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Nuovo intervento nel sito del Circolo GL di Sassari/ Silvio Mastìo – il Che Guevara sardo

silvio mastio

Silvio Mastio



Aldo Borghesi Silvio Mastio. Un rivoluzionario mazziniano.

Relazione presentata al convegno su Giuseppe Mazzini nel bicentenario della nascita, organizzato da Associazione “Cesare Pintus” – Cagliari e Associazione Mazziniana Italiana Onlus – Sezione di Cagliari, Cagliari, 30 aprile 2005. Pubblicata nel "Bollettino della Domus Mazziniana", Pisa, a. LIII, 2008, n 1-2.

Silvio Mastio nasce a Cagliari nel 1901; il padre – originario di Gavoi – è ufficiale della Capitaneria di Porto; è il quarto di cinque fratelli. Durante la guerra, frequenta in città il Liceo Dettori e con il compagno di scuola e amico d’infanzia Cesare Pintus si avvicina ben presto al pensiero di Mazzini…


Per scoprire questa pagina poco conosciuta della sinistra sarda collegati al nostro sito: www.sotziu.it


Nasce la Società Pannunzio per la libertà d’informazione

Nel paese del Grande Papi c’è un problema macroscopico: le principali reti private e pubbliche sono sotto il controllo di Silvio Berlusconi – il quale, oltre che essere magnate nei più disparati settori dell’economia, è stato ed è tuttora presidente del consiglio; in soldoni, governa l’Italia assommando un enorme potere economico e politico. Non pago, tenta ormai da anni di neutralizzare e aggiogare il potere giudiziario. Si dirà: niente di nuovo sotto il sole, questioni ormai cancellate dal plebiscito che ha incoronato Silvio reuccio, incarnazione massima dello spirito italico. Ne ha preso atto con evidente sollievo il PD, che considera il problema secondario rispetto alle piccole alchimie correntizie nelle quali è impegnato da mesi, in stretta continuità, d’altra parte, con quanto fecero (al di là delle indignazioni di facciata) il PDS, i DS e la Margherita in un tempo non lontano.
La carta stampata, tuttavia, non gode affatto di ottima salute in termini di libertà d’informazione: sarà perché subisce il presunto fascino efficientistico di Berlusconi (il quale determinate garanzie sul mantenimento dello statu quo le ha pur date), sarà perché in misura pressoché completa è in mano a potentati economici adusi a tutelare in primo luogo i propri interessi, spesso si assiste alla sparizione dalle pagine dei nostri quotidiani di tutti quei fatti che sono ritenuti compromettenti o pericolosamente in grado di risvegliare l’attenzione un po’ appannata dei lettori (il pensiero corre al progressivo imbarbarimento del mondo del lavoro, alle reali motivazioni delle grandi opere, alle questioni energetiche, ecc.)
La Società Pannunzio (che rende omaggio al direttore del
Mondo, figura di combattivo liberale progressista che ebbe al suo fianco, fra gli altri, personaggi del calibro di Ernesto Rossi, Vittorio De Caprariis, Guido Calogero, Arturo Carlo Jemolo, Nicola Chiaromonte) nasce proprio per denunciare lo stato di malattia in cui versa il nostro sistema dell’informazione (e tentare di porvi rimedio). Nel sito internet dell’associazione – alla quale partecipa in veste di fondatore Antonio Caputo, come rappresentante della Federazione Nazionale dei Circoli Giustizia e Libertà – sono disponibili i primi documentati interventi che danno un quadro assai preoccupante della situazione italiana.
Qui di seguito proponiamo la carta d’intenti della Società Pannunzio.


societa-pannunzioSocietà Pannunzio per la libertà d’informazione

 

Dichiarazione d’intenti

 

1. Essere consapevoli che i media non sono liberi

 

Nella nuova era dei media la libertà d’informazione è garantita bene o male da Costituzioni e leggi, ma nella realtà i media sono manipolati, eterodiretti, conformisti. Il giornalisti perdono il loro ruolo di testimoni della realtà e sono trasformati in canali di trasmissione di messaggi altrui. Il lettore, lo spettatore e l’ascoltatore sono ridotti a oggetti inconsapevoli e non sono titolari di alcun diritto. Ora i media si identificano sempre più con le loro proprietà.

 

2. Non c’e’ democrazia senza informazione indipendente

 

Le democrazie occidentali non sono più tali se manca un requisito minimo di democrazia come un’informazione indipendente. Ora il gioco politico, soprattutto in Italia, è visibilmente truccato dalla manipolazione dell’opinione pubblica. Abbiamo tanto combattuto affinché le elezioni politiche fossero libere, bisogna cominciare a lottare affinché anche le opinioni siano libere, ovvero liberamente formate.

 

3. I tre poteri della “sfera pubblica”: per un nuovo separatismo

 

Nelle società moderne la complessiva “sfera pubblica” è composta dall’apparato politico e statale, dal potere economico e dal potere mediatico. Questi tre poteri, invece d’essere separati, sono strettamente intrecciati. Bisognerebbe che diventassero consapevolezza di massa i guasti provocati dalla terribile distorsione causata dalla dipendenza delle forze politiche dai finanziamenti leciti e illeciti; i guasti generati dalla informazione eterodiretta da quegli stessi poteri economici e politici; i guasti provocati al mercato dalla burocrazia politica e dalla dipendenza dai finanziamenti pubblici.

 

4. Cittadini, lettori, consumatori

 

Va fondato pressoché dal nulla il “diritto dei lettori”, i quali ora sono senza difese sia in quanto cittadini (non viene garantita loro né la pluralità né l’indipendenza dell’informazione) sia in quanto consumatori. Eppure come compratori di un bene essi sono “consumatori” (peraltro di una merce ben più delicata di altre, perché condiziona la salute mentale e democratica) e quindi dovrebbero acquisire almeno diritti analoghi a quelli che con fatica hanno gli acquirenti di un qualunque bene di consumo, in fatto di trasparenza, di non commistione di interessi, di non inquinamento della notizia.

 

5. L’informazione nella rete

 

Internet rappresenta il media più grande mai esistito, per le dimensioni del pubblico cui si rivolge, ed è caratterizzato dalla mancanza di una rigida separazione tra utenti e produttori di informazione: chiunque, in pochi click, ne legge e ne produce. L’informazione in Rete corre, dunque, lungo linee orizzontali che incrociano costantemente quelle verticali dei media tradizionali e che, proprio in quanto orizzontali, si sottraggono alle logiche e alle dinamiche di controllo che hanno, sin qui, impedito che stampa, radio e televisione svolgessero in modo libero il loro ruolo fondamentale in ogni Paese democratico: quello di creare attraverso il racconto libero ed indipendente dei fatti e della storia una coscienza civile nei cittadini, trasformandoli da soggetti passivi della democrazia a suoi protagonisti. Difendere la libertà di manifestazione del pensiero in Internet significa difendere questa speranza.

 

6. Una politica riformatrice

 

Tra le emergenze democratiche va annoverata una vera riforma, legislativa e non, che costruisca cinque condizioni strutturali sia per garantire la libertà d’informazione sia per fondare i diritti dei lettori-consumatori: (1) sancire la rilevanza di primario interesse pubblico d’una informazione libera e indipendente, quale componente necessaria per l’esistenza di una democrazia politica; (2) prendere consapevolezza che la libertà d’informare può essere garantita esclusivamente da un effettivo pluralismo delle fonti; (3) perseguire una politica che si ponga come fine la massima separazione possibile tra i poteri della “sfera pubblica” e quindi anche tra il potere economico e quello mediatico; (4)governance con una propria esclusiva tipicità che tenda a realizzare progressivamente il principio separatista tra la proprietà del mezzo e la gestione giornalistica, anche attraverso passi intermedi come la sterilizzazione del controllo proprietario sui contenuti informativi; (5) considerare basilare la presenza del lettore-consumatore tra i protagonisti della comunicazione.

Segnalazione siti/ Le due sinistre



Una boccata d’aria libertaria
prima di tuffarsi nel dibattito su Stalin
proposto da Liberazione

FIAP per il 25 aprile


fiap-logo

CELEBRAZIONE DEL 25 APRILE 2009

Porta S. Paolo –Roma

Discorso di Vittorio Cimiotta

Amici, compagni,

Vi porto il saluto della F.I.A.P. – Federazione italiana Associazioni Partigiane che rappresenta le Formazioni Giustizia e Libertà del Partito d’Azione, le Brigate Matteotti e le Brigate Giuseppe Mazzini.

La nostra presenza testimonia che la Resistenza non fu opera di una sola parte  politica, per intenderci quella comunista. C’erano anche le nostre formazioni azioniste, socialiste e repubblicane. C’erano quelle cattoliche, quelle liberali,  quelle monarchiche. 

Resistenza fu anche quella dei deportati nei campi di sterminio dove furono inceneriti complessivamente 12 milioni di esseri umani; Resistenza fu quella dei militari deportati nei campi di lavoro tedeschi per non avere aderito alla R.S.I.; Resistenza fu quella dei martiri delle Fosse Ardeatine e di tutte le stragi nazifasciste. 

Sessantaquattro anni addietro molti giovani, dinanzi al deserto morale e materiale lasciato dal fascismo, si sono svegliati da un lungo letargo di vent’anni di narcosi e di falsa propaganda. Questi giovani non avevano ricevuto ordini da nessuno e rispondendo solamente al richiamo della loro coscienza  sono accorsi con le armi in pugno a combattere contro l’invasore. La Resistenza prima di essere una azione fu un richiamo morale.

Oggi,  25 Aprile 2009, Festa della Liberazione, il mio pensiero commosso e riconoscente va a quanti non tornarono, a quanti sacrificarono la vita per la nostra libertà, la libertà di tutti, anche di quelli che l’hanno avversata. In tale ricorrenza mi pare opportuno leggere un brano di una lettera di un condannato a morte della Resistenza:    

Ai miei cari figli.

Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive. Dell’amore per l’umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il

bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli.

Forse, se tale è il mio destino, potrò sopravvivere a questa prova; ma se cosi non può essere io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi. E questa speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la vita.

Firmato:  Pietro Benedetti  

Questo martire fu fucilato per la sua attività antifascista il 29 Aprile 1944 sugli spalti del Forte Bravetta di Roma dal plotone della PAI (Polizia Africa italiana). 

In tutte le lettere dei condannati a morte della Resistenza traspare una luce, una pace interiore immensa.

In tutte le lettere dei condannati a morte della Resistenza, in uomini di diversa fede religiosa e politica, sono riscontrabili gli stessi valori della giustizia, della libertà, dell’onestà e della solidarietà.

In tutte le lettere dei condannati a morte della Resistenza c’è la comune speranza di un mondo migliore.

A noi che ci riteniamo gli eredi della Resistenza, a noi che abbiamo condiviso questi valori e queste speranze ci si pone un problema di coscienza, anzi, un esame di coscienza. Siamo degni di questo lascito pagato duramente fino alla sacrificio estremo della vita? Purtroppo, dobbiamo constatare che, oggi, c’è una deriva, un degrado morale e civile.

I nostri maestri sono Giovanni  Amendola, Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, i fratelli Rosselli, Pilo Albertelli, Don Minzoni, Antonio Gramsci e tanti altri che hanno onorato il nostro paese.

Nel loro insegnamento, nel loro esempio dobbiamo rilanciare i nostri valori.

Amici, compagni,  in questa giornata di festa non possiamo dimenticare la nostra Costituzione. In essa sono custoditi i valori per cui hanno sacrificato la loro vita i nostri martiri.

La nostra Costituzione è nata dalla Resistenza. 

La nostra Costituzione è tra le più democratiche del mondo.

Lasciatemi finire il mio intervento con le parole di un grande azionista Piero Calamandrei:

La Costituzione è un testamento, un testamento di 100 mila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.

Fiap per il 25 aprile

fiap-logoLa F.I .A.P.

Federazione italiana Associazioni Partigiane

Ente morale D.P.R. 20.11.1963

Fondata da Ferruccio Parri nel 1949

e presieduta successivamente per molti anni da

Aldo Aniasi (Comandante Iso)


che riunisce

le Formazioni Giustizia e Libertà del Partito dAzione,
le Brigate Matteotti, le Brigate Giuseppe Mazzini e altre

nella ricorrenza della

Festa della Liberazione del 25 Aprile

invita

la cittadinanza alla manifestazione che si svolgerà

a Roma a Porta S. Paolo alle ore 10

nel luogo ove già l’8 Settembre 1943 è iniziata

con la Resistenza al nazifascismo

il riscatto della Patria.

Novità sul sito del Circolo GL di Sassari

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Invito alla lettura

vai a lussu diplomazia clandestina

Gianni Soro – "Ainis e Rodotà: Due libri sulla laicità". Recensione 

Recentemente sono apparsi due libri di due importanti giuristi italiani sul tema fondamentale e quanto mai attuale della laicità dello Stato. Si tratta di Chiesa padrona. Un falso giuridico dai Patti Lateranensi a oggi di Michele Ainis (edito da Garzanti) e Perché laico di Stefano Rodotà (edito da Laterza). Pur partendo da presupposti culturali molto simili e, aggiungerei, estremamente condivisibili, i due autori mettono l’accento su aspetti diversi del problema… [continua]

Valiani – Bobbio: doppio centenario

Leo Valiani e Norberto Bobbio, due fra i più significativi esponenti dell’azionismo, sono ricordati quest’anno a cent’anni dalla loro nascita.


A Valiani (nato a Fiume il 9 febbraio 1909, scomparso nel 1999)  la Fondazione Feltrinelli dedica l’ultimo numero degli Annali della Fondazione, curato dallo storico David Bidussa. Propone inoltre alcune aggiornate risorse bibliografiche, utili per ricostruirne il percorso politico e intellettuale:

http://www.fondazionefeltrinelli.it/valiani




La figura di Bobbio (nato a Torino il 18 ottobre 1909, morto nel 2004) sarà invece ricordata con convegni, mostre e lezioni, che spaziano dalla filosofia della politica (terreno d’elezione dei suoi studi) agli interventi militanti (sino all’ultimo centrati sul problema della democrazia):


http://www.centenariobobbio.it/

Sito Circolo GL Sassari

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Abbiamo ripristinato l’indirizzo del nostro sito ufficiale:

www.sotziu.it

Circolo GL Sassari

Segnalazioni web / Fondazione Pellegrini Canevascini

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La Fondazione Pellegrini-Canevascini è composta da un gruppo di storiche e di storici che si occupa di raccogliere, catalogare e studiare documenti sulla storia sociale e sul movimento operaio nella Svizzera italiana e sugli italiani in Svizzera.

di Nelly Valsangiacomo

La Fondazione Pellegrini-Canevascini è composta da un gruppo di storiche e di storici che si occupa di raccogliere, catalogare e studiare documenti sulla storia sociale e sul movimento operaio nella Svizzera italiana e sugli italiani in Svizzera (antifascismo, immigrazione…). Pubblichiamo ricerche, organizziamo progetti, consigliamo studiose e studiosi che consultano i nostri archivi e partecipiamo con regolarità a diverse occasioni pubbliche (corsi di formazione, convegni, seminari, conferenze…).
    La lunga collaborazione con l?Archivio di Stato del Canton Ticino (dove sono depositati i nostri fondi) e con altri archivi e centri di ricerca nazionali e internazionali, così come l’assidua consultazione dei documenti raccolti da parte di ricercatori e ricercatrici, è significativa della fiducia e dell?interesse che la nostra Fondazione ha raccolto nel corso della sua quarantennale esistenza di appassionato volontariato.
    Forniti da alcuni anni di un sito Internet, ci siamo ora dotati anche di una newsletter, di cui in allegato trovate il primo numero. Ci permettiamo dunque di segnalarvi questo foglio informativo che uscirà 6-8 volte all’anno. Se siete interessate-i alle alle nostre attività, potete iscrivervi alla newsletter sul sito www.fpct.ch

Per una storia delle Officine FFS di Bellinzona

La Fondazione Pellegrini Canevascini, in collaborazione con l’Associazione Treno dei sogni, ha lanciato un progetto di raccolta e catalogazione di documenti e interviste sulla storia delle Officine FFS di Bellinzona. Una prima parte del progetto, focalizzata sullo sciopero della primavera 2008 e realizzata con il sostegno finanziario del Cantone, ha dato nascita al "Fondo 61" presso l’Archivio di Stato (cf. nel sito la presentazione). Attualmente sono iniziati i lavori in vista dell’ampliamento di questo primo progetto, che si svolgeranno su quattro diversi livelli: Il completamento del Fondo archivistico 61. Esiste una documentazione, anche personale, di grande interesse che andrebbe repertoriata. L’archivio delle Officine. L’obiettivo essenziale è rimettere insieme i cocci dell’archivio di fabbrica, per una storia generale delle OFFS.
    Documenti audiovisivi. La maggior parte dei materiali prodotti dallo sciopero sono audiovisivi, che devono essere quindi selezionati per una trascrizione e completati con informazioni che ne permettano in futuro un uso più agevole.
    Una storia orale delle OFFS. Progettiamo di realizzare un certo numero di interviste, con criteri scientifici, tenendo conto che ci sono interessi e sguardi diversi che puntano sulle Officine.

Appello "archivi della contestazione"

La scarsità degli studi fin qui dedicati agli "anni ’68" nella Svizzera italiana è forse determinata anche dalla frammentarietà della documentazione disponibile. Accanto a un’organizzazione duratura e istituzionalizzata come il Partito socialista autonomo, vi sono decine di gruppi di diversa natura, spesso effimeri, che hanno prodotto documenti interni, giornali, volantini, sparsi qua e là in raccolte private. Alcune schegge di questo archivio plurale e disperso sono già state affidate alle cure della Fondazione. Da quest’anno vorremmo raccoglierne altre, di schegge, e poi allestire un catalogo ragionato che permetta ai ricercatori di muoversi più facilmente nei meandri cartacei degli "anni ’68". Invitiamo i detentori di documenti questa natura a prendere contatto con noi. Stiamo anche pensando a una raccolta di testimonianze orali, di cui dobbiamo decidere i criteri.

Novità nel nostro sito

Andrea Cabassi – I profeti disarmati, Lussu, la Terza Forza  

Questo scritto non ha un impianto storiografico (non sono uno storico), ma interseca storia, politica ed esperienza personale. Lo spunto per queste riflessioni nasce dalla lettura di due libri recentemente pubblicati, “I profeti disarmati”di Mirella Serri edito da Corbaccio e “Storia dei laici” di Massimo Teodori edito da Marsilio e si incrocia con i miei percorsi autobiografici... [Continua]