Giorno della Memoria in Sardegna: le iniziative dell’ISTASAC e dell’ISSRA

ISTASAC - Istituto per la Storia dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea nella Sardegna centrale

Nuoro


Diffondiamo il calendario delle iniziative per il Giorno della Memoria cui partecipa l’ ISTASAC, rivolgendo un cordiale invito alla partecipazione.

 

Giovedì 26 gennaio 2012

GAVOI

Salone parrocchiale, ore 10

L’Aktion T4 – il progetto di eutanasia nazista (lezione di Marina Moncelsi)

 

Venerdì 27 gennaio 2012

NUORO - Auditorium ITC Chironi

ore 11:30: Incontro con gli studenti (interventi di Marco Palmieri, Marina Moncelsi, Aldo Borghesi)

ore 18:00:  Presentazione del volume Gli Internati Militari Italiani di Mario Avagliano e Marco Palmieri (Einaudi). Presenta Marina Moncelsi; coordina Aldo Borghesi; partecipa Marco Palmieri.

 

Sabato 28 gennaio 2012

MACOMER

Liceo Galileo Galilei, ore 11:00: Incontro con gli studenti (interventi di Marco Palmieri, Marina Moncelsi,Aldo Borghesi).

CAGLIARI

La Feltrinelli point, via Paoli 19, ore 18:00: Per non dimenticare…. Marco Palmieri presenta Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici italiani 1943-45 (Einaudi). Interverranno: Luca Lecis e Aldo Borghesi.

ALGHERO

Chiesa del Carmelo, ore 20:30 – Ricordare per non dimenticare (Marina Moncelsi; Coro matilde Salvador di Alghero; Coro Iddanoa di Villanova Monteleone; Emma Gobbato; Quintetto d’Archi di Sassari); ingresso libero.

 

Domenica 29 gennaio 2012

ILLORAI

Ore 11:00 Sala consiliare del Comune: Manifestazione per il Giorno della Memoria (Interventi di  Marco Palmieri , Marina Moncelsi e Aldo Borghesi).

ALGHERO

Ore 19:00, Sala del Liceo Classico: Presentazione del volume Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici italiani 1943-45 (Einaudi); interventi di Marco Palmieri e Aldo Borghesi.

 

Lunedì 30 gennaio 2012

TULA

ore 9:00:Realizzazione di un roseto in memoria dei  20 bambini della Scuola di Bullenhuser Damm;

ore 10:00, Scuola media: lezione sul Giorno della Memoria (Aldo Borghesi).

CASTELSARDO

Scuola Media: Concerto per il Giorno della Memoria e intervento di Marina Moncelsi.

 

Sabato 4 febbraio 2012

OLIENA

Biblioteca Comunale: Marina Moncelsi presenta il volume di Pino Pelloni, Il tramonto dei giusti. I crimini di guerra e le resistenze europee al nazifascismo (Ethhos).

 

Sabato 11 febbraio 2012

NUORO

Ore 11:00, ITC Satta: Incontro con gli studenti e presentazione del volume autobiografico di Giuseppe Solinas, Internato Militare nuorese (Marina Moncelsi).

 

 

Segnaliamo inoltre le iniziative cui collabora l’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia:

 Venerdì 27 gennaio 2012

QUARTU SANT’ELENA

Ore 8:45, Aula consiliare del Comune: manifestazione organizzata dal Comune di Quartu S.E. in collaborazione con l’Associazione sardo-israeliana; relazioni di Walter Falgio, Testimonianza sulla Resistenza al Nazifascismo e su Nino Garau partigiano sardo e Mario Carboni, Sulle leggi razziali, Emilio Lussu il resistente sardista e Vittorio Tredici uno dei sardi Giusto fra le Nazioni.

CAGLIARI

Ore 15:30, Facoltà umanistiche, Aula magna del Corpo aggiunto: incontro di riflessione e dibattito su Il Ghetto di Varsavia. Una storia per il futuro (Francesco Atzeni, Donatella Picciau, Luisa Maria Plaisant, Enzo Collotti, Pupa Garribba, Francesco Bachis).

 

Appuntamenti Sassari / Costruire una Regione

Comune di Sassari
Coilibrì
Libreria Internazionale Koiné


Daniele Sanna presenta il suo libro

COSTRUIRE UNA REGIONE
Problemi amministrativi e finanziari nella Sardegna dell’autonomia (1949-1965)

(Carocci, 2011; prefazione di Gian Giacomo Ortu)

Intervengono:
Gianfranco Ganau
Gian Giacomo Ortu
Sandro Ruju

Coordina
Walter Falgio

Lunedì 23 gennaio 2012, ore 18:00
Archivio Storico Comunale
via dell’Insinuazione – Sassari

Dove è finita la nonviolenza?

Il movimento che si richiama all’esperienza di Gandhi e fondato in Italia cinquant’anni fa da Aldo Capitini ha ancora qualcosa da dire alla riflessione politica contemporanea. ll rapporto con la religione
di Luca Rolandi, La Stampa.it, 22.01.2012

La nonviolenza ha perso oppure, nel lungo periodo storico, attraverso nuovi interpreti potrebbe insegnare ancora prospettive di convivenza civile agli uomini della società post-moderna e ipertecnologica. A cinquant’anni dalla nascita del movimento italiano a che punto è la sensibilità su un concetto di vita che appassionò migliaia di giovani tra gli anni Sessanta e Settanta e che oggi segna il passo. Se il 24 settembre 1961 su iniziativa di Aldo Capitini, il padre della nonviolenza in Italia, si marciava per la prima volta da Perugia ad Assisi in nome della pace, quattro mesi più tardi nel gennaio 1962, con un documento ufficiale, dalla sua Perugia, il filosofo liberalsocialista indicava nel movimento non-violento per la pace il luogo dove “aderiscono pacifisti integrali, che rifiutano in ogni caso la guerra, la distruzione degli avversari, l’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica. Il movimento – concludeva l’appello manifesto – prende iniziative per la difesa e lo sviluppo della pace e promuove la formazione di centri in ogni luogo”. All’inizio degli anni Sessanta vi erano in Italia quattro realtà: il centro costituito da Capitini, una sezione del WRI (World Resisters’ International) e il Movimento Internazionale della Riconciliazione (Mir), sezione italiana della International Fellowship of Reconciliation e infine il Centro studi di Partinico fondato e animato da Danilo Dolci. I movimenti giovanili guardavano con interesse, sempre crescente la radicalità della proposta capitiniana. Il Partito radicale aderiva ufficialmente al WRI, la Lega degli Obiettori di Coscienza e quella sul Disarmo Unilaterale, erano il ponte verso il dialogo con la sinistra e i movimenti giovanili. Il pensatore perugino aveva cercato di trasferire le idee gandhiane in funzione nazionale con una serie di adesioni nel mondo della cultura, della politica e della religione; da Norberto Bobbio a Giovanni Arpino, da don Lorenzo Milani a padre Ernesto Balducci. La lotta per l’affermazione dell’obiezione di coscienza il traguardo possibile verso una società diversa e “aperta” secondo la visione di Capitini.

In questi giorni, i “reduci” di quello che ancora oggi è l’arcipelago nonviolento si riuniscono a Verona per rilanciare un movimento afasico che ha attira sempre meno adesioni tra le nuove generazioni. Il primo relatore del congresso Goffredo Fofi, saggista e critico, ricercatore delle ragioni delle minoranze precisa: “La nonviolenza non può oggi che venir portata avanti da minoranze di “persuasi”, il cui esempio (la disobbedienza civile) dovrebbe riuscire a mobilitare altri e numerosi. Proprio perché il mondo è sempre più violento, e sempre più sembra destinato a diventarlo, la nonviolenza e la disobbedienza civile (e aggiungo: le forme dell’autorganizzazione di base e dal basso, il mutuo soccorso tra i più colpiti dalle crisi e dall’esclusione sociale) mi sembrano siano temi e iniziative di grandissima attualità, e me ne aspetto – insieme all’aumento della barbarie… – e me ne auguro una rinascita e una nuova stagione”. “Anche se non vengono molti segni di vitalità dai gruppi nonviolenti storici e consolidati – aggiunge il direttore de “Lo Straniero” – “che sembrano piuttosto fermi e che non sono in grado di affrontare la novità dei tempi portando avanti e attualizzando le posizioni tradizionali, sono convinto che una ripresa della nonviolenza sia inevitabile, una necessità di cui molti stanno già rendendosi conto, se c saprà portare avanti forme nuove o rinnovate di disobbedienza civile.

Su questo punto avverto un grave ritardo delle chiese cristiane in fatto di teoria e pratica della nonviolenza”. “In cinquant’anni sono cresciute molto le ricerche sul metodo nonviolento per la risoluzione dei conflitti” – afferma il professor Nanni Salio, fisico di scienziati contro la guerra e soprattutto animatore del movimento nonviolento a livello internazionale – “la letteratura è vasta e di altro profilo il contributo di intellettuali e teorici come Giuliano Pontara, Johan Galtung e soprattutto Gene Sharp dal quale hanno tratto ispirazione molte delle componenti delle mobilitazioni della primavera araba in particolare in Tunisia ed Egitto. Paradossalmente l’arretramento è avvenuto sul piano politico – sottolinea Salio- “Oggi scarseggiano gli interlocutori e il movimento non ha più l’eco degli anni Settanta e Ottanta. Anche se ci sono una serie di movimenti Occupy Wall Street e gli Indignodos che in un certo senso sono esempi di lotta almeno pragmaticamente nonviolenta”. “Inoltre” – termina Salio – “ Anche se il movimento nonviolento è rimasto una nicchia sul piano numerico anche per una scarsa qualità organizzativa, vi sono anche esempi di pratiche realizzate di difesa nonviolenta, poco note, come la rete dei corpi civili di pace costituita da gruppi in Italia e all’estero, che agiscono con risorse limitatissime in situazione di conflitto armato intervenendo con metodologie di lotta nonviolenta per esempio in Palestina, Kosovo e in Sri Lanka”. Enrico Peyretti, insegnante, giornalista e studioso della nonviolenza afferma “Esiste un problema di immagine negativa del termine nonviolenza, che induce l’opinione pubblica a considerarla come una dimensione di arrendevolezza. L’accusa nei confronti dei nonviolenti è di essere poco realisti e di compiacersi troppo della propria utopia. Si tratta di una critica ingenerosa nulla di più lontano dalla teoria e pratica promossa e attuata da Gandhi e dai suoi seguaci. La nonviolenza non è rassegnazione o vacazione al martirio, al contrario tentativo di risoluzione dei conflitti umani in modo disarmato. Essa è entrata nella dimensione anche religiosa in modo molto più ampio e concreto rispetto al passato, anche se i fondamentalismi minano questa prospettiva. Dal punto di vista politico ho l’impressione che la nonviolenza segni il passo. In un certo senso i nonviolenti si separano dalle proteste di ogni genere disposte a tutto (dai movimenti antiglobalizzazione alle violenze di Roma alla manifestazione degli indignati dell’ottobre scorso). Se ci fosse più ascolto della sostanza della ricerca nonviolenta credo che non si rifiuterebbe e porterebbe nuova linfa ai coloro che si sforzano di pensare percorsi sociali e politici globali”.
Sul rapporto religione e nonviolenza, lavora il professor Alberto De Sanctis, dell’Università di Genova che nel suo recente “La fede ribelle” scrive “si è spesso trascurata la rilevanza di una critica religiosa del potere – anche di matrice cattolica – che ha svolto invece una funzione sociale e politica importante. Proprio muovendo da presupposti religiosi, questa critica ha saputo contrastare il potere, ogniqualvolta abbia rivestito i panni del totalitarismo e dell’autoritarismo. Anche se oggi da un lato assistiamo ad un disordinato ribellismo e dall’altro si avverte la mancanza una profezia delle fede che sia lievito nella società”. “La scelta tra violenza e nonviolenza concerne pertanto l’umanità che si intende promuovere. Si desidera un’umanità in cui il dissenso induce alla soppressione – anche fisica – di chi la pensa diversamente? Oppure un’umanità in cui la dimensione del conflitto e finanche l’aggressività possano svolgere una funzione costruttiva, perché capaci di situarsi all’interno di una relazione, che perdura, oltre lo scontro e il conflitto? D’altro canto, ciò si ripercuote in un modo di costruire la politica come frutto di relazione, che decreterebbe il definitivo superamento di un modo di pensare la politica come scissione con l’etica, come divorzio con quella stessa morale, che i singoli sono chiamati ad osservare nella propria vita privata. Tale elemento mi pare quanto mai attuale in un periodo in cui il distacco tra la politica intesa come privilegio di casta e la vita e la sofferenza quotidiana di milioni di persone si fa palese”.

Chi pensa positivo, ma non potrebbe che essere altrimenti, è Mao Valpiana, il presidente del Movimento Nonviolento in Italia e direttore della rivista “Azione Nonviolenta” “Sono stati fatti progressi e il bilancio è positivo, anche se restano molte insufficienze. Oggi la nonviolenza è una spina nel fianco con il quale il potere deve fare i conti, per decenni, in Italia, è stata totalmente ignorata e in alcuni casi addirittura ridicolizzata. Negli anni Settanta era stata anche osteggiata. Ma già nel dopoguerra Aldo Capitini, che non ebbe la possibilità di dare il suo contributo alla Costituente, diceva che, dopo la ubriacatura dei totalitarismi bisognava rieducare le nuove generazioni a parlare ed ascoltare. Da allora molto è cambaito. La nonviolenza si manifesta e vive non solo negli obiettivi da raggiungere ma anche nel metodo che si sceglie di fare le proprie battaglie. E questo è motivo di confronto e anche dissenso nei confronti di molti movimenti sociali che oggi operano nella società. C’è un legame profondo tra il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza, le migliaia di giovani che hanno scelto il servizio civile come alternativa culturale al modello militare, le campagne degli anni Ottanta sulla riduzione delle spese militari e i movimenti sociali per i diritti di oggi. Sono gli interlocutori politici a latitare: dopo i radicali negli anni Settanta, i Verdi degli anni Ottanta e la svolta nonviolenta dei comunisti di Bertinotti, oggi si fatica a dialogare fuori dai movimenti” “Al congresso di fine gennaio – dice Valpiana – abbiamo deciso di rilanciare la campagna sul disarmo come elemento comune d’impegno dal punto di vista economico con la riconversione in investimenti per l’ambiente, il sociale globale e la sicurezza, per depotenziare le forti tensioni e rilanciare i temi della cooperazione, l’accoglienza e il dialogo interculturale.

Sulle prospettive prevale il realismo scettico di Fofi: “La nonviolenza segna il passo laddove considera più importante una pratica di perfezionamento individuale o di gruppo che l’incisività sociale e politica delle sue tante possibili dimostrazioni. In particolare la pratica della disobbedienza civile, che Gandhi considerava connaturata alla nonviolenza, e sua espressione pratica, va considerata come strumento di mobilitazione di singoli e di gruppi in grado di trascinare più persone ad influire radicalmente sul cambiamento della società. Si parla troppo poco, in generale, di disobbedienza civile, anche se oggi rivestirebbe un ruolo fondamentale in ogni società e di cui – altrove, per esempio a New York o in Spagna – si sono avute di recente grandi dimostrazioni”.

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Appuntamenti Italia/Concerto con Pino Masi

A TUTTI I CIRCOLI GIUSTIZIA E LIBERTA’

Carissimi, ricevo dagli amici della Fiap Valbormida e dal Circolo G.L. di Savona il presente invito che Vi inoltro. Un caro saluto.

Vittorio Cimiotta

Appuntamenti Sassari/ Lectio magistralis del prof. Carlo Smuraglia

ANPI

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

COMITATO PROVINCIALE SASSARI

Costituzione e Lavoro

Lezione Magistrale

del professor

 Carlo Smuraglia

Presidente Nazionale ANPI


Giovedì 19 Gennaio 2012, ore 16.00

 Aula Magna dell’Università di Sassari

 

Programma dell’iniziativa:

Ore 16.00                   presentazione a cura dell’ANPI di Sassari

Ore 16.10                   saluto del Rettore Professor Attilio Mastino

Ore 16.30                   lezione magistrale del Professor Carlo Smuraglia

Ore 17.30                  dibattito

Ore 18.00                  replica e conclusioni

L’iniziativa è aperta a tutta la cittadinanza con particolare riguardo verso i giovani, studenti, studentesse e non solo.

L’ANPI è convinta che, nel particolare momento attraversato dall’Italia, con una gravissima crisi economica e sociale che colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione e fra queste i giovani, debbano essere forniti tutti gli strumenti utili a costruire e sviluppare quello spirito critico necessario per comprendere e giudicare le complesse vicende del Paese.

La difesa e l’attuazione della Costituzione e in particolare dell’articolo 1 rappresentano la premessa per qualsiasi prospettiva futura.

Per info: anpisassari@hotmail.it

Ricordiamo Giorgio Bocca, partigiano di Giustizia e Libertà.

La grande caccia all'Azionismo 
di Giorgio Bocca, La Repubblica, 18 novembre 1999

L'ANTICOMUNISMO senza comunisti è superato in livore e ossessione solo dall'antiazionismo senza azionisti, ultimo un intervento di Giuliano Ferrara su "l'Unità", una sorta di esorcismo contro il demonio che continua ad aggirarsi per l' Italia. Sono passati cinquantaquattro anni dalla caduta del governo Parri che segnò la fine della brevissima avventura politica del Partito d'Azione, ma l'azionismo resta un partito centrale della politica italiana: un partito virtuale, in gran parte immaginario, l'opposto di tutti i vizi e le debolezze secolari della nazione, di una virtuosità giacobina, estranea alla cultura clericale del paese, di fronte a cui anche i suoi vecchi militanti si sentono impari: ma davvero eravamo un partito di vipere come diceva Giannini il fondatore dell' Uomo qualunque del professor Codignola? Un partito di incorreggibili sovversivi come dicevano di Riccardo Lombardi e di Emilio Lussu i liberali? O più semplicemente gli eredi delle minoranze laiche, illuministe, repubblicane, riformiste fatte regolarmente a pezzi dalle restaurazioni borboniche o papaline, una minoranza scomoda in un paese diviso fra guelfi e ghibellini?

L'avventura politica del Partito d' Azione fu breve, resa possibile forse solo dall'anomalia della Resistenza, un periodo corto e così eccezionale da permettere la guida delle élite sulle masse, dell'utopia sulla realpolitik, della progettazione riformista sulla conservazione del vecchio stato. La grande maggioranza dei partigiani di Giustizia e Libertà sapeva poco o niente dei fratelli Rosselli e di Gobetti, delle due anime del partito, diviso fra il moderatismo di La Malfa e il giacobinismo di Lussu ma gli andava bene la voglia di modernizzare il paese, di toglierlo dalle dipendenze clericali, cattoliche o comuniste che fossero; gli andava molto bene e questo era il cemento che li univa, la affermazione di una politica etica, sottratta ai peggiori commerci elettorali, a una accettazione acritica della democrazia; per una democrazia forte capace di difendersi, di cui Leo Valiani era il più deciso sostenitore.

Che si trattasse di una avventura breve lo si era già capito nella primavera del '45 quando gli italiani tornarono a fare la fila per iscriversi ai vecchi partiti socialista o cattolico, dandogli milioni di voti alle prime elezioni e trascurando questo partito nuovo dal nome strano "di azione", infelice nome che poteva ricordare l'attivismo, l'interventismo fascisti. La diaspora degli azionisti fu rapida dopo il congressso del febbraio '46 che ne segnò il dissolvimento: alcuni tentarono di sopravvivere in nuove formazioni politiche effimere, altri passarono nel Partito socialista o repubblicano ma restandovi sempre in certo modo come corpi estranei. Il loro merito, la ragione per cui l'azionismo senza azionisti è ancora così odiato e temuto è che rimasero nella memoria e spesso nella fantasia come i portatori di una eresia, di ciò che il paese rassegnato a volte sembrava desiderare ma che poi, come spaventato, rifiutava: la politica non disgiunta dalla etica, la indipendenza da ogni potere clericale, la cura della società. Che resta dell'azionismo? Quanto basta per essere odiato. 

Resta lo stupore, la incredulità di fronte a certi spettacoli della restaurazione: tutti quei ministri e notabili della repubblica "nata dalla Resistenza", ma neppure il suo presidente se ne ricorda, che vanno in piazza San Pietro ad ascoltare genuflessi gli ultimatum di un pontefice che fa il suo mestiere di integralista; e questa politica che per il terrore che ha dell'etica, predica ogni giorno a destra come a sinistra l'assoluzione generale, Tristano Codignola era una vipera per il qualunquista Giannini, Lombardi e Foa dei giacobini, l'intero partito una minoranza che tentava una fuga in avanti. Però meglio sconfitti che vincitori se i vincitori hanno prodotto i personaggi contemporanei che non hanno ritegno a dare di sé pubblico e disgustoso spettacolo: ex ministri che pagavano con le tangenti in un anno un conto in albergo di mezzo miliardo, che facevano sparire i miliardi dei "conti protezione" e ora chiedono che gli si restituisca la dignità e l'onore. Ma dignità e onore ognuno se li guadagna da sé, non li aspetta da una amnistia. 

C'È evidentemente in questo paese un azionismo che dura, che spaventa, che è ancora di stimolo, di esempio a cinquantaquattro anni dalla sua morte, che forse resisterà anche al neo liberismo e alla globalità, qualcosa come fu il costume repubblicano nella Roma imperiale, lo spirito conciliare nella Chiesa di Andreotti e di Marcinkus. Allargare la definizione di azionista a tutto ciò che di pulito e di coraggioso sopravvive nella repubblica è una retorica, a cui gli azionisti si sarebbero opposti per primi. Ma anche se l'azionismo fosse solo un mito, una bella leggenda da cavalieri della tavola rotonda, se fosse solo una aspirazione, una affinità elettiva conserviamolo ringraziando i suoi molti nemici che con il loro odio sempiterno lo onorano, e lo perpetuano.

Appuntamenti Italia / Bologna, Anti-Risorgimento

ISTITUTO STORICO PARRI EMILIA ROMAGNA

in collaborazione con
Centro interuniversitario di ricerche sull’età contemporanea (Cirec)
Comitato di Bologna dell’Istituto per la storia del Risorgimento
Fondazione per le scienze religiose “Giovanni XXIII” di Bologna
Istituto provinciale per la storia del movimento di liberazione di Bologna (Isrebo)
Museo civico del Risorgimento di Bologna
Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara
 
 
presenta il convegno di studi
 
ANTI-RISORGIMENTO
DALLA CRITICA ALLA DELEGITTIMAZIONE
 
BOLOGNA
AULA PRODI
Dipartimento di Discipline storiche antropologiche e geografiche
Piazza San Giovanni in Monte 2
15, 16, 17 DICEMBRE 2011

 
 
 
Sotto l’Alto Patronato della
PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
 
e con il patrocinio di
Comune di Bologna
 
 
15 dicembre
ore 15-18
 
Saluti
Introduzione
 
L’ANTI-RISORGIMENTO OGGI
 
Massimo Cattaneo (Università di Napoli “Federico II”)
Il Triennio repubblicano 1796-1799: nuovi paradigmi storiografici e revisionismi
 
Luigi Ganapini (Università di Bologna)
Non praevalebunt. Ovvero: qualche volta ritornano
 
Giuseppe Lupo (Università Cattolica di Milano)
La letteratura antirisorgimentale 
 
Maria Pia Casalena (Università di Bologna)
Editoria e revisionismi nel XXI secolo
 
Discussant: Mariuccia Salvati (Università di Bologna)
 
 
16 dicembre
ore 9-13
“Rivoluzione passiva” E “rivoluZione mancata”
tra storiografia e polemiche
 
Angela De Benedictis (Università di Bologna)
La sicurezza interna della Repubblica tra Cispadana e Italiana (1798-1802)
 
Antonino De Francesco (Università Statale di Milano)
Il 1799 nella cultura politica dell'Ottocento italiano
 
Giuseppe Carlo Marino (Università di Palermo)
Contesto e vitalità del paradigma gramsciano
 
Discussant: Luca Mannori (Università di Firenze)
 
 
 
 
ore 15-19
Culture di opposizione,
DELEGITTIMAZioni, APPROPRIAZioni
 
Saretta Marotta (Fondazione “Giovanni XXIII” di Bologna)
Cattolici "soci fondatori"? il dibattito sulla partecipazione alla vita dello Stato unitario
(1860-1886)
 
Carmine Pinto (Università di Salerno)
Due patrie opposte: la nazione nella memorialistica meridionale (1860-1880)
 
Simon Levis Sullam (Università di Venezia)
Mazzini e il fascismo: influenza o uso politico?
 
Discussant: Fulvio Cammarano (Università di Bologna)
 
 
17 dicembre
ore 9-13
La crisi deiparadigmi interpretativi:
Primo e Secondo Risorgimento
 
Roberto Martucci (Università del Salento)
L’invenzione dell’Italia unita tra storia e storiografia
 
Angelo Varni (Università di Bologna)
Il Secondo Risorgimento tra storia e storiografia
 
Roberto Balzani (Università di Bologna)
L’antirisorgimento nel discorso pubblico repubblicano
 
Discussant: Fiorenza Tarozzi (Università di Bologna)
 
 
ore 15-17
TAVOLA ROTONDA
 
Discutono:
AUGUSTO BARBERA
SIMONETTA FIORI
PAOLA GAIOTTI DE BIASE
ILARIA PORCIANI
MAURIZIO RIDOLFI
 
Presiede: ALBERTO DE BERNARDI
 
 
 

Organizzazione e info:
Luca Pastore: luca.pastore@istitutoparri.it
Maria Pia Casalena: mariapia.casalena@unibo.it
 

Appuntamenti Sardegna / Abbasanta, Lussu e la Brigata Sassari

Un incontro ad Abbasanta su Emilio Lussu e la Brigata Sassari

Interventi di Giuliano Chirra e Aldo Borghesi
Coordina Sandro Dessì

Sabato 26 novembre 2011 – ore 17.30
Spazio Agorà

Appuntamenti Sardegna / Cagliari, il PSI dall’opposizione al centrosinistra

Università degli Studi di Cagliari
Dipartimento di studi storici, geografici e artistici
Fondazione Banco di Sardegna

 
Presentazione del volume
 
II partito al bivio
ll PSI dall’opposizione al governo (1953-1963)

di Gianluca Scroccu


 

Intervengono
 
ANTONELLO ARRU
FRANCESCO ATZENI
MARCO GERVASONI
FRANCO MANNONI
 
 
Martedi 22 novembre 2011 – ore 16,30
Aula Magna delle Facolta Umanistiche (II Piano)
Via Is Mirrionis,1 – Cagliari

Appuntamenti Sardegna / Cagliari, ricordi del Risorgimento

ANEB
Associazione Nazionale Educatori Benemeriti 

Celebrazioni per il 150. Anniversario dell'Unità d'Italia 

 

Ricordi del Risorgimento a Cagliari 

Conferenza di Paolo Bullitta


Monumento funebre al garibaldino Enrico Sarpieri. Cagliari, Cimitero Monumentale di Bonaria
(La foto è tratta da Sardegna Digital Library) 

 

martedì 22 novembre 2011, ore 17
Salone Società degli Operai
via XX settembre, 80 – Cagliari