tale, lo ha confermato Giuliano Amato secondo il quale i capi dell’UE avevano “deciso” di rendere il nuovo trattato “illeggibile” per evitare che le riforme chiave fossero riconosciute ad una prima lettura e magari seguite da proposte di referendum nei singoli stati membri.

C’è chi invece indifferente non è stato ma anzi ha aspettato con una certa trepidazione l’ultima firma necessaria al completamento della ratifica del trattato apposta dal ceco Vaclav Klaus. Senza quella firma, senza l’entrata in vigore del trattato, l’attività tenace svolta dalla Santa Sede per assurgere a un riconoscimento istituzionale da parte dell’UE avrebbe potuto essere annullata da futuri dirigenti dell’UE, meno propensi a cedere alle pressioni vaticane.

 

Nel 1996 il Consiglio europeo di Torino aveva respinto la richiesta della COMECE (la Commissione dei vescovi europei) di riconoscere un ruolo pubblico alle chiese con la motivazione che la Santa Sede non era uno stato membro dell’Unione. Né poteva diventarlo dato che – unico stato in Europa – la Santa Sede non è firmataria della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo.

 

Ciò nonostante, negli ultimi otto anni , da quando fu messa mano alla elaborazione del trattato costituzionale europeo, la richiesta delle gerarchie vaticane ha fatto grandi passi in avanti. Insistendo sulla “morale naturale” e sui “valori universali” della dottrina cattolica e, soprattutto, mettendo i suoi servitori più fedeli nei posti chiave all’interno della Commissione, la Chiesa cattolica ha ottenuto ciò che le era stato rifiutato nel 1996, ovvero la menzione delle chiese in un documento legislativo europeo.

 

Nel trattato di Amsterdam, nonostante le insistenze affinché lo status delle chiese fosse accolto nel corpo del testo,  il Vaticano ottenne solamente una  dichiarazione aggiuntiva annessa al trattato. Invece ecco che qualche anno dopo, nella bozza del trattato costituzionale europeo, appare un articolo sullo status delle chiese, questa volta all’interno del trattato stesso, nonostante un folto gruppo di parlamentari, fra cui gli italiani Lamberto Dini e Elena Paciotti, ne avessero chiesto la soppressione per i seguenti motivi:  Non si capisce perché ciò che è stato inserito in una Dichiarazione non vincolante nel Trattato di Amsterdam debba oggi essere innestato nella Costituzione… L’Unione non ha, e la Convenzione non ricerca, una competenza nel settore della teologia o della filosofia…

 

La tattica seguita dalle gerarchie cattoliche per arrivare a tanto è stata duplice: chiedere due cose per ottenerne almeno una e alzare un gran polverone su quella rinunciabile – la menzione delle radici cristiane – in modo da far passare quatton quattoni quella irrinunciabile contenuta nell’articolo 52 (diventato 17 nel nuovo trattato) difficile da far ingoiare ad una popolazione secolarizzata come quella europea.

 

L’articolo 17 rassicura il Vaticano circa tre obiettivi prioritari. Primo: il riconoscimento della dimensione istituzionale della libertà religiosa. Secondo il Vaticano, la dimensione religiosa si estende a tutto ciò che riguarda l’essere umano e siccome la chiesa si proclama “esperta in umanità” è giusto che le sia riconosciuto uno status specifico, diverso da quello attribuito alle associazioni della società civile.

Secondo: la facoltà per le chiese di intervenire su quei progetti di legge europei da esse considerati di loro competenza prima che tali progetti arrivino in aula. Con ciò la chiesa cattolica, ente privato i cui rappresentanti non sono eletti dai propri fedeli, entra a far parte del processo legislativo europeo provocando un duplice danno: la delegittimazione del parlamento poiché i membri eletti non bastano più a rappresentare le istanze degli elettori e l’inquinamento del sistema di democrazia rappresentativa, pilastro dello stato di diritto.

Terzo: l’esenzione da quelle leggi e normative europee che sono in contrasto con la dottrina morale cattolica. Ciò riguarda in particolare la facoltà per le organizzazioni cattoliche che gestiscono servizi pubblici quali scuole, ospedali, ecc. di discriminare i propri dipendenti in base sia alla loro religione sia alle loro scelte di vita. È ciò che accade già in Italia per gli insegnanti di religione la cui assunzione o permanenza in servizio possono essere bocciate dalla diocesi di appartenenza qualora questa consideri che non si attengono alla morale cattolica.

Per Papa Benedetto l’articolo 17 garantisce i “diritti istituzionali” delle chiese. Che cosa ne pensano – se ne pensano – i nostri rappresentanti che hanno votato a favore del Trattato di Lisbona non ci è dato sapere.

Immagine: Giacomo Manzù, Il Grande Cardinale, 1965.

Appuntamenti Italia / Milano, presentazione Ernesto Rossi un democratico europeo

CASA DELLA CULTURA
Via Borgogna 3, Milano

Martedì 3 novembre 2009, ore 18.00

Presentazione del volume

ERNESTO ROSSI UN DEMOCRATICO EUROPEO

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Coordina: Ferruccio Capelli (Casa della Cultura)

Introducono:
Arturo Colombo (Università di Pavia)
Giovanni Scirocco (Università di Bergamo)

Saranno presenti:
Mauro Begozzi (Istituto storico della Resistenza di Novara "P. Fornara")
Antonella Braga (curatrice del volume, Istituto storico della Resistenza "P. Fornara")
Andrea Ricciardi (Università di Milano)

e tra gli altri autori del volume (in ordine alfabetico):

Tito Boeri (Università “Bocconi”);
Mimmo Franzinelli (ricercatore);
Luigi Vittorio Majocchi (Università di Pavia);
Lorenzo Strik Lievers (Università “Bicocca”);
Rodolfo Vittori (ricercatore)


In collaborazione con il Circolo Carlo Rosselli – Milano
www.circolorossellimilano.org


La presentazione del volume è stata registrata da Radio Radicale


Libri / Altiero Spinelli, una recensione di Gianluca Scroccu

Con la cortese autorizzazione dell’Autore, pubblichiamo la recensione dello studioso cagliaritano Gianluca Scroccu – comparsa su "L’Unione Sarda" di oggi – alla biografia di Altiero Spinelli di Piero Graglia.

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Il sogno europeo: la vita generosa di Altiero Spinelli

"L’Unione Sarda" – Lunedì 16 marzo 2009
 

“Sono nato casualmente, così come si accende casualmente una candela”, scriveva di sé Altiero Spinelli nella sua autobiografia. La sua figura, una delle più importanti personalità nell’opera di costruzione dell’Unione Europea, è però poco conosciuta dall’opinione pubblica.
Ora il volume dello storico Piero Graglia, Altiero Spinelli (Il Mulino, pp. 634, € 30), aiuta a colmare questa lacuna, rappresentando il primo tentativo di una biografia organica del grande esponente federalista.
Basandosi su un’imponente mole di documenti provenienti anche da archivi europei e statunitensi, molti dei quali inediti, l’autore è riuscito a tratteggiare in profondità la figura di Spinelli. Particolarmente significativi ed originali appaiono ad esempio i capitoli sulla sua militanza comunista, sottovalutata negli studi precedenti, e che invece dall’analisi di Graglia appare determinante per comprendere l’essenza dell’azione politica spinelliana.
Antifascista intransigente nonostante la giovane età, Spinelli venne arrestato nel 1927 e condannato ad oltre sedici anni di carcere e confino, un periodo lunghissimo durante il quale avviene non solo la presa di distanza dal comunismo, del quale non può sopportare i crimini e i processi dello stalinismo, ma anche la conversione alla causa del federalismo europeo che culminerà nel 1941 nell’estensione, durante il confino a Ventotene, del famoso Manifesto elaborato insieme ad Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Dopo la Liberazione sarebbe poi diventato uno degli animatori principali del movimento federalista europeo e delle più importanti battaglie per il processo di unificazione, emergendo come “un utopista pragmatico”, fortemente critico nei confronti dell’approccio funzionalista di Monnet e totalmente schierato a favore dell’opzione federalista quale veicolo principale per il radicamento dell’idea europea tra la popolazione del continente. Nel libro si evidenzia molto bene il ruolo di Spinelli come fervido sostenitore della causa europea nel nostro Paese, consigliere del ministro degli esteri Pietro Nenni ma anche animatore del dibattito all’interno del gruppo del Mulino o con il lavoro culturale all’Istituto Affari Internazionali, da lui cofondato nel 1965.
Il capitolo dedicato all’attività di Spinelli come Commissario europeo in rappresentanza dell’Italia dal 1970 al ’75 è particolarmente incisivo, permettendo di comprendere quale importanza abbia avuto la sua azione nel dibattito sul processo di riforma istituzionale dell’Unione e sul rafforzamento della dimensione democratico-rappresentativa. Dopo quell’esperienza, riavvicinatosi al Pci di Berlinguer, per il quale venne eletto come indipendente prima al Parlamento italiano e poi a quello europeo, avrebbe continuato proprio da Strasburgo la sua battaglia politica sino alla morte avvenuta nel 1986, elaborando, insieme ad alcuni colleghi parlamentari di diversa appartenenza politica, riuniti nel famoso “Club del Coccodrillo”, un progetto molto avanzato di Trattato costituzionale a cui venne però preferito l’Atto Unico.
Un libro, quello di Graglia, che ci restituisce un quadro vivo di un’esistenza caratterizzata da grandi aspirazioni, molte delle quali incompiute, ma che, per riprendere le parole del Capo dello Stato Napolitano, ha lasciato una fondamentale lezione.

GIANLUCA SCROCCU

Appuntamenti Italia / Milano, la biografia di Luciano Bolis

CENTRO PER GLI STUDI DI POLITICA ESTERA E OPINIONE PUBBLICA
CENTRO STUDI SUL FEDERALISMO
UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MILANO

Presentazione del volume di

CINZIA ROGNONI VERCELLI

Luciano Bolis dall’Italia all’Europa
(Edizioni il Mulino, 2007)

Premio “Giacomo Matteotti”
della Presidenza del Consiglio de Ministri

Introduce e Presiede
ANTONIO PADOA SCHIOPPA

Intervengono
ALFREDO CANAVERO
AGOSTINO GIOVAGNOLI
MAURIZIO PUNZO
Sarà presente l’Autrice

Mercoledì, 28 gennaio 2009 – ore 17,30
Sala di Rappresentanza del Rettorato
Palazzo Centrale dell’Università,
via Festa del Perdono, 7 – Milano

Questo libro l’ho sentito presentare nel maggio 2008 a Torino, in occasione del seminario su Giellismo e azionismo organizzato dall’Istituto per la Storia della Resistenza in Piemonte. E’ un gran bel lavoro, fatto secondo le migliori regole dell’arte di fare libri di storia. Parla di un personaggio, Luciano Bolis, che sta nel profondo del cuore di tutti coloro che amano la Resistenza Gielle e il federalismo; chi ancora non lo avesse fatto, cerchi e legga l’autobiografia (l’ha pubblicata Einaudi). Bolis era il segretario regionale del PDA ligure, a  Genova venne arrestato dai camerati fascisti (sotto i portici del teatro Carlo Felice c’è una targa che lo ricorda), ferocemente torturato e, per il timore di cedere e rivelare i nomi dei compagni, tentò di suicidarsi tagliandosi la gola con un pezzo di vetro. Ma anzichè la giugulare si recise la trachea, fu salvato e la Resistenza riuscì a farlo evadere. E un uomo di questa statura la sua autobiografia l’ha intitolata: Il mio granello di sabbia. Questo è stato l’azionismo, questa l’Italia che lo ha espresso.

Cinzia Rognoni Vercelli, l’autrice, insegna all’Università di Pavia. Raramente ho sentito una docente di Storia proveniente dall’accademia che parlasse con tanta passione e tanto amore di una sua ricerca e della persona che di essa è stata oggetto, e riuscisse a trasmetterli a chi la ascoltava. Tra le tante relazioni belle e partecipate sentite al seminario di Torino – molte di studiosi assai giovani – la sua è stata una delle più notevoli. Insomma, un libro da leggere e un appuntamento da non mancare.

a.b.

Riviste/ Stati Uniti d’Europa

SUd

Leggere alcune delle lettere che Rossi e Spinelli si sono scambiati nel periodo conclusivo del conflitto mondiale è stato per me di grande conforto, in una fase, quale quella attuale, in cui la sinistra è afasica, povera d’idee, bloccata. Mi hanno colpito l’entusiasmo profuso nel lavoro politico quotidiano, la creatività delle soluzioni prospettate, la speranza di poter costruire una società europea finalmente libera, fondata sulla giustizia sociale, quale premessa perché non vi fossero più guerre. Un altro aspetto merita di essere evidenziato: sia Rossi che Spinelli sono capaci di dialogare con un ampio ventaglio di interlocutori, appartenenti ai più diversi schieramenti dell’antifascismo, compresi quelli d’ispirazione cristiana e conservatrice, con un respiro internazionale sorprendente, se solo si pensa che il continente era ancora attraversato dagli eserciti in conflitto. La battaglia per la federazione europea è un altro di quei terreni di lotta sui quali la sinistra (nostrana ed europea) è arretrata, accettando – di fatto – il modello sovranista e grettamente capitalista delle destre conservatrici.  Una concezione dell’unità europea fondata sugli interessi delle classi popolari, sul pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza, sulla ricerca dell’emancipazione delle donne e degli uomini che le nostre società accolgono, è essenziale perché fiorisca una rinnovata fiducia nel progetto. In altri termini, è più che mai necessario ritrovare lo spirito del Manifesto di Ventotene, prendere esempio da Rossi, Spinelli e Colorni. [S.Z.]

Dalla presentazione della rivista, n. 15, anno VI, estate 2008 (allegata a Critica liberale).

È un piccolo piacere, ma neanche tanto piccolo, che fra i risultati delle attività del Comitato nazionale per le celebrazioni del centesimo anniversario della nascita di Altiero Spinelli ci sia anche l’edizione delle lettere fra Ernesto Rossi e “Ulisse” qui presentate.


Piacere a più ondate, per così dire, sia per il contenuto in sé della scelta, o florilegio, del carteggio intrattenuto dai coautori del Manifesto di Ventotene nella fase nascente dell’epopea federalista, quella resistenziale. Ma non meno per la consapevolezza che Piero Graglia, autore della recentissima biografia di Spinelli, edita dal Mulino e recensita in questo numero di “Stati Uniti d’Europa”, ha messo a disposizione di amici (ed editori) l’intera corrispondenza Rossi-Spinelli del ‘43-’45, da lui curata con dedizione pluriennale, nella ragionevole speranza che venga presta interamente pubblicata. Ed anche in questo caso il Comitato nazionale Altiero Spinelli è pronto a concorrere all’impresa.


Però, appunto, il merito maggiore del Comitato, istituito nel 2006 per decreto del ministro dei Beni e delle Attività Culturali sotto l’alto patronato del Capo dello Stato, è stato quello di associare, valorizzandone gli apporti, tutte le personalità, pubblicazioni, istituzioni ed associazioni interessate alla cultura del federalismo europeo e alla sua diffusione, come elemento fondante dell’identità della nostra repubblica e dell’Unione europea.


Da questa attività, decisamente intensa, sono nati anche i contatti fra Piero Graglia, Enzo Marzo, instancabile animatore di “Critica liberale” (più iniziative millanta), e “Stati Uniti d’Europa”. Contatti che non si fermeranno certo a questo pur incoraggiante inizio, ma promettono ulteriori ricadute, sia sul fronte editoriale, come accennato, sia nel contesto dei “Colloqui Altiero Spinelli”, realizzati con una certa regolarità dal Comitato omonimo in collaborazione con l’Agenzia Ansa, e il suo stimatissimo direttore, Giampiero Gramaglia.


“Stati Uniti d’Europa” potrà proporre al pubblico i contenuti, con relativa scienza, dei Colloqui Spinelli, come fa oggi con il carteggio fra “Esto” e “Pantagruel”. Interessante prospettiva. Impegno preso.


Francesco Gui, Segretario del Comitato nazionale Altiero Spinelli.


Per approfondire:


Comitato nazionale per il centenario dalla nascita di Altiero Spinelli [contiene anche il Manifesto di Ventotene]


Gli Stati Uniti d’Europa di Ernesto Rossi

L’Europa contro il razzismo del governo italiano


Famiglia rom della Serbia [fonte: voci dal silenzio]

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 luglio 2008 sul censimento dei rom su base etnica in Italia

Il Parlamento europeo,

–   visti i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, i principi di uguaglianza e di non discriminazione, il diritto alla dignità, al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati, i diritti del bambino e i diritti delle persone appartenenti a minoranze, sanciti dalle convenzioni internazionali ed europee a tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, segnatamente la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e la relativa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo(1) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea(2) ,

–   visti i trattati, in particolare gli articoli 2, 6 e 7 del trattato sull’Unione europea e gli articoli 13 (provvedimenti per combattere le discriminazioni fondate, tra l’altro, sulla razza o sull’origine etnica), 12 (divieto di ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità), 17 (cittadinanza dell’Unione), 18 (libertà di circolazione) e 39 e seguenti (libera circolazione dei lavoratori) del trattato CE,

–   viste la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica(3) , in particolare le definizioni di discriminazione diretta e indiretta, la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri(4) , e la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(5) .

–   visti il documento di lavoro della Commissione concernente strumenti comunitari e politiche per l’inclusione dei rom (SEC(2008)2172) e la relazione annuale 2008 dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali,

–   viste le sue precedenti risoluzioni riguardanti, tra l’altro, i rom, il razzismo, la xenofobia, misure contro la discriminazione e la libertà di movimento, in particolare quelle del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell’Unione europea(6) , del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne Rom nell’Unione europea(7) , del 15 novembre 2007 sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri(8) , del 13 dicembre 2007 sulla lotta contro l’intensificarsi dell’estremismo in Europa(9) , e del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i rom(10) ,

–   visto l’articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che l’Unione europea è una comunità di valori basata sulla democrazia e lo stato di diritto, i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, l’uguaglianza e la non discriminazione, inclusa la protezione delle persone appartenenti a minoranze, e che l’Unione europea si è impegnata a lottare contro il razzismo e la xenofobia e contro la discriminazione fondata sui motivi enunciati agli articoli 12 e 13 del trattato CE,

B.   considerando che tali valori sono posti in essere nell’Unione europea mediante le summenzionate direttive sulla lotta alla discriminazione e sulla libertà di circolazione, nonché mediante le politiche sulle quali esse poggiano, e che gli Stati membri sono tenuti ad applicarle integralmente e ad astenersi da atti che potrebbero contravvenirvi,

C.   considerando che la summenzionata risoluzione del 31 gennaio 2008 su una strategia per i rom sollecita gli Stati membri a risolvere il fenomeno delle baraccopoli e dei campi abusivi, dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate,

D.   considerando che i rom sono uno dei principali bersagli del razzismo e della discriminazione, come dimostrato dai recenti casi di attacchi e aggressioni ai danni di rom in Italia e Ungheria e ulteriormente sottolineato da recenti sondaggi dell’Eurobarometro,

E.   considerando che nel suo summenzionato documento di lavoro la Commissione sottolinea che una serie di strumenti legislativi e finanziari e di politiche dell’Unione europea sono già a disposizione degli Stati membri con l’obiettivo di contrastare la discriminazione contro i rom e promuovere la loro inclusione e integrazione, in particolare attraverso lo scambio e la promozione di buone pratiche in tale ambito,

F.   considerando che la popolazione rom è una comunità etnoculturale paneuropea senza uno Stato-nazione e che di conseguenza l’Unione Europea ha la specifica responsabilità di concepire insieme agli Stati membri una strategia e una politica dell’Unione europea per i rom,

G.   considerando che il 21 maggio 2008 il governo italiano ha emanato un decreto che dichiara lo stato d’emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia(11) , sulla base della legge n. 225 del 24 febbraio 1992 sull’Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile, che attribuisce al governo il potere di dichiarare uno stato d’emergenza in caso di "calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari",

H.   considerando che detto decreto è stato seguito il 30 maggio 2008 da ulteriori ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri(12) , le quali:

   nominano i Prefetti di Roma, Milano e Napoli Commissari delegati per l’emergenza rom;
   attribuiscono loro poteri straordinari per l’identificazione di persone, inclusi i minori, anche mediante la raccolta di impronte digitali;
   li abilitano ad adottare le misure necessarie nei confronti delle persone che risultino o possano essere destinatarie di provvedimenti amministrativi o giudiziari di allontanamento o di espulsione;
   li autorizzano a derogare (sebbene nel rispetto del principio dello stato di diritto e del diritto comunitario) a una serie di disposizioni normative concernenti un ampio spettro di tematiche che toccano prerogative costituzionali (ad esempio il diritto all’informazione di una persona soggetta a una procedura amministrativa quale la rilevazione delle impronte digitali e il requisito che la persona sia pericolosa o sospetta o abbia rifiutato di identificarsi prima di essere sottoposta a una verifica dell’identità che comporti rilievi fotografici, dattiloscopici e antropometrici),

   I. considerando che il decreto dichiara lo stato d’emergenza per un periodo di un anno, fino al 31 maggio 2009,

J.   considerando che il Ministro degli interni italiano ha dichiarato in più occasioni che la raccolta di impronte digitali è finalizzata a un censimento della popolazione rom in Italia e che intende autorizzare i rilievi delle impronte digitali dei rom che vivono in campi nomadi, inclusi i minori, in deroga alle leggi ordinarie, e ha affermato che l’Italia procederà a tali operazioni di identificazione, che si concluderanno prima del 15 ottobre 2008 a Milano, Roma e Napoli,

K.   considerando che le operazioni di rilevazione delle impronte digitali sono già in corso in Italia, per la precisione a Milano e Napoli, e che, stando alle informazioni fornite da alcune ONG, tali dati vengono conservati dai Prefetti in una banca dati,

L.   considerando che i Commissari Barrot e Špidla hanno sottolineato a tal proposito l’importanza dei principi di uguaglianza e non discriminazione nell’Unione Europea e hanno proposto una nuova direttiva orizzontale contro la discriminazione, affermando che il diritto dell’Unione Europea proibisce chiaramente la discriminazione fondata sulla razza e sull’origine etnica,

M.   considerando che l’UNICEF, il Segretario generale del Consiglio d’Europa e il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa hanno espresso preoccupazione, mentre detto Commissario ha inviato al governo italiano un memorandum concernente, tra l’altro, il razzismo, la xenofobia e la tutela dei diritti umani dei rom,

N.   considerando che il Garante italiano per la protezione dei dati personali ha chiesto informazioni alle autorità competenti, segnatamente ai Prefetti di Roma, Milano e Napoli, riguardo all’eventualità che vengano raccolte le impronte digitali dei rom, inclusi i minori, esprimendo preoccupazione per il fatto che tale pratica possa comportare una discriminazione che potrebbe anche riguardare la dignità personale, soprattutto dei minori,

1.   esorta le autorità italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell’imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione, in quanto ciò costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e sull’origine etnica, vietato dall’articolo 14 della CEDU, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell’Unione Europea di origine rom e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure;

2.   condivide le preoccupazioni dell’UNICEF e ritiene inammissibile che, con l’obiettivo di proteggere i bambini, questi ultimi vedano i propri diritti fondamentali violati e vengano criminalizzati, così come condivide le preoccupazioni espresse dal Consiglio d’Europa e da molte ONG e comunità religiose, e ritiene che il miglior modo per proteggere i diritti dei bambini rom sia garantire loro parità di accesso a un’istruzione, ad alloggi e a un’assistenza sanitaria di qualità, nel quadro di politiche di inclusione e di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento;

3.   invita gli Stati membri a intervenire con decisione a tutela dei minori non accompagnati soggetti a sfruttamento, di qualunque etnia e nazionalità essi siano; laddove l’identificazione di tali minori sia utile al tal fine, invita gli Stati membri ad effettuarla attraverso procedure ordinarie e non discriminatorie, secondo il caso, nel pieno rispetto di ogni garanzia e tutela giuridica;

4.   condivide la posizione della Commissione secondo cui questi atti costituirebbero una violazione del divieto di discriminazione diretta e indiretta, previsto in particolare dalla direttiva 2000/43/CE, sancito dagli articoli 12, 13 e da 17 a 22 del trattato CE;

5.   ribadisce che le politiche che aumentano l’esclusione non saranno mai efficaci nella lotta alla criminalità e non contribuiranno alla prevenzione della criminalità o alla sicurezza;

6.   condanna totalmente e inequivocabilmente tutte le forme di razzismo e discriminazione cui sono confrontati i rom e altri considerati "zingari";

7.   chiede agli Stati membri di rivedere e abrogare le leggi e le politiche che discriminano i rom sulla base della razza e dell’origine etnica, direttamente o indirettamente, e chiede al Consiglio e alla Commissione di monitorare l’applicazione da parte degli Stati membri dei trattati e delle direttive sulle misure contro la discriminazione e sulla libertà di circolazione, onde assicurarne la piena e coerente attuazione e adottare le misure necessarie qualora questa non sia assicurata;

8.   invita la Commissione a valutare approfonditamente le misure legislative ed esecutive adottate dal governo italiano per verificarne la compatibilità con i trattati e il diritto dell’Unione Europea;

9.   esprime preoccupazione riguardo all’affermazione – contenuta nei decreti amministrativi e nelle ordinanze del governo italiano – secondo cui la presenza di campi rom attorno alle grandi città costituisce di per sé una grave emergenza sociale, con ripercussioni sull’ordine pubblico e la sicurezza, che giustificano la dichiarazione di uno stato d’emergenza per un anno;

10.   esprime preoccupazione per il fatto che, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, i Prefetti, cui è stata delegata l’autorità dell’esecuzione di tutte le misure, inclusa la raccolta di impronte digitali, possano adottare misure straordinarie in deroga alle leggi, sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di "calamità naturali, catastrofi o altri eventi", che non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico;

11.   invita il Consiglio e la Commissione a rafforzare ulteriormente le politiche dell’Unione Europea riguardanti i rom, lanciando una strategia dell’Unione Europea per i rom atta a sostenere e promuovere azioni e progetti da parte degli Stati membri e delle ONG connessi all’integrazione e all’inclusione dei rom, in particolare dei bambini;

12.   invita la Commissione e gli Stati membri, nel quadro di una strategia dell’Unione Europea per i rom e nel contesto del Decennio di integrazione dei rom 2005-2015, a varare normative e politiche di sostegno alle comunità rom, promuovendone al contempo l’integrazione in tutti gli ambiti, e ad avviare programmi contro il razzismo e la discriminazione nelle scuole, nel mondo del lavoro e nei mezzi di comunicazione e a rafforzare lo scambio di competenze e di migliori pratiche;

13.   ribadisce in tale contesto l’importanza di sviluppare strategie a livello dell’Unione Europea e a livello nazionale, avvalendosi pienamente delle opportunità offerte dai fondi dell’Unione Europea, di abolire la segregazione dei rom nel campo dell’istruzione, di assicurare ai bambini rom parità di accesso a un’istruzione di qualità (partecipazione al sistema generale di istruzione, introduzione di programmi speciali di borse di studio e apprendistato), di assicurare e migliorare l’accesso dei rom ai mercati del lavoro, di assicurare la parità di accesso all’assistenza sanitaria e alle prestazioni previdenziali, di combattere le pratiche discriminatorie in materia di assegnazione di alloggi e di rafforzare la partecipazione dei rom alla vita sociale, economica, culturale e politica;

14.   accoglie con favore la creazione da parte della Commissione di un gruppo di lavoro contro la discriminazione, con rappresentanti di tutti gli Stati membri, e chiede che la commissione competente del Parlamento europeo venga associata e abbia pieno accesso all’attività del gruppo di lavoro; invita la sua commissione competente ad avviare un dialogo con i parlamenti nazionali degli Stati membri su questa materia;

15.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale del Consiglio d’Europa, al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, all’UNICEF e al Garante italiano per la protezione dei dati personali.

(1) Si veda in particolare la sentenza nella causa D.H. e altri / Repubblica ceca n. 57325/00, Racc. CEDU 2007 – (13.11.07).
(2) GU C 303 del 14.12.2007, pag. 1.
(3) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(4) GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77. Rettifica in GU L 229 del 29.6.2004, pag. 35.
(5) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31. Direttiva modificata dal regolamento (CE) n. 1882/2003 (GU L 284 del 31.10.2003, pag. 1).
(6) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.
(7) GU C 298 E del 8.12.2006, pag. 283.
(8) Testi approvati, P6_TA(2007)0534.
(9) Testi approvati, P6_TA(2007)0623.
(10) Testi approvati, P6_TA(2008)0035.
(11) Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 122 del 26.5.2008, pag. 9.
(12) Ordinanze n. 3676 per il Lazio, n. 3677 per la Lombardia e n. 3678 per la Campania, Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 127 del 31.5.2008 (pagg. 7, 9 e 11 rispettivamente).

Fonte: Europarlamento di Strasburgo