
CELEBRAZIONE DEL 25 APRILE 2009
Porta S. Paolo –Roma
Discorso di Vittorio Cimiotta
Amici, compagni,
Vi porto il saluto della F.I.A.P. – Federazione italiana Associazioni Partigiane che rappresenta le Formazioni Giustizia e Libertà del Partito d’Azione, le Brigate Matteotti e le Brigate Giuseppe Mazzini.
La nostra presenza testimonia che la Resistenza non fu opera di una sola parte politica, per intenderci quella comunista. C’erano anche le nostre formazioni azioniste, socialiste e repubblicane. C’erano quelle cattoliche, quelle liberali, quelle monarchiche.
Resistenza fu anche quella dei deportati nei campi di sterminio dove furono inceneriti complessivamente 12 milioni di esseri umani; Resistenza fu quella dei militari deportati nei campi di lavoro tedeschi per non avere aderito alla R.S.I.; Resistenza fu quella dei martiri delle Fosse Ardeatine e di tutte le stragi nazifasciste.
Sessantaquattro anni addietro molti giovani, dinanzi al deserto morale e materiale lasciato dal fascismo, si sono svegliati da un lungo letargo di vent’anni di narcosi e di falsa propaganda. Questi giovani non avevano ricevuto ordini da nessuno e rispondendo solamente al richiamo della loro coscienza sono accorsi con le armi in pugno a combattere contro l’invasore. La Resistenza prima di essere una azione fu un richiamo morale.
Oggi, 25 Aprile 2009, Festa della Liberazione, il mio pensiero commosso e riconoscente va a quanti non tornarono, a quanti sacrificarono la vita per la nostra libertà, la libertà di tutti, anche di quelli che l’hanno avversata. In tale ricorrenza mi pare opportuno leggere un brano di una lettera di un condannato a morte della Resistenza:
Ai miei cari figli.
Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive. Dell’amore per l’umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il
bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli.
Forse, se tale è il mio destino, potrò sopravvivere a questa prova; ma se cosi non può essere io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi. E questa speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la vita.
Firmato: Pietro Benedetti
Questo martire fu fucilato per la sua attività antifascista il 29 Aprile 1944 sugli spalti del Forte Bravetta di Roma dal plotone della PAI (Polizia Africa italiana).
In tutte le lettere dei condannati a morte della Resistenza traspare una luce, una pace interiore immensa.
In tutte le lettere dei condannati a morte della Resistenza, in uomini di diversa fede religiosa e politica, sono riscontrabili gli stessi valori della giustizia, della libertà, dell’onestà e della solidarietà.
In tutte le lettere dei condannati a morte della Resistenza c’è la comune speranza di un mondo migliore.
A noi che ci riteniamo gli eredi della Resistenza, a noi che abbiamo condiviso questi valori e queste speranze ci si pone un problema di coscienza, anzi, un esame di coscienza. Siamo degni di questo lascito pagato duramente fino alla sacrificio estremo della vita? Purtroppo, dobbiamo constatare che, oggi, c’è una deriva, un degrado morale e civile.
I nostri maestri sono Giovanni Amendola, Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, i fratelli Rosselli, Pilo Albertelli, Don Minzoni, Antonio Gramsci e tanti altri che hanno onorato il nostro paese.
Nel loro insegnamento, nel loro esempio dobbiamo rilanciare i nostri valori.
Amici, compagni, in questa giornata di festa non possiamo dimenticare la nostra Costituzione. In essa sono custoditi i valori per cui hanno sacrificato la loro vita i nostri martiri.
La nostra Costituzione è nata dalla Resistenza.
La nostra Costituzione è tra le più democratiche del mondo.
Lasciatemi finire il mio intervento con le parole di un grande azionista Piero Calamandrei:
La Costituzione è un testamento, un testamento di 100 mila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.
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