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Le priorità economiche della sinistra


Riformisti da riformare La sinistra e il Dpef
di Luciano Cafagna, Corriere Economia, 18.06.2007

Le riflessioni che seguono sono dedicate alle preoccupazioni sociali di chi dovrà condividere le responsabilità del prossimo documento sulla situazione economica e finanziaria (il noto Dpef). Quale è la frontiera sociale dei nostri giorni, nei Paesi economicamente evoluti? E? costituita da tre componenti: l?invecchiamento della popolazione, l?immigrazione massiccia e la precarietà diffusa della condizione lavorativa dei giovani. Le grandi riforme sociali – in cui si sintetizzava il welfare state del secolo ventesimo – sono state tutte più o meno impiantate nei Paesi evoluti, e anche in Italia: il sistema della previdenza pensionistica, l?assistenza sanitaria generalizzata, la scuola pubblica. Quando un tempo si parlava di «riforme» e di «riformisti», era a queste cose che si alludeva.

Senso e contenuti

Ci si potrebbe chiedere, allora, che senso abbiano oggi queste parole, e a quali contenuti alludano. Non è raro il caso, infatti, che qualcuno provi fastidio nel sentirsele ripetere. Ciò accade, talvolta, per la confusione ingenerata dal fatto che si parla spesso – anzi, sempre più spesso – di riforme anche per mutamenti prospettati nelle istituzioni, senza immediate implicazioni sociali, o per alludere a modifiche regolamentari e normative intenzionate a lubrificare e migliorare il funzionamento della economia.

In realtà, però, quando si parla di «riforme» e di «riformisti» per evidenziare una contrapposizione politica fra destra e sinistra, o, dentro la sinistra stessa, con atteggiamenti massimalisti, è al riformismo sociale che si finisce con l?alludere. Ma in che modo? Il fatto è che il problema del riformismo odierno non è quello di impiantare grandi riforme (il che, come si è prima detto, è già storicamente avvenuto) ma quello di farle funzionare, ed estenderle, in un nuovo contesto storico, quello caratterizzato da epocali modificazioni delle nostre società: l?invecchiamento, appunto, della popolazione, l?immigrazione di massa, il diffondersi della precarietà nella condizione lavorativa giovanile.

Da questo nuovo contesto deriva una cosa soprattutto: una nuova valenza dei problemi della finanza pubblica, in primo luogo, che divengono essi stessi – anche se appare difficile accettarlo – una premessa indissociabile del riformismo sociale. Per fare degli esempi: non solo la popolazione pensionata diventa complessivamente assai più numerosa a causa della fortunatamente ritardata mortalità media (e si dilata il fabbisogno sanitario), ma, in questo quadro, prende forme numericamente impressionanti e inaccettabili il fenomeno stesso delle pensioni ai limiti di sussistenza.

Inoltre, nel nuovo contesto, assumono speciale rilevanza sociale i problemi della gestione organizzativa ed economica delle grandi macchine del welfare state, l?organizzazione sanitaria e la scuola.

Successione naturale

Ma, soprattutto: nel secolo ventesimo, durante la costruzione del welfare state, questa avveniva nelle forme di una successione naturale, rispettivamente, di crescita economica e di spesa sociale. Nel nuovo contesto – si perdoni la semplificazione – la spesa sociale si trova di fronte a situazioni che impongono l?inversione di quella successione, pena il disfacimento stesso di un edificio che cambia, come colto da un improvviso e fragile gigantismo morfologico, le proprie dimensioni.

E? evidente che nulla accade improvvisamente da un giorno all?altro. Se era ovvio, anche in passato, che la crescita, e i suoi equilibri, dovessero precedere le conquiste sociali, o adattarsi ad esse nel breve periodo, ciò avveniva, anche se attraverso il conflitto, in una successione sostenibile.

Farsi trovare preparati

Ora si tratta, invece, di preoccuparsi «socialmente» (e contemporaneamente) della crescita e degli equilibri finanziari entro i quali riadattare dimensionalmente il welfare state. E non sempre ci si trova preparati, specie nella cultura sindacale, a questo tipo di evidenza.

Il dovere scegliere fra un innalzamento della età pensionabile e il rischio di un?insostenibilità del sistema significa scegliere fra un interesse meno essenziale di «pensionandi» e il crollo stesso dell?edificio previdenziale sulla testa di milioni di pensionati. Né esistono spazi finanziari «terzi» a cui attingere: perché questi sarebbero, in ogni caso, già prenotati – qualora si sia capaci di formarli (sul che, in verità, sarebbero da concentrare gli sforzi) – da più imperiose priorità sociali: il miglioramento delle pensioni minime e la creazione di ammortizzatori sociali per la precarietà giovanile.

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Appuntamenti / Michele Schirru alla Casa della memoria di Roma


Una presentazione tutta sarda – visto che sardi sono tutti e tre i relatori – per la biografia di Schirru scritta e pubblicata da Giuseppe Galzerano, nella sede prestigiosa della Casa della Memoria di Roma.
Un mese fa il libro è stato presentato a Pozzomaggiore, a cura dell’Associazione culturale Isperas e del Comune, davanti ad una sala piena di gente ed in un bellissima atmosfera. Poco prima era stato compiuto un grande atto simbolico di restituzione: sulla casa dove Schirru ha vissuto in giovinezza è stata inaugurata una lapide nera di basalto, con poche e significative parole. Una giovane Assessora alla Cultura ha posto nella “loriga ‘e caddu” sottostante un mazzo di garofani con nastri rossi e neri. Dopo quasi settantasei anni: ma a maggior merito di chi finalmente lo ha fatto.
La biografia di Schirru scritta da Galzerano conta 1082 pagine: ne consigliamo vivamente la lettura. A lode di chi l’ha scritta, perchè dietro c’è una ricerca svolta con il rigore chirurgico dello studioso e l’amore del confratello di idee. E per ricordare chi queste idee le ha praticate con dignità e non ha esitato un istante a pagarle con la vita.

A.N.P.P.I.A.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PERSEGUITATI POLITICI ITALIANI ANTIFASCISTI

Alle ore 17,30 di giovedì 31 maggio 2007
presso la Casa della Memoria, via di San Francesco di Sales 5, Roma

Il prof. Carlo Felice Casula,
l?on. Luigi Cogodi,
l?on. Amalia Schirru

presentano il libro

Michele Schirru.
Vita, viaggi, arresto, carcere, processo e morte dell?anarchico
italo-americano fucilato per l?«intenzione» di uccidere Mussolini

di Giuseppe Galzerano

Presiede Giulio Spallone,
Presidente nazionale dell?ANPPIA

Sarà presente l?autore:
Giuseppe Galzerano

ANPPIA
Corsia Agonale, 10 ? Roma
Tel. 06/6869415

Casa della Memoria
Via San Francesco di Sales, 5 ? Roma
Tel. 06/ 6876543

Galzerano Editore
Casalvelino Scalo (Sa)
Tel. 0974.62028

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Segnalazioni / ERA – Archivio Europeo della Resistenza


Riceviamo e volentieri diffondiamo, con l’invito a visitare il sito. Le interviste a partigiani italiani sono sette, tre a uomini e quattro a donne, tutte realizzate dall’Istituto storico della Resistenza di Reggio Emilia (www.istoreco.re.it). I partigiani sono garibaldini e gappisti tranne una staffetta delle Fiamme verdi, ciò che peraltro riflette la compisizione delle forze partigiane nella zona. E’ auspicabile che il corpus delle interviste possa in breve tempo ampliarsi; rilanciamo l’invito a linkare il sito e a darne notizia nell’informazione cartacea.

E’ on line ERA, l’Archivio Europeo della Resistenza: http://www.resistance-archive.org

Obiettivo di ERA è documentare e rendere viva la storia delle resistenze contro il fascismo e l’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale grazie ad un archivio on line.
Il progetto, finanziato dalla Commissione Europea, vede da 9 mesi la collaborazione di partner in diversi Paesi: Austria, Francia, Germania, Italia, Polonia e Slovenia.
Cuore del portale sono per il momento le venti video interviste a uomini e donne che hanno partecipato in diverso modo alla Resistenza antifascista nei propri Paesi. Inoltre gli utilizzatori del sito possono trovare carte geografiche, foto, documenti, testi di approfondimento delle situazioni specifiche dei vari Paesi e le trascrizioni di tutte le interviste. Le interviste sono tutte tradotte in inglese, ma siamo già al lavoro per la traduzione in francese.
Questo nuovo progetto è naturalmente ancora poco conosciuto e per questo desideriamo, ora che il sito è inaugurato, informare associazioni, istituti, organizzazioni e persone interessate alla sua esistenza. Saremo felici di ricevere vostre opinioni, commenti e supporto.
Se volete sostenerci potete, per esempio, linkare il nostro portale nel vostro sito internet o diffondere la notizia attraverso la pubblicazione di articoli nelle vostre riviste, cartacee o digitali. Vi saremo grati se voleste inviare questa mail ai vostri contatti personali, alle vostre newsletter e mailing list.
Speriamo che il progetto sia utile e interessante per il vostro lavoro e che vogliate aiutarci ad ampliarlo.
Siamo chiaramente a disposizione per qualunque ulteriore richiesta di informazione.

Cordiali saluti,
Lo staff dell’European Resistance Archive.

http://www.resistance-archive.org

Per contatti: era@resistance-archive.org

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Chi ha paura della Limba Sarda Comuna?

Sulla Limba Sarda Comuna, sbaglia l?altra voce e sbaglia l?antropologo Angioni. Per un fatto molto semplice: l?iniziativa della Regione ha risolto un problema concreto, senza rincorrere ideologie né cadere in folclorismi. La pubblica amministrazione sarda, in forza di una legge dello stato, deve accettare documenti espressi in lingua sarda ma deve anche saperli emanare nel medesimo idioma. Senza uno standard linguistico valido erga omnes questo compito è irrealizzabile, a meno che non si metta in conto di assumere una schiera di traduttori per le diverse varianti (e ogni villaggio e paese ne può vantare una). Lo considero un atto di buona amministrazione. In questo caso la giunta Soru si è mossa con la necessaria tempestività, mettendo la parola fine in calce ad una vicenda che si trascinava ormai da molti anni.

La virulenza polemica suscitata dal provvedimento è dunque eccessiva, inspiegabile se si ha presente l?ambito circoscritto nel quale la lingua comune sarà utilizzata, ma spiegabilissima se l?obiettivo da colpire è un altro (il temuto pericolo che il provvedimento regionale affossi i diversi dialetti nei quali si articola la lingua sarda è un argomento per lo meno capzioso).

Il bersaglio vero è lo spettro della lingua nazionale sarda, per tutte le implicazioni politiche che essa determina. Eppure la Catalogna, l?Irlanda, la Finlandia (persino l?Italia ottocentesca) hanno affrontato la questione della lingua nazionale, formulando soluzioni che possono rappresentare un utilissimo termine di confronto anche per noi. Il problema, in effetti, non è tecnico, ma puramente politico. Il popolo sardo può aspirare ad una riunificazione linguistica ? graduale quanto si vuole ma effettiva ? oppure questa strada gli è preclusa? E in questo caso, quali sono le ragioni di un simile impedimento? Queste le ipotesi: i sardi non possono considerarsi un popolo a sé stante; non definiscono un raggruppamento nazionale specifico; sono incapaci di apprendere dalle esperienze altrui e di elaborare in proprio soluzioni originali (per tare ereditarie? per cretinismo congenito?).

È ora di chiarire una volta per tutte che i sardi sono cittadini dello stato italiano, ma appartengono ad una nazionalità differente da quella italiana, di cui la loro lingua è un aspetto essenziale (così importante che Emilio Lussu tentò, senza successo, di inserirne l?insegnamento obbligatorio nello statuto d?autonomia). Lo stato italiano è plurinazionale, né più né meno della Spagna, del Belgio, della Francia, del Regno Unito, del Canada, per limitare l?elenco ad alcuni dei paesi più progrediti del pianeta. In un assetto federale dello stato, la nazione sarda ? la ?Repubblica Sarda? di lussiana memoria ? può benissimo partecipare ad armi pari in tutti gli ambiti della vita politica, economica e culturale, mantenendo una prospettiva profondamente europea.

L?attualità dei padri del federalismo interno ? Cattaneo, Asproni, Ferrari, Tuveri ? ed europeo ? Spinelli, Rossi, Colorni ? è innegabile: ma chi parla più di federazione a sinistra? Appena si introduce questo tema politico, per contrapposizione sono tirati in ballo l?egoismo e il razzismo leghista, la balcanizzazione del paese, la pulizia etnica (o si riscopre magicamente il rigore finanziario di Quintino Sella). La sinistra dimentica la sua storia migliore, mentre in alcune sue componenti continua ad inneggiare al dittatore Castro e, in altre, pone il sottogoverno come suo unico orizzonte ideale.

Per approfondire:

gli articoli di Angioni e Melis sull’altra voce

le pagine che la Regione Sardegna ha dedicato alla limba sarda comuna

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Miserie della giustizia tedesca

Cari amici, sono Marcella de Negri, unica parte civile al processo di Monaco di Baviera, non per la grande strage della Divisione Acqui a Cefalonia e a Corfù, ma per la fucilazione dei 137 ufficiali alla Casetta Rossa il 24 settembre 1943.
Ho la fortuna di essere amica di Claudio Sommaruga e di Primarosa che, in questa vicenda in cui le istituzioni mi han lasciato assolutamente sola (salvo le trattative diplomatiche “sussurrate ” con la Germania, a bassissima voce), mi ha dato un grandissimo e affettuoso aiuto.
Vi scrivo per dirvi che il mio ricorso all’ordinanza Stern (quella che definiva i soldati italiani ” traditori ” e quindi passibili di fucilazione poichè paragonabili a disertori tedeschi) E’ STATO RESPINTO. Il Procuratore Generale della Baviera ha avocato a sè il procedimento ed ha deciso di confermare l’ordine di archiviazione di Stern , tolti i suoi insulti , per cui Stern NON SI SCUSA , perchè la scusa implica la colpa ma si DISPIACE , nel caso che la parola “traditori” (che era tra virgolette e questo a parer suo la rendeva innocua), abbia potuto offendere gli italiani…….
Sono delusa, amareggiata, NON SORPRESA. La magistratura tedesca non ha mai condannato un suo concittadino per i crimini commessi in Italia o su italiani all’estero, come nel caso di Cefalonia.
La magistratura bavarese poi ha un ochio di speciale riguardo rispetto ai suoi Gebirgsjager, Cacciatori di Montagna, che ogni anno fanno, a Pentecoste, a Mittenwald la loro parata.
La magistratura di Monaco tiene evidentemente al fatto che i criminali nazisti non solo possano morire tranquilli, come hanno vissuto, nei loro letti, ma lo facciano, soprattutto, COL LORO ONORE INTATTO. Un ufficiale della Wehrmacht non può rinunciare all’onore.
Ho già dato mandato al mio avvocato tedesco, di fare ricorso, senza molte speranze per la verità, alla Corte d’Appello della Baviera.
Cercherò, se sarà possibile, di far aprire un procedimento presso la Procura Militare della Repubblica di Roma.
Resistere, resistere, resistere.
Ho bisogno di molto sostegno morale, non lasciatemi sola.
Marcella de Negri

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Sassari – Reading per il Giorno della Memoria

ISSRA – Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia
Compagnia Teatrale La Botte e il Cilindro
ARCI – Nuova Associazione
con il patrocinio di Comune di Sassari – Provincia di Sassari
e la collaborazione di Arts Tribu

READING per il GIORNO della MEMORIA

Tutti coloro che vogliono portare un proprio contributo di riflessione alla memoria dello sterminio ed alla lotta contro ogni intolleranza sono invitati a leggere un testo, cantare o eseguire un brano musicale, pronunciare un breve intervento.

Saranno presenti l?attore Carlo Valle e la violinista Wiestawa Kostus.

Fontana dei Giardini Pubblici
via Tavolara – Sassari
sabato 27 gennaio 2007 – ore 16.30

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Giorno della Memoria a Sassari

Assessorato alla Pubblica Istruzione della Provincia di Sassari
Assessorati alla Pubblica Istruzione e alla Cultura del Comune di Sassari
in collaborazione con
Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell?Autonomia
Centro Iniziativa democratica degli Insegnanti (CIDI)

GIORNO DELLA MEMORIA 2007

Dimmi – una storia mai scritta
di Laura Forti
regia di Teo Paoli

Rappresentazione teatrale per gli Istituti superiori della città
Sassari – Auditorium del Liceo Canopoleno
23 gennaio 2007 – ore 10,30

Il racconto da cui è stato tratto il monologo ha vinto il primo premio nel Concorso “Le Storie del Novecento” indetto da ISRAL (Istituto Storico della Resistenza di Alessandria).

Intervista con l’autrice-attrice: http://www.noidonne.org/index.php?op=articolo&art=163

Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia
recapito postale: viale Umberto, 28 – 07100 SASSARI
e-mail: issras@tiscali.it
web: www.italia-liberazione.it/sassari.htm

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Giorno della Memoria a Nuoro

ISSRA Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell?Autonomia
COMUNE di NUORO Assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione
CONSORZIO PER LA PUBBLICA LETTURA “S.SATTA”

Giorno della Memoria 2007

Giovedì 25 gennaio
Auditorium Biblioteca S.Satta ore 18.00
proiezione del film Fascist Legacy
In apertura della serata l’ISSRA presenterà la propria attività e la nuova sede di Nuoro

Sabato 27 gennaio
Auditorium Museo del Costume ore 10.00
incontro con le scuole e proiezione del film Il pianista

Martedì 30 gennaio
Auditorium Biblioteca S.Satta ore 18.00
proiezione del film Quella strada chiamata Paradiso

Mercoledì 31 gennaio
Auditorium Biblioteca S.Satta ore 18.00
Proiezione del film Hotel Rwanda

1° febbraio-8 febbraio
presso ex-tribunale
mostra storico-documentaria Fascismo-Foibe-Esodo
orario: mattina h.10,00-13,00
pomeriggio h.18,00-20,00

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