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Contro il “fascismo rosso”.

Pubblichiamo una testimonianza apparsa recentemente su un settimanale di sinistra. Permette di capire il clima che si respira in alcune delle città che si apprestano a votare per le amministrative. Quel che accade in Veneto vede a Napoli un'escalation ancora più preoccupante. La destra ha imbarcato nelle sue liste fascisti e neonazisti: questo fatto deve essere denunciato all'opinione pubblica e condannato con fermezza. Ma quando si abbandonano gli strumenti della democrazia e si usano le spranghe o le bombe carta, si permette automaticamente agli avversari – ai peggiori avversari – di diventare vittime. Il senso della lotta politica di sinistra è così capovolto. Dalla violenza alla giustificazione della repressione il passo è breve: non c'è migliore aiuto per chi predica già lo stravolgimento delle garanzie costituzionali.
Un altro aspetto su cui riflettere è la volontà dei gruppi legati alle frange più estreme della sinistra antagonista di fare terra bruciata nell'area dei movimenti giovanili e dei comitati impegnati nelle lotte sociali e ambientaliste. L'idea di fondo è  semplice: bisogna far fuori
tutte le componenti che non sono allineate, perché ciò che non può essere controllato deve essere distrutto. In questo modo intendono imporre la loro egemonia con tattiche di puro stampo stalinista. Così facendo non solo contribuiscono a indebolire l'impegno della società civile, ma allo stesso tempo impediscono ogni possibilità di vittoria per queste lotte importantissime.


Quando la violenza è di sinistra
(Gli Altri, 29 aprile 2011, Anno III, N. 17)
 
L’aggressione a colpi di spranghe e catene ai danni del consigliere comunale padovano Vittorio Aliprandi è l’ennesimo, anche se sicuramente il più grave, episodio di violenza che vede come protagonisti attivi alcuni ragazzi dei centri sociali di Padova e del Nordest. Il 9 aprile un gruppo di militanti del centro sociale Pedro aveva già insultato pesantemente Aliprandi e il figlio. E, sempre il 9 aprile, lo stesso gruppo aveva aggredito a suon di insulti e schiaffi i militanti della Lega Nord che stavano smontando il proprio gazebo.

Il loro “modus operandi” è basato su infiltrazione, intimidazione e aggressione. Infiltrazione. I disobbedienti negli anni hanno imparato a reclutare continuamente ragazzi. Come? Ad esempio entrando in ogni movimento e gruppo spontaneo della – società civile: comitati per l’ambiente, per la pace, o per l’acqua bene comune. Per poi creare tensioni all’interno di questi movimenti e comitati, e facendo saltare il gruppo. E' accaduto con il comitato per l’acqua e nelle lotte per i migranti, come spiegheremo tra poco. Allo stesso tempo creano dei movimenti in concorrenza con altri, vanificando le battaglie generali. Un solo esempio: a Treviso i disobbedienti, che non erano d’accordo con le politiche della Rete degli studenti medi, hanno fondato un Coordinamento degli studenti medi e universitari che, da solo, ha promosso l’unica occupazione. della città al liceo artistico, e organizzando scioperi “di nicchia” senza cercare la condivisione e la partecipazione delle altre scuole. A che scopo? Intimidazione. Più volte e più persone che fanno politica in tutto il Veneto, sia a destra che ha sinistra, sono state intimidite verbalmente e persino fisicamente da parte di alcuni disobbedienti. “Devi stare attento a quello che dici”, è la frase che spesso si sono sentiti rivolgere dagli esponenti dei centri sociali, che arrivano a contestare duramente gli organizzatori delle iniziative.

L’intimidazione è anche via web, con post di massa su Facebook e nei blog contro le persone che non la pensano come loro. Non è raro che chiudano la discussione virtuale con la frase “la prossima volta che ci vediamo voglio proprio vedere cosa farai”. Il dissenso non esiste. Se qualcuno dissente viene minacciato oppure gli viene impedito di intervenire pubblicamente durante le assemblee. I capi incitano a trovare un nemico, e il nemico sono tutti gli altri.

Aggressione. Cerchiamo soltanto di raccontarvi cosa è successo il 16 maggio 2009. A Treviso la Cgil, dopo un faticosissimo lavoro di formazione dei migranti sulle lotte sindacali, era riuscita a portare in piazza ben 3000 migranti, mettendo in difficoltà la politica xenofoba e razzista della Lega. A questo evento aveva partecipato anche un sindacato di base vicino ai disobbedienti — l’Adl — con circa un centinaio di migranti aderenti. La Cgil non aveva ufficializzato alla polizia la partecipazione dell’Adl, poiché non condivideva le sue modalità di lotta. Una volta nel centro di Treviso, le forze dell’ordine avevano chiesto al corteo non organizzato di sciogliersi e di riunirsi successivamente in piazza. La risposta? Botte ai poliziotti! E così era iniziata una calca nella quale chiunque si è preso manganellate, pugni, e colpi.

fi risultato di questo scontro? Il questore decise di ritirare o sospendere i permessi di soggiorni ai migranti che si trovavano all’interno di quel corteo. Un gesto “contro il sistema”, poco intelligente dal punto di vista politico, ha comportato la sospensione del permesso di soggiorno a decine di lavoratori stranieri, e la sconfitta mediatica delle ragioni dell’accoglienza. Lo scorso 12 marzo, sempre a Treviso, i soliti disobbedienti hanno interrotto aggressivamente l’intervento del segretario della Cgil provinciale, Paolo Barbiero, e il rappresentante del coordinamento dei migranti Cittadinanza Attiva, Modu Diop, colpevole soltanto di avere parlato del significato dell’unità d’Italia per gli stranieri.

Noi crediamo fermamente nella non-violenza, e nella assoluta necessità di condividere democraticamente le lotte politiche. Ecco perché pensiamo che i disobbedienti hanno naturalmente tutto il diritto di svolgere le battaglie nelle modalità che credono migliori. Tuttavia queste loro modalità hanno portato, negli anni, a creare forti danni a qualsiasi forma di partecipazione e organizzazione spontanea. In Veneto è difficile che nasca un movimento Senza che, presto o tardi, i ragazzi dei centri sociali cerchino di entrare, manipolare, prendere il sopravvento con le maniere che abbiamo esposto. Anche “Uniti contro la Crisi” fa parte di questa lunga serie, visto ché questo movimento è stato lentamente egemonizzato dai disobbedienti. Noi vorremmo continuare a fare politica senza venire intimiditi, minacciati e bollati con l’etichetta di “amici del sistema” soltanto perché non cediamo alla violenza. Poiché il clima è quello descritto, ci firmiamo per il momento con una dicitura purtroppo generica, a tutela anche della nostra incolumità personale.

Giovani di sinistra del Nordest

  1. 2 Maggio 2011 a 12:44 | #1

    Concordo. Solo che chi usa violenza gratuita, non è di sinistra. Non solo Gobetti lo diceva, pure Gramsci, ed erano anche amici. Saluti da Sar.

  2. 3 Maggio 2011 a 10:33 | #2

    Giusto, non per nulla il titolo parla di "fascismo rosso". Ovviamente, altra cosa è difendersi se si viene attaccati: la funzione d'istituzioni come le forze dell'ordine e la magistratura è – fra le altre – quella di garantire che i cittadini possano esprimere liberamente il proprio credo politico senza rischiare di essere minacciati o manganellati. Dato che questa funzione non mi risulta sia venuta meno – come invece accadde negli anni dello squadrismo fascista – le prerogative costituzionali a tutela delle libertà politiche mantengono pienamente il loro valore.
    Ciao

  3. utente anonimo
    3 Maggio 2011 a 11:01 | #3

    Domenica mattina ho partecipato alla mainifestazione del 1 maggio a Torino. Sarà che non sono abituato alle manifestazioni nelle grandi città ma mi è sembrata una cosa grandiosa e bella. Malgrado sia figlio degli anni Settanta diffido profondamente delle manifestazioni, dei grandi riti collettivi, del siamo-tanti-siamo-qui che ti fa sentire bello buono e forte e ti porta a trascurare una cosa fondamentale in politica, cioè gli "altri", quelli che in piazza non c'erano, che non ci sono stati e non ci saranno mai, che se ne stanno a casa e il cui occhio sul mondo sono i tg della Rai e di Berlusconi, ma che vanno puntualmente a votare e puntualmente ti fottono, nel 2008 come nel 1994 e nel 1976, perchè sono più di noi, e non c'è barba di corteo oceanico che sia in grado di capovolgere questo dato, l'unico a contare.
    Una manifestazione colorata e gioiosa, di musica, di gente, tanta e contenta di stare insieme. Dove c'erano la Cisl e la Uil, e dieci metri più in là un muro umano dietro gli striscioni della Fiom: insieme perchè il 1 maggio è la Festa dei Lavoratori, di tutti, non solo di noi lavoratori rossi. Dove c'erano le associazioni (ero con i Circoli dei sardi, prima  fila di costumi tradizionali e poi gli altri sotto le bandiere dei Quattro Mori: siamo passati per tutto il percorso fra gente che fotografava, che applaudiva, ma tanta…), i partiti grandi e piccoli, il movimento.

    A un certo punto la manifestazione è rimasta bloccata per un pezzo: io ero molto indietro, poco più in su di piazza Vittorio, nulla ho visto nè sentito; ma ho visto dopo un po' quelli del "movimento" che tornavano dopo quel che ho poi visto e sentito su internet (e NON, sottolineo, in tv), roghi di bandiere, scontri con la (molta) polizia etc. Tornavano cantando una qualche loro strofetta su Cota che non parlava più, sventolando il facsimili delle banconote da 100 euro tirati poco prima ai cislini, tutti con le loro magliette nere, guardati da tutto il resto del corteo (qualche decina di migliaia di persone) con indifferenza e senza un filo di condivisione: non ho sentito un solo applauso, un solo 'bravi'. Come vivessero in un un mondo loro. Autoreferenziali, militari, gente che visibilmente è convinta di avere verità in tasca e che se le spende a piacimento. 
    Tutti vestiti uguali, di nero, purtroppo tanti, ancor più purtroppo  giovani e giovanissimi: a testimonianza del fatto che quando la poltica seria non dà risposte – cari compagni dirigenti e quadri rampanti del PD, di FDS, di SEL, che pensate che far politica sia mettere bandierine sulle carte delle poltrone, sia vincere primarie, sia la governance, siano i vostri idioti scontri di cosca per la supremazia interna, pensateci ogni tanto, fra un turno elettorale e un tavolo di coalizione: e chi lo scrive è iscritto a uno dei vostri partiti -  quando la politica seria non dà risposte, fnisce per consegnare intere generazioni ad altro, a una politica che è sballo sotto altre forme.

    Ho sentito un tanfo fastidioso, come del peggio degli anni Settanta, per di più a due passi da uno dei luoghi simbolici di quel che sono stati QUEGLI anni Settanta, l'"Angelo Azzurro" che stava proprio lì vicino, sotto i portici di via Po. Penso che a quelle centinaia di ragazzi, gli anni Settanta non glieli abbia seriamente raccontati nessuno; ed è una lezione che se non la si digerisce provoca pessimi effetti. Per sè stessi e per gli altri: perchè il conto degli imbecilli di allora non lhanno pagato solo loro lo abbiamo pagato, o stiamo pagato e ancora a lungo lo pagheremo noi; quelli che negli anni Settanta non coltivavano il mito dela spallata e che vivevano il loro essere a sinistra già lontano dalla convinzione che lo scontro si vincesse in piazza. E che avevano ben presente che tanto meno si sarebbe vinto ammazzando magistrati, carabinieri, guardie di custodia, e finendo per ammazzare compagni, per fare i boia dei Tobagi, dei Casalegno e dei Rossa.

    In definitiva: erano davvero brutti. Brutti, cupi, spiacevoli: l'immagine vivente ed operante della sinistra che NON vogoliamo, che NON vogliamo essere, con la quale NON sentiamo di avere niente a che fare. Della sinistra che non solo non vincerà mai, grazie al cielo, ma che soprattutto non ha niente da dire, niente da condividere, nessun apporto positivo da dare, e nella quale il menare le mani serve essenzialmente a coprire un vuoto desolante di elaborazione. Gente funzionale alle strategie del potere, non a quelle della costruzione di una società più giusta e più libera.
    In Sardegna pochi ce ne sono grazie al cielo; e quindi forse male non è ogni tanto ripassare che esistono, come sono e cosa fanno: per ricordarci che la sinistra che NON siamo e quel che NON vogliamo non è solo quella di Veltroni e di D'Alema, la sinistra dei marchionnisti sulla pelle degli altri.

    Aldo Borghesi 

  4. 23 Maggio 2011 a 19:36 | #4

    RICAMBIO I SALUTI . Salvatore.

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